È un buon anno per Capcom: il successo di Resident Evil: Requiem, la sorpresa di un titolo da giocare e rigiocare come Pragmata, e ora il ritorno di una saga storica come Onimusha, con il primo capitolo dopo vent'anni di attesa, intitolato Way of the Sword, capace non solo di rianimare un franchise videoludico, ma caricarlo sulle spalle di un protagonista iconico come Miyamoto Musashi.
Il gioco, uscite di recente per tutte le principali piattaforme, è un action piuttosto classico nella struttura, ma accompagnato da un'anima narrativa molto presente e soprattutto una costruzione del protagonista particolarmente curata, sia in termini grafici e di animazioni che nelle sfumature caratteriali che emergono mentre il giocatore lo guida nella sua lotta contro i Genma che hanno deciso di infestare Kyoto e dintorni.
La leggenda di Miyamoto Musashi
E non potrebbe essere altrimenti, avendo scelto un personaggio noto come Miyamoto Musashi come protagonista del nuovo Onimusha, una vera leggenda giapponese che richiedeva un trattamento particolare. Ma chi era esattamente Musashi? Vissuto a cavallo tra il 1500 e 1600, è stato sia samurai che scrittore, arrivando a eccellere in entrambi i campi diventando da una parte il più grande spadaccino della storia giapponese con il primo duello a soli 13 anni, dall'altra autore di testi importanti come Il libro dei cinque anelli. Una figura sfaccettata, complessa, leggendaria nel senso letterale del termine, perché tanto di quello che ci arriva di lui è ammantato nel mito e arriva da storie irreali emerse dopo la sua morte, che sono andate a completare una biografia frammentata.
Quel che è certa è la sua preponderanza nell'immaginario nipponico, che l'ha reso protagonista di tanti opere cinematografiche, interpretato anche da un'altra leggenda del secolo scorso come Toshiro Mifune, manga e anime... e ovviamente videogiochi, con comparsate in diversi titoli a cui Onimusha - Way of the Sword si va a unire in modo glorioso.
La via della spada e il disonore del guanto Oni
Siamo, ovviamente, nel Giappone feudale. Ucciso a tradimento da un'orda di creature infernali note come Genma, il samurai Miyamoto Musashi si risveglia nel regno dei morti, dove gli viene imposto il Guanto dell'Oni, un manufatto che gli restituisce la vita e gli dona poteri sovrumani, ma che ne decreterà la morte immediata qualora provi a rimuoverlo. Trasformato in un Onimusha, ovvero un guerriero prescelto per proteggere il confine tra i mondi, Musashi torna sulla Terra con la missione di purificare i santuari e assorbire le anime demoniache.
Guidato dal suo mentore Takamura, dall'apprendista Okuni e dallo spirito guida Shizuka Gozen, Musashi scopre che anche il suo storico rivale, Sasaki Ganryu, è risorto con un artefatto analogo. Ganryu, tuttavia, cede alla brama di potere e inizia a massacrare innocenti per accrescere la propria forza. La vera minaccia si rivela essere Minamoto no Yoshitsune, un leggendario Onimusha del passato caduto in disgrazia, che ha orchestrato gli eventi per spingere Musashi e Ganryu a raccogliere anime di ogni natura, con l'obiettivo di fonderle, forzare i cancelli dell'Oltretomba e ascendere a divinità in grado di riscrivere la realtà.
Gameplay classico, ma ottima storia
Musashi è la figura centrale di Onimusha ed è caratterizzato a dovere sia in quanto a design e animazioni che lo rendono un protagonista non solo carismatico ma anche credibile per come alterna ironia e durezza, leggerezza sopra le righe e quella profondità che il ruolo richiede. Il gameplay non aggiunge nulla di innovativo, perché, travolto da lutti e tradimenti, Musashi deve in definitiva imparare a padroneggiare la vera essenza dell'Oni che porta dentro di sé per affrontare i Genma e gli avversari di cui questo cammino tra i demoni è costellato.
Ma come è ben caratterizzato lui, con molte linee di dialogo per tratteggiarne le sfumature, altrettanto lo sono le figure che lo circondano e guidano, da Takamura a Okuni e Shizuka: pur con molto meno spazio del protagonista, riescono ad aggiungere sapore alla storia e al percorso di Musashi, rendendo questo viaggio nel Giappone feudale più ricco e compiuto.
Il cuore del Giappone del 1600 da difendere e purificare
Altrettanto protagonista è proprio l'ambientazione, perché le aree di Kyoto e dintorni in cui ci troviamo a muoverci sono rappresentate in modo da immergerci nel passato del paese del Sol Levante: le case in legno, le strade polverose, i riferimenti culturali così definiti e a fuoco, fanno sì che la narrativa del gioco vi si poggi con eleganza e cura, amplificando la valenza della storia di Onimusha che appassiona più di quella di tanti titoli action che ci è capitato di giocare.
È forse la cifra che Capcom sta decidendo di seguire, visto che qualcosa di simile ci era capitato anche con Pragmata qualche mese fa: un gioco in cui i combattimenti sono ovviamente preponderanti, con tutte le dinamiche di crescita ed evoluzione che ci si potrebbe aspettare, ma con un filo conduttore forte che ci permette di legarci ai personaggi, viverne le gesta e, perché no, anche emozionarci laddove necessario. Forse è l'equilibrio che spesso manca, tra titoli fin troppo narrativi e altri in cui la storia latita del tutto.
Conclusioni
Onimusha - Way of the Sword segna un ritorno solido e consapevole per uno dei franchise storici di Capcom. Pur senza rivoluzionare la formula ludica degli action in terza persona, l'opera compensa ampiamente le sue timidezze sul piano dell'innovazione con una scrittura di alto livello, una ricostruzione affascinante del Giappone feudale e un Miyamoto Musashi magnetico. Un capitolo che riscatta vent'anni di attesa e che saprà conquistare sia i nostalgici della saga che gli amanti delle grandi avventure a sfondo storico e mitologico.
Perché ci piace
- Miyamoto Musashi è carismatico, credibile e ben approfondito.
- Lore solida, dialoghi curati e personaggi secondari che arricchiscono l'avventura.
- La ricostruzione di Kyoto e del Giappone del 1600 garantisce un'ottima immersione.
Cosa non va
- Le meccaniche action non introducono elementi di vera innovazione nel genere.