Her Private Hell: la "risurrezione" al cinema di Nicolas Winding Refn

A dieci anni da The Neon Demon, l'iconico regista di Drive torna al cinema trasportandoci nell'inferno privato di una giovane donna, nel suo controverso rapporto con un padre irraggiungibile. Con Sophie Thatcher e Charles Melton. In sala.

Sophie Thatcher in Her Private Hell

Da The Neon Demon sono passati dieci anni. In mezzo, il regista danese Nicolas Winding Refn ha fatto due serie per le piattaforme, Too Old to Die Young per Amazon e Copenhagen Cowboy per Netflix, un cortometraggio e due mostre con Prada. Poi c'è stato l'episodio che lui stesso considera uno spartiacque: venti minuti di morte clinica e un ritorno che descrive come "una seconda possibilità concessa da Dio".

Her Private Hell nasce da qui, un film che, in un mix di generi e con quella sua inconfondibile fotografia al neon, si muove in una metropoli di un futuro possibile, immersa in una nebbia rosa. Le vite di una giovane attrice, Elle (Sophie Thatcher) costretta a condividere un set con la sua ex amante, divenuta la sua matrigna (Havana Rose Liu), un soldato americano (Charles Melton) che cerca la figlia scomparsa e una figura minacciosa, il Leather Man, che si aggira nell'ombra della città, iniziano a convergere, oltre i confini tra passato e presente.A tenere insieme il tutto la colonna sonora di Pino Donaggio, che per volere di Refn costruisce una vera e propria opera.

Guidati dalle parole dello stesso regista, incontrato al Mubi Fest di Napoli, scopriamo la genesi di Her private hell e i suoi temi portanti, dal rapporto padre-figlia al giocare ad ingannare il tempo.

Morire e ricominciare

Perché dieci anni di attesa per un nuovo lungometraggio? Refn torna indietro a Cannes, ai giorni di Solo Dio perdona nel 2013, quando Netflix cominciava a produrre serie originali. "Ho capito subito che avrebbe cambiato tutto. Quell'accesso immediato attraverso la tecnologia, che nessuno pensava possibile così presto, all'improvviso era alla nostra porta. Dopo The Neon Demon ero arrivato al limite di quello che volevo fare con il cinema, e sono caduto nella tana del bianconiglio dello streaming. Ho fatto una serie per Amazon che ho amato girare, ma quell'ambiente non mi piaceva. Doveva esserci una serie per HBO, Maniac Cop, che non si è fatta. Poi Copenhagen Cowboy per Netflix: mi sono divertito a farla, ma non ho amato il mondo dello streaming".

Her Private Hell Scena Film
Sophie Thatcher in Her Private Hell

La svolta è arrivata con Prada, prima con una sfilata e poi con il cortometraggio Touch of Crude. "Era la prima volta che facevo qualcosa senza alcun desiderio di essere commerciale. Era come dipingere di blu un muro bianco, e non sarebbe mai più stato così bello. Perché continuare? Poi sono morto per venti minuti e sono tornato. È stato come se Dio mi desse una seconda possibilità, e ho capito che volevo ricominciare, e ricominciare voleva dire il cinema. Intanto lo streaming era diventato un contenuto algoritmico e generico. Funziona, e non lo critico, ma non lo trovo interessante: non credo che l'algoritmo faccia bene all'anima, ti consuma il tempo. E credetemi, quando torni dalla morte capisci quanto vale il tempo".

Da allora sono arrivate la mostra Satellites 1 a Tokyo, Her Private Hell e Satellites 2 a New York. "Per me il cinema non è più una cosa sola, è parte di tante cose. Grazie alla tecnologia, un'idea che prima era solo cinema può prendere tante strade diverse. Lo trovo affascinante. Vorrei vivere altri 25, 50 o 75 anni, ma non succederà. Mi rende triste, ma è la realtà".

Argento, Lynch e Park Chan-wook

Her Private Hell naviga fluidamente dentro thriller, fantascienza, horror e melodramma. Per Refn non è una scelta di stile ma un'idea su come oggi guardiamo le immagini. "I social media hanno abbattuto le barriere che c'erano prima. Tutti noi li viviamo come un'esperienza uno a uno. Io volevo fare un film che fosse fantascienza, thriller, horror, comedy camp, simbolismo, opera e melodramma, tutto insieme. Così ogni cosa è diventata un elemento. Mi è tornato in mente quando arrivai in America a otto anni e scoprii la televisione. Poter cambiare canale e trovare ogni volta qualcosa di diverso era una novità assoluta per me. È quello che oggi facciamo scorrendo lo schermo, e io ne ero dipendente, con le mani che passavano da un canale all'altro senza sosta. Quando ho deciso di tornare a fare film volevo staccarmi dal mio passato e ripensare da zero quello che credo sia il cinema del futuro. Il risultato è Her Private Hell".

Winding Refn non ha mai fatto mistero della sua ammirazione per il cinema di Dario Argento, non a caso Her Private Hell è "musicata" da Pino Donaggio, compositore di molti film di Argento, Fulci, Deodato, capisaldi del cinema horror italiano. Nel film dunque si intravedono i richiami ad Argento come anche a David Lynch ed a Park Chan-wook. Refn non indica riferimenti precisi ma non esclude quelli menzionati: "Più che da qualcosa di specifico sono stato influenzato dalle emozioni. Se vuoi fare un film di fantascienza, un thriller, un horror, un melodramma, e ami il camp ma anche le emozioni vere, la musica, la moda, le immagini, il simbolismo e perfino l'appeal commerciale, tutto finisce in un'unica esperienza. Ci sarà sempre qualcuno che la seziona per capire da dove viene. Probabilmente viene da tutto quello che ho amato nella mia vita".

