Noi, la recensione: un film horror che spaventa mostrandoci quello che siamo

La recensione di Noi: il regista premio Oscar si ripete e confeziona un film complesso e ricco di significati, ma stavolta l'horror non viene messo da parte.

RECENSIONE di 04/04/2019
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Noi: Lupita Nyong'o durante una scena

Cominciamo questa recensione di Noi con una premessa: nel genere thriller-horror si è costantemente alla ricerca di nuovi maestri, novelli Hitchcock, personalità che con i loro film possano continuamente e costantemente rivoluzionare un panorama cinematografico che, in realtà, già di suo è comunque in costante e incessante evoluzione fin dagli arbori. Jordan Peele è in questo momento il nuovo nome caldo, anzi caldissimo, che proviene dagli States anche se, paradossalmente, il suo curriculum parla chiaro: tra le tante commedie, l'unico horror che porti la sua firma o che possa anche solo vantare la sua presenza da attore è l'acclamato Scappa - Get out. Quell'Oscar alla miglior sceneggiatura originale però non è stato certo un caso, perché due anni fa Peele ha chiaramente dimostrato al mondo intero di avere molto da dire. Non tanto sul genere horror, ma più su Hollywood e sul cinema in generale, e molto probabilmente sull'epoca in cui viviamo.

Con questo Noi (Us), Peele torna ad essere nuovamente regista, sceneggiatore e produttore, confermando quanto di buono fatto precedentemente a livello tematico, ma al tempo stesso dimostrando anche che il cinema di genere è effettivamente nelle sue corde, e non soltanto una mera scusa per parlare d'altro. Insomma realizza un film horror vero e proprio, ricco di suggestioni e scene realmente spaventose, senza mai rinunciare però all'ironia che caratterizza il suo stile o alla volontà di voler raccontare un paese intero oltre che una semplice storia. Per questo motivo, e ancora di più ragionando sul fatto che si tratti di un'opera seconda, questo Us appariva come un progetto assai ambizioso e rischioso, forse perfino troppo per un giovane autore che aveva più da perdere che guadagnarci da un film del genere. Ma è proprio questo aspetto che lo rende un grandissimo film: non perfetto, non facile o per tutti i palati, ma sicuramente un grandissimo risultato per quello che, oggi, si conferma come un autore vero a tutti gli effetti.

Un horror vero, ma dalla trama di ricca di sorprese

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Noi: Madison Curry in una scena del film

Raccontare l'essenza della trama di Noi è semplice, molto più complesso è mettere per iscritto la moltitudine di elementi che compongono il film e che culminano in un finale bellissimo e per certi versi sconvolgente: perché la storia di Adelaide e della sua famiglia non parte, come ci faceva credere il trailer, dal ritorno nella casa d'infanzia in California che sono soliti utilizzare per le vacanze estive, ma ancora più indietro, negli anni '80, quando da bambina si allontanò dai genitori per quindici minuti e fece una sconvolgente scoperta. Saprete già, invece, che nel presente la famiglia di Adelaide deve vedersela con delle "copie" spaventose e letali di loro stessi: madre, padre e i due figli si trovano faccia a faccia con persone vestite di rosso quasi identiche a loro, ma più "rozze" e selvagge.

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Noi: Lupita Nyong'o, Winston Duke, Evan Alex, e Shahadi Wright Joseph in una scena del film

Raccontarvi come le due linee narrative si legano e perché vorrebbe dire spoilerarvi una delle tante sorprese del film, e in ogni caso non renderebbe giustizia all'ottimo lavoro di Peele in fase di sceneggiatura, perché Noi è un film complesso, stratificato, ricco di citazioni a film (horror e non solo) e simboli della cultura pop. Però, come dicevamo, è anche un vero e proprio film horror, e il regista dimostra una volta per tutte anche il suo grande talento dietro la macchina da presa confezionando non una una, ma tante sequenze affascinanti e memorabili, in grado di ipnotizzare lo spettatore, terrorizzarlo nel profondo (senza per questo mai ricorrere a facili mezzucci quali i jump scares) e soprattutto lasciandogli addosso un'angoscia e una sensazione di inquietudine destinata a perdurare anche dopo il termine della visione.

Il terrore in uno sguardo: un cast doppiamente spaventoso

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Noi: Lupita Nyong'o, Evan Alex e Shahadi Wright Joseph in una scena del film

Se andate quindi al cinema cercando spaventi ed emozioni forti, state pure tranquilli, perché qui di certo non mancano. Basteranno pochi sguardi delle "copie" a farvi gelare il sangue. E anche qui dobbiamo davvero applaudire il regista che grazie ad una direzione d'attori eccellente riesce a trasformare una tranquilla famigliola in qualcosa di molto molto inquietante. Poi, certo, al centro del cast di Noi c'è un'attrice straordinaria come Lupita Nyong'o, che non scopriamo adesso e di certo non ha scoperto Jordan Peele, ma oltre alla gigantesca interpretazione è soprattutto la cura dei singoli dettagli (tic, movimenti bruschi, sorrisi, sguardi, il tono della voce e il modo di esprimersi) che caratterizzano questi "mostri" e permettono loro di occupare un posto importante nell'iconografia horror contemporanea.

