Nouvelle Vague, intervista a Richard Linklater: “Un film universale”

L'autore ha realizzato un film-omaggio sul movimento cinematografico che ha cambiato la storia del cinema francese e mondiale.

Aubry Dullin e Richard Linklater sul set di Nouvelle Vague

Quando il regista texano Richard Linklater è arrivato lo scorso anno al Festival di Cannes, in concorso, con un film sulla Nouvelle Vague (di cui il titolo) e sulla genesi di un'opera monumentale come Fino all'Ultimo respiro di Jean-Luc Godard, in molti hanno parlato di audacia o coraggio. Realizzare un film in francese su un movimento che ha di fatto definito la cinematografia di un paese, è stata in effetti una sfida che Linklater ha superato con successo. Il segreto? Averla fatta per i fan, come lui.

Nouvelle Vague
Zoey Deutch e Guillaume Marbeck in una scena di Nouvelle Vague

Alla 20° Festa del Cinema di Roma che gli ha consegnato il Premio alla carriera, il regista ha infatti dichiarato: "io ho fatto questo film per come il mondo vedeva la Nouvelle Vague. Non l'ho davvero fatto, ma non ditelo ai francesi, per loro. L'ho fatto per il resto del mondo, per come noi vedevamo quei film: leggendo i sottotitoli, guardando un film francese. Quello che volevo fare era catturare che cosa "si provava" con la Nouvelle Vague. Quindi, se ai francesi piace, benissimo, ma non erano il mio pubblico principale".

Richard Linklater racconta Nouvelle Vague

Ha fatto molta ricerca sulla realizzazione di Fino all'ultimo respiro. Come se la immaginava, che cosa ha scoperto e imparato?

"Il mio rispetto per quel film è aumentato ancora di più dopo aver girato Nouvelle Vague. Lo conosco più di chiunque altro. Avevamo i report della macchina da presa, le foto di scena. È stato un lavoro ben documentato ed approfondito. Ci siamo resi conto di cosa riuscivano a fare in una sola giornata di set. C'erano giorni in cui si fermavano del tutto e ci siamo chiesti come avesse funzionato tutto. È incredibile, per lo più lavoravano molto in fretta e poi sono stati in quella stanza d'albergo per molti giorni. Si percepiva che stavano cercando qualcosa. E per tutti quelli che hanno lavorato su Nouvelle Vague, era importantissimo cercare di renderlo al meglio, provare a replicare ciò che avevano fatto allora, ottenere quel look, perché loro potevano anche semplicemente presentarsi per strada e girare. Noi invece abbiamo dovuto costruire tutto, l'estetica, le sensazioni. Loro non avevano un reparto costumi o un reparto scenografia o del suono. Noi sì, eccome. Avevamo perfino un reparto effetti visivi, di cui, allora, non avevano nemmeno sentito parlare".

La produzione del film

Le riprese di questo film sono durate solo 30 giorni. Come avete fatto a farlo sembrare davvero un film girato nel 1959?

Nouvelle Vague Cast
Aubry Dullin, Zoey Deutch e Guillaume Marbeck in una scena di Nouvelle Vague

"Rispetto a loro, abbiamo avuto 10 giorni in più per girarlo, ma abbiamo dovuto ricostruire molto, non potevamo semplicemente presentarci in un posto e girare. E poi Parigi oggi ha questi piccoli paletti lungo la strada, ovunque, li hanno aggiunti negli ultimi tempi. Questo ha reso tutto più difficile però è stato divertente. A tutti importava molto. Gli effetti visivi poi sono diventati così sofisticati: ne abbiamo utilizzati a centinaia, soprattutto per l'architettura e lo sfondo. È incredibile cosa si riesca a creare oggi. È un po' la magia del fare un film d'epoca. Sembra che tu stia costruendo, creando un mondo speciale, magico. A me piace girare film contemporanei ma quando giri film in costume, senti che ci vuole più impegno".

Il Neorealismo secondo Linklater

Siamo a Roma, il luogo in cui è nato il Neorealismo. Molti registi della Nouvelle Vague hanno dichiarato di essere stati influenzati dagli italiani. Lo ha percepito? Ha influenzato anche il suo cinema?

"La Nouvelle Vague non esisterebbe oggi se non fosse stato per il Neorealismo. Il cinema è una storia di piccole rivoluzioni. Nel dopoguerra, Rossellini, De Sica e tutti gli altri colsero quel momento e realizzarono film su quell'urgenza. In quel periodo c'era sempre un bel dialogo tra cinema francese e cinema italiano. La Nouvelle Vague nasce dal Neorealismo perché hanno dato vita alla loro versione di quell'approccio li, italiano. Solo che non era così "postbellico": era più legato alle loro vite, un cinema più personale.
Rossellini è il loro padrino".

Quanto è stato importante per lei scegliere, esclusa Zoey Deutch ovviamente, attori meno conosciuti, almeno dal cinema internazionale?

"Be', la sfida era trovare persone che assomigliassero a chi raccontavamo. È un film molto francese. Sapevo che ci sarebbero stati molti giovani attori francesi perfetti per le parti: bisognava solo trovarli. Abbiamo cercato per molti mesi ma quando poi li incontri, lo sai. Come quando è arrivato Aubry, io ho pensato: "Assomiglia molto a Belmondo", ma non era solo la somiglianza, era il suo atteggiamento, la personalità dell'attore".

Nouvelle Vague Momento Del Film
Zoey Deutch e Guillaume Marbeck in una scena di Nouvelle Vague

"E penso che il vantaggio dell'avvalersi di attori meno conosciuti è che tu puoi davvero pensare di essere lì. Se c'è un attore famoso, non pensi nemmeno per un secondo di essere in quell'epoca. Magari apprezzi quello che sta facendo, ma non vieni mai trasportato del tutto. Il cinema può creare quell'effetto magico per cui ti senti veramente trasportato. E mi ricordo sempre, com'era da bambino andare al cinema e poi quando accendevano le luci alla fine, il dovermi ricordare chi ero, della mia vita perché mi ero lasciato coinvolgere dal film. Da grande ti si attiva il cervello critico. Io sto però ancora cercando di creare potenzialmente quella sensazione. Quindi il mio obiettivo è portare chi guarda il mio film a dire: ""Ah, quella è Seberg e quelli sono Belmondo, Godard".Sono nel 1959".