Una cosa sempre evidente quando guardiamo le opere di grandi autori è la capacità di osservare e raccontare il mondo che li circonda, di cogliere i segnali e anticipare i tempi, in modo che i loro lavori risultino attuali al momento dell'uscita. No Other Choice è una conferma di questo, perché è un progetto immaginato molto tempo fa (vent'anni, da quanto racconta Park Chan-Wook nelle note di regia), ma capace di raccontare il difficile presente che viviamo in cui sentirsi dire che "non c'è altra scelta" è diventata un'amara consuetudine.

Lo spunto è arrivato al regista leggendo il romanzo The Ax di Donald E. Westlake, identificandosi con il protagonista e la sua passione per la carta. Una passione che lui provava, altrettanto travolgente, per il cinema, tanto da metterlo in totale sintonia con il personaggio. Un spunto che è rimasto lì e ha sedimentato, diventando l'opera compiuta, matura e originale che abbiamo apprezzato in una Mostra di Venezia numero 82 che ci sta sorprendendo con i primi titoli presentati.
L'amore di You Man-su per la carta
You Man-su, il protagonista di No Other Choice - Non c'è altra scelta, ha tutto: fa il lavoro che ama come specialista di carta con 25 anni di esperienza, vive un'esistenza tranquilla con la moglie e i due figli, ha tutto quello che desidera. Finché non arriva il colpo inaspettato, l'amara sorpresa che la vita a volte riserva: la sua azienda gli comunica il licenziamento senza preavviso. L'uomo è sotto shock, ma cerca comunque di rimettersi in piedi e trovare subito un altro lavoro per sostenere la sua famiglia e il suo stesso benessere, ma tra un colloquio e un altro passa un anno senza che appaiano sbocchi degni di nota sul suo cammino, tanto da rischiare di perdere la casa che ha acquistato con tanti sacrifici.

Che fare? È consapevole delle sue qualifiche, dell'esperienza che può mettere a disposizione, e si presenta alla porta della principale azienda del settore, la Moon Paper, finendo per essere umiliano dal caporeparto. È evidente che nel mondo della produzione della carta non c'è spazio, quindi non vede che un'unica possibilità da mettere in pratica: creare lo spazio di cui ha bisogno.
L'ossessione di You Man-su

La passione di You Man-su per la carta è totale, viscerale, tanto da diventare un'ossessione. Un qualcosa di positivo, un motore emotivo che diventa ragione di vita, ma che una volta disilluso scivola nella preoccupazione, diventa idea fissa, degenera nell'incubo. E questo porta spesso a scelte estreme, insensate e discutibili. È un sentimento che Park Chan-Wook comprende alla perfezione, perché è quello che prova per la settima arte ma che riesce a concentrare in un film lucido ed equilibrato, perfetto di una messa in scena solida ma mai fredda: il regista ci accoglie nel mondo di No Other Choice e ci guida lungo le svolte impreviste e tragiche della vita del suo protagonista, un bravissimo Lee Byung Hun, tenendoci drammaticamente sulle spine per quello che è il suo destino. Senza mai rinunciare a tener vivo quel barlume di speranza che permette a lui, e a noi, di continuare a respirare e proseguire il cammino di questa storia.
No Other Choice e un mondo senza speranza
Guardiamo il film e siamo colpiti duramente, perché è così realistico e concreto quel che accade al protagonista: perdere il lavoro vuol dire dover rinunciare a tenere in piedi il castello di carte della nostra esistenza, a una casa di cui si sta pagando il mutuo, ai piccoli lussi che ci concediamo, alle lezioni di tennis o qualunque altra attività ci piaccia svolgere. È così per You Man-su e la moglie Miri, ma sarebbe così per ognuno di noi, per questo il film colpisce e coinvolge, per questo ci parla con una splendida potenza.

E lo fa anche con i tempi e i modi di una messa in scena impeccabile, in cui Park Chan-Wook conferma la sua maestria con il mezzo, coerente con il suo approccio ma misurando gli eccessi senza mai strafare, conducendoci lungo il tragico percorso del protagonista alternando momenti più tesi ed estremi ad altri ironici o ancora capaci di un tenero affetto per i suoi personaggi. No Other Choice è la conferma di un grande autore che guarda avanti ai pericoli che le nuove tecnologie e gli sviluppi della nostra contemporaneità rappresentano per la nostra normalità e le nostre sicurezze, affidandosi al calore di qualcosa di antico, consolidato e puro come la carta e le nostre passioni per ricordarci dove andare a trovare certezze e speranza. Ammesso che ancora ci sia una scelta.
Conclusioni
Park Chan-Wook ci regala un altro grandissimo film, un altro tassello significativo di una filmografia già solida e ricca. Da grande autore qual è, coglie i segnali del presente e li convoglia in un racconto tragico e sofferto, che non rinuncia ai momenti più leggeri per spezzare la tensione. La sua maestria nella messa in scena accompagna il percorso di You Man-su gestendo alla perfezione tempi e modi del racconto, coinvolgendoci e rendendoci partecipi sia della sua passione che nella deriva che prende diventando ossessione.
Perché ci piace
- Il protagonista e l'empatia che riusciamo a provare per lui.
- La splendida regia dell'autore coreano.
- Il tema relativo ai cambiamenti del presente e i pericoli che rappresenta la repentina evoluzione tecnologica.
Cosa non va
- A voler essere pignoli, un paio di snodi della trama fanno più fatica. Ma sono inezie in un'opera riuscita e solida.