Un film ricco di allegorie e significati nascosti, ma con una missione ben precisa

È molto probabile però che un certo tipo di spettatore, soprattutto quello che ha già apprezzato Scappa - Get Out, decida di andare a vedere questo film perché non si accontenta di un "semplice" horror. Anche in questo caso è difficile, se non impossibile, che Noi possa deludervi. Potrebbe semmai spiazzarvi, offrirvi un qualcosa di diverso (e forse più complicato) di quelle che sono le aspettative iniziali, ma un film così ricco e volutamente esagerato è fatto proprio per far discutere, ma non dividere. Il rischio semmai è proprio quello di offrire talmente tante possibilità di analisi da far arrabbiare chi vuole sempre e comunque una soluzione, facile e pronta. Noi, da prodotto commerciale quale è, è costretto nella seconda metà a diventare un po' didascalico, ma per fortuna lascia nello spettatore abbastanza dubbi e margini di interpretazione.

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Noi: un primo piano di Elizabeth Moss

Che Noi sia una brillante allegoria della società contemporanea, non è difficile da intuire. Così come che si parli di indifferenza per gran parte della popolazione, del fallimento delle ultime generazioni e dell'incapacità di cambiare. Ma, passo dopo passo, il film continua ad aggiungere temi e contenuti, a volte perfino apparentemente contraddittori, che hanno un effetto esplosivo sullo spettatore che probabilmente era già lì, pronto sulla sua poltrona, per dire: "io lo avevo capito fin da subito". E invece il colpo di scena finale è spiazzante non tanto perché non ci puoi arrivare, ma perché diventa importante solo alla fine. E non cancella affatto il significato di quanto visto prima, ma semplicemente lo rafforza e lo ribalta.

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Noi: Winston Duke, Shahadi Wright Joseph in una scena del film

A molti tutto questo potrà sembrare troppo. Altri potranno dire che se in Get Out Peele aveva lavorato in modo chirurgico su una sceneggiatura che arriva dritta al punto, in questo caso invece ha esagerato, non ha capito dove fermarsi, ha sconfinato nel grottesco. Ma forse Noi è anche simbolo di un momento storico in cui si è capito che non si può più andare troppo per il sottile e non ci si può più preoccupare di essere buonisti ad ogni costo: per dare una scossa e un segnale forte, è forse opportuno anche esagerare nei toni, rompendo definitivamente certi schemi. In questo senso andrebbero interpretate anche le recenti "scandalose" dichiarazioni del regista in cui dichiarava di non volere attori bianchi come protagonisti, ma resta il fatto che ci troviamo davanti ad un autore che con due soli film all'attivo è già riuscito in parte a scardinare alcuni stereotipi e convenzioni di un'intera industria e che sta già attivamente ed effettivamente contribuendo ad un cambiamento storico. Adesso starà agli altri seguire e fare in modo che il cinema, anche di genere, continui a parlare di Noi.

Conclusioni

Tornando al discorso iniziale con cui avevamo aperto questa recensione di Noi, non pensiamo di avere trovato in Peele un nuovo maestro dell'horror o del thriller, ma solo perché i suoi film riescono ad essere molto di più che questo. A dirla tutta non siamo nemmeno tanto sicuri che la sua carriera lo porterà a fare altri film di questo stesso genere, ma l'impressione è di aver davvero trovato un regista cinefilo, sicuro di sé, con un'idea di cinema personale, significativa e niente affatto banale. Messa così, verrebbe da pensare a Tarantino, il che è sicuramente un gran complimento. Ma un complimento che un film come Noi si merita in pieno.

Movieplayer.it

4.5/5

Perché ci piace

  • La complessità della scrittura e della messa in scena di Peele: sorprendente, ricca, divertente e spaventosa al tempo stesso.
  • Lupita guida il cast in modo esemplare e con un'interpretazione (doppia) ricca e sfaccettata: ma gli sguardi della piccola Shahadi Wright Joseph rubano più di una scena.
  • Il film è un horror puro e old school, senza facili e inutili jump scares, ma con un twist finale davvero notevole. Al tempo stesso però è un film complesso, ricco di allegorie e temi complessi, non tutti di facile lettura...

Cosa non va

  • ... proprio questa ambiguità potrebbe irritare alcuni spettatori, anche se a nostro parere non inficia il pieno godimento di una pellicola che riesce ad avvincere dalla prima all'ultima scena.