Netflix, Avengers e Sorrentino: qualcuno mi aiuti a capire cos'è il vero cinema!

Alla vigilia del Festival di Cannes e con il nuovo film Marvel e l'ultimo lavoro di Paolo Sorrentino in sala, una riflessione sull'evoluzione del cinema - e in generale dell'entertainment - che procede seminando scontento ovunque, sui social.

Questa che segue non è (solo) una polemica fine a se stessa, ma una vera e propria richiesta di aiuto. Perché capirete che non è facile parlare di film, passare più tempo in sala del 99% della popolazione mondiale, e rimanere col dubbio che forse no, quello che stiamo guardando e raccontando non è il "vero cinema". Quanto meno la curiosità di capire dove e quale sia questo "vero cinema" ce l'abbiamo da tempo, e mai come in questo periodo ci siamo trovati a chiedercelo sempre più spesso.

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Russell Crowe si fa un selfie

Siamo a maggio, alla vigilia del Festival di Cannes, quello che una volta era il periodo più atteso e desiderato dai cinefili di tutto il mondo. Ma anche le festivàl sembra aver perso ormai molto del suo fascino a causa della battaglia del superdirettore Thierry Frémaux contro i selfie, i tweet di troppo e Netflix. Niente di nuovo sostanzialmente, Frémaux ha solo confermato l'animo snob, classista e un po' vecchio che pervade Cannes da decenni, ma stranamente questa cosa ai cinefili non è piaciuta. E così gli stessi che magari un giorno sì e l'altro pure si lamentano dello streaming, delle infinite serie TV e delle sale sempre più vuote, hanno decretato che il vero cinema non è nemmeno più quello di Cannes.

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Aiuto, mi si è ristretto il cinema

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Sarà allora quello degli schermi Netflix il "vero cinema" che stiamo cercando? Ovviamente no, l'idea di costringere gi spettatori a vedere film sul proprio computer o al massimo sulla propria TV giustamente non piace. E quando è capitato (l'anno scorso con Okja o recentemente con Annientamento) sono stati in tanti a far notare che no, il "cinema vero" non può che essere in sala. E quanto sarebbe bello tornare a vedere le sale gremite come una volta, vero?
Avengers: Infinity War ha appena iniziato la sua corsa ma promette di continuare ad infrangere record su record. Ma nonostante questo l'idea che milioni di persone siano corse in sala a vedere questo film sembra non rallegrare quasi nessuno perché in fondo non sono film, non sono opere artistiche, ma solo il risultato di ricerche di marketing e operazioni volte a vendere merchandising. I film Marvel di certo non sono "vero cinema", non scherziamo. Come d'altronde (all'epoca) non lo erano stati Avatar, Titanic, la saga di Star Wars o addirittura Lo squalo di Spielberg, il primo vero blockbuster. E, in fondo, volendo andare ancora più indietro, anche i grandi kolossal hollywoodiani non è che fossero sempre così benvoluti dagli intenditori dell'epoca.

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Cos'abbiamo capito quindi finora? Il "vero cinema" deve essere di tutti, deve essere in sala e deve avere dietro una visione artistica ben definita, di certo non dettata (soltanto) da logiche di mercato. L'identikit perfetto del nuovo film di Paolo Sorrentino, che con Loro 1 e Loro 2 porta avanti il suo cinema tutt'altro che commerciale o "facile", eppure riesce a portare in sala le grandi masse. Non può esserci ad oggi opera migliore per combattere gli Avengers e i cinecomics, per ribadire la centralità della sala, del cinema d'autore europeo lontano anni luce da Hollywood, dai videogiochi, dall'intrattenimento seriale.

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Però allora com'è possibile che anche il nuovo film di Sorrentino non venga riconosciuto come "vero cinema" ma anzi venga definito da tanti come semplice "masturbazione"? O come parodia, stanca, dei suoi film precedenti? C'è veramente da essere confusi quando da una parte e dall'altra si continua a decretare la morte del cinema nonostante manchi un cadavere, manchi il colpevole e forse neppure l'arma del delitto sia poi così chiara. Il movente c'è, quello sì, ed è il non saper accettare che il cinema, come tutte le cose, cambia e si evolve. Che tutti noi cambiamo e spesso non riusciamo a ritrovare più il piacere di una volta. Ma forse è solo colpa nostra.

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Il "vero cinema" è morto? O è forse morto il nostro "vero" interesse per esso? Forse il piacere di criticare, di essere innanzitutto social e sul pezzo, sta finendo col toglierci uno dei piaceri più belli che avevamo in passato. Quello della scoperta, dello stupore, del riconoscere che l'arte, qualunque essa sia, è soprattutto emozione. E che non ha veramente importanza se ci emozioniamo a casa o in sala, davanti a dei supereroi che combattono gli alieni o davanti ad una pecora uccisa dall'aria condizionata. E che non ha nemmeno importanza se siamo d'accordo con quello che gli autori hanno fatto, perché noi siamo semplici spettatori. E dovrebbe bastarci.

Forse più che cercare il "vero cinema" dovremmo cercare di ritrovare in noi stessi le vere emozioni e fare in modo che siano sempre e comunque quelle ad emergere. Godersi