Tutto parte da un volto

Mads Mikkelsen, Tom Hardy, Ryan Gosling, Elle Fanning, Miles Teller: Refn ha spesso incrociato gli attori poco prima che diventassero icone oppure, potremmo azzardare, ha contribuito in molti casi a renderli tali. "Sono stato molto fortunato a lavorare con certi attori nel momento giusto, sia per la mia carriera sia per la loro" dichiara umilmente. Per Sophie Thatcher il casting è durato quasi un anno. "Non avevo un'idea precisa. Sapevo solo che avrei dovuto trovare qualcuno che, vedendolo, mi dicesse 'è lei', e che lei stessa dicesse 'sono io'. Sophie è venuta a trovarmi a casa e l'ho capito appena è entrata dalla porta. Non sapevo perché, era lei e basta".

Her Private Hell Film
Le protagoniste del film

A quel punto è stato facile completare il triangolo con Havana Rose Liu e Kristine Froseth, che avevano fatto provini durante quell'anno. Charles Melton invece l'ha trovato semplicemente nel salotto di casa sua: "Guardavo la televisione con mia figlia, stavamo vedendo Riverdale, che tra l'altro è una grande serie. È apparso Charles e ho capito subito: 'È lui. Come lo porto via dalla televisione e dentro il mio film?'. Quando hai il cast, i tuoi volti, metà dei mal di testa è andato. Poi c'è l'altra metà, farlo funzionare. Ma continuo a credere che l'arte si interpreti meglio attraverso un volto umano".

Un padre all'inferno

Il cuore del film è il rapporto tra un padre e una figlia, un tema che Refn, padre di due ragazze, considera "molto complesso". Qui ribalta di proposito uno schema tipico del cinema di genere. "La maggior parte dei film di genere racconta uomini violenti che usano la violenza per salvare i figli, e la violenza estrema viene giustificata. L'ho sempre trovato strano, quasi una pornografia per uomini, un feticcio tutto maschile. Allora ho pensato di rovesciarlo: è la storia di una figlia a cui l'amante porta via il padre. Lei cerca un padre che la abbandona per la donna che ha sposato, ed è un triangolo molto drammatico. Poi lei si crea un alter ego, il padre perfetto, quello pronto ad andare all'inferno per riportarla indietro. È ciò che tutti noi uomini vorremmo essere, è il modo in cui mostriamo il nostro affetto: 'Andrei in capo al mondo per te'. Ma che cosa significa davvero?". Refn lo legge come il contraltare di un suo film precedente: "Solo Dio perdona parlava del rapporto tra una madre e un figlio, della componente incestuosa di una madre che divora i propri figli. Mi sembrava interessante che questo film ne fosse il compagno".

Un'opera firmata Pino Donaggio

Di solito Refn ha in testa il suono di un film fin dalle prime fasi. Con Her Private Hell non è andata così. "Gli elementi erano così tanti che non avevo idea di come il film dovesse suonare, ed era frustrante. A metà delle riprese ho capito che quello che volevo davvero fare era un'opera. Mi sono detto: 'Va bene, è un'opera. Almeno so che suono ha'. Ma trovare un compositore d'opera che conoscesse la musica da film non era facile".

Nicolas Winding Refn
Her Private Hell: Nicolas Winding Refn al Festival di Cannes 2026

La risposta è arrivata al regista nella sua passione per le colonne sonore italiane. "Come tanti, ero affascinato dalle musiche dei film italiani, da tutte quelle persone che hanno scritto colonne sonore straordinarie e che non ci sono più. Tranne Pino Donaggio. Sembrava destino: da vent'anni usavo i suoi lavori come fonte, li mettevo sul set tra una scena e l'altra o mentre scrivevamo. Quando ho scoperto che era ancora vivo, l'ho contattato. Era un signore anziano ma giovane nello spirito, e ha accettato. Gli ho posto una sola condizione: farne un'opera. Tutti quei pezzi dovevano stare insieme, e a collegare idee che non potevo e non volevo cambiare doveva esserci la musica. Fino alla fine non sapevo se tutto avrebbe funzionato. Il film ha continuato a trasformarsi, e a chiuderlo con un fiocco è stata la musica di Pino".

L'arroganza della giovinezza

Her Private Hell non cerca di compiacere né l'industria né il pubblico, e Refn lo rivendica citando un amico e maestro. "Il mio caro amico Alejandro Jodorowsky, che è ancora vivo e fa ancora film, da vent'anni mi ripete che essere fedeli a sé stessi è l'unico elemento della vita creativa. È tutto quello che posso fare, ed è il mio patto con il pubblico: non posso cambiare chi sono e non voglio provarci. Ma se venite con me, vi darò qualcosa fatto almeno con il cuore". E aggiunge: "Quando sei giovane e crei hai qualcosa di essenziale, l'arroganza della giovinezza. È la forza che ti dà la sicurezza di sfidare e cambiare le cose. Da quando sono morto e tornato creo di nuovo con quell'arroganza, perché sto ricominciando. Avrò 55 anni, ma nel cuore ne ho 17. Devo restare fedele a questo, e alle parole del mio amico, che a 97 anni è ancora là fuori a fare cose".

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