Completo nero e sneakers, incontriamo Nicolas Winding Refn in un albergo di Via Veneto, a Roma. Il regista danese ci accoglie con un sorriso, stringendoci la mano. Stringato ed essenziale. Refn, culto per innumerevoli cinefili cresciuti con il capolavoro Drive (ma non solo) è tornato in Italia per accompagnare l'uscita di Her Private Hell targato MUBI, che ha segnato il suo ritorno al cinema a dieci anni da The Neon Demon, e dopo l'esperienza nella serialità (prima Too Old to Die Young e poi Copenhagen Cowboy). Al centro una stilizzata metropoli inghiottita dalla nebbia in cui si muove una giovane attrice in cerca di suo padre. Sullo sfondo, le gesta di un killer chiamato Leatherman.
Her Private Hell: intervista a Nicolas Winding Refn
Refn, cosa rappresenta per lei la nebbia?
"La nebbia rappresenta il mistero. È una specie di liquido compresso inaspettato che bisogna quasi toccare per potervi passare attraverso, ma è sempre qualcosa che ti sfugge tra le dita.
È anche un'analogia del nostro stato d'animo?
"Credo che sia un buon modo di vedere la cosa. Sai, viviamo tutti in mondi offuscati in cui non riusciamo davvero a vedere ogni cosa, così diventa un mistero ogni volta che ci voltiamo".
Lei è amato per i colori al neon: il blu e il fucsia. Perché le piacciono così tanto?
"Beh, sono daltonico, quindi in realtà mi attraggono i colori estremi. Ci sono colori che non conosco e non so come si chiamino, ma riesco a percepirli. Quindi è una parte molto importante della mia narrazione, perché diventa un modo inconscio di raccontare una storia attraverso emozioni molto specifiche: passando da un colore all'altro si può davvero raccontare la Bibbia".
Cinema e serialità
La musica è importante nei suoi film. Come ha collaborato con Donaggio?
"Pino Donaggio è stato ingaggiato per comporre la colonna sonora ed è stato fantastico, al punto che, se non fosse per la sua musica, il film non avrebbe mai funzionato davvero. Tutto ruotava attorno all'opera che avrebbe scritto per il film".
Lei viene spesso a Roma. Le piacerebbe girare un film qui, o c'è troppa luce in questa città?
"No, al contrario. Penso che l'Italia sia un paese molto cinematografico. Inoltre, avete una delle più grandi tradizioni cinematografiche, quindi mi sento molto legato all'Italia".
Secondo lei, c'è ancora differenza tra cinema e serie TV al giorno d'oggi?
"Non proprio, perché in fondo sono solo dei grandi schermi, sai. Che tu guardi un film a casa o al cinema, è la stessa cosa. La differenza sta nell'esperienza collettiva, l'idea di recarsi consapevolmente in un posto per stare in compagnia di altre persone e vedere un film. Questo, credo, è qualcosa di davvero speciale, ed è proprio ciò che dobbiamo preservare".
Sta pensando di tornare alla serialità?
"Ci sono sempre un sacco di cose da fare. Le idee vanno e vengono, è sempre così... Potrei realizzare una serie animata, non lo so ancora".
La pressione secondo Refn
Her Prive Hell affronta anche il tema della pressione sul lavoro. Lei come gestisce la pressione?
"Faccio molti respiri profondi e cerco di mantenere una visione positiva, non arrabbiarmi mai e continuare semplicemente a spingere la pietra su per la collina. È come se dovessi credere in te stesso e in quello che fai, a prescindere da tutto. Anche se hai un dubbio, ti senti confuso o le cose non vanno per il verso giusto, devi comunque aggrapparti all'idea che, alla fine dei conti, troverai un modo per farcela".
Devo chiederglielo: dopo Drive e Solo Dio Perdona, cosa ha pensato quando ha visto Ryan Gosling nei panni di Ken in Barbie?
"Fantastico. Insomma, secondo me nel film è davvero divertente".