Normal, recensione: Bob Odenkirk versione Ulisse vale la visione

L'attore, sempre più last action hero, ci mette la faccia e la firma nel film di Ben Wheatley che, rileggendo in modo non convenzionale l'Odissea, punta al più semplice dell'intrattenimento.

Bob Odenkirk in Normal

Normal di Ben Wheatley è esattamente il film che deve e vuole essere. Pare uscito dalle pagine di qualche romanzo americano, se non fosse che a scrivere la sceneggiatura c'è Derek Kolstad su soggetto, pensate un po', di quel fenomeno chiamato Bob Odenkirk, tra i pochi attori a cui voler spassionatamente bene. L'ex Saul Goodman ci mette la firma, oltre che la faccia. E non è poco.

Normal Scena Film
Odenkirk è Ulysses

Con una prerogativa: dietro l'apparente leggerezza a mano armata del film, c'è un'intelligente contro-lettura di Ulisse e dell'Odissea, certo filtrata attraverso una semplicità narrativa "dominata" dalla presenza di Odenkirk. In qualche modo l'attore, visto il precedente con i due film di Io sono nessuno (Nobody), che potrebbero essere considerati sulla falsariga di Normal, sta diventando sempre più il last-action-hero che meritiamo, e che contrasta un'epoca iper-attiva: è discreto, un filo malinconico, poco appariscente, meravigliosamente normale.

Normal, i baffi di Odenkirk e l'Odissea

Direte, che c'entra l'Odissea con Normal? Andiamo in ordine: il protagonista, guarda caso, si chiama Ulysses. Fa lo sceriffo ad interim in una sperduta e gelida città del Minnesota, Normal. Qualche multa, il caffè al bar, solita routine. L'agente è stato chiamato per sostituire temporaneamente l'ex sceriffo, morto in una situazione ben poco chiara.

Normal Scena Film Odenkirk
Una scena di Normal

Ulysses è un tipo abbastanza tormentato, vorrebbe ristrutturare il rapporto con l'ex moglie (altro indizio: si chiama Penny, come Penelope) che non gli risponde al telefono. Sembra non dar peso alle evidenti stranezze di Normal: sì perché dietro la placida quotidianità la cittadina è armata fino ai denti. Il motivo? È un'inconsueta roccaforte economica della yakuza. Una maldestra rapina in banca svela il segreto, facendo letteralmente esplodere la situazione.

Un film che punta all'intrattenimento

Tornando alle allusioni omeriche, lo stesso Kolstad ha ammesso che Normal funge da disfunzionale revisione: anche se non c'è il tema del viaggio, lo sceriffo di Odenkirk deve superare diverse sfide per ricongiungersi con sua moglie, districando la tela cospirativa che tiene in scacco la città. Un sintomo di quanto gli americani guardino spesso e volentieri all'Odissea (oltre Nolan, su tutti il capolavoro Fratello dove sei? dei Coen), prendendone spunto in modo non convenzionale. Dall'altra parte, Normal, fa quello che deve fare: intrattenere.

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Un momento action del film

Ci riesce? Diciamo di sì. Magari con un filo che eccede in un senso o nell'altro. Se la prima parte prosegue compassata, giocando sulle affascinanti atmosfere, la seconda affonda l'azione in modo fin troppo repentino, spaccando così la storia in due blocchi quasi distinti. Non un thriller-comedy nel vero senso del termine, piuttosto un ibrido che Ben Wheatley, regista di tutto rispetto, controlla al millimetro (cercando una chiara eleganza e raffinatezza), lasciando campo aperto all'unico, vero punto capace di fare la differenza. Quale? Ma ovvio, Bob Odenkirk. A costo di sembrare ripetitivi, Normal vale la visione solo per lui.

Conclusioni

Dopo Io sono nessuno, Normal dimostra ancora una volta quanto Bob Odenkirk sia a tutti gli effetti il last-action-hero moderno. Un tipo normale che affronta situazioni estreme, senza perdere calma e umorismo. Se la prima parte è fin troppo compassata, il film recupera grazie a una messa in scena elegante e raffinata, puntando a un intrattenimento che, alla fine dei conti, funziona.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Chiaramente Odenkirk.
  • Lo spunto.
  • L'idea di rivedere l'Odissea.
  • Regia raffinata...

Cosa non va

  • ...ma la prima parte è compassata.
  • Accavallamento repentino dei toni.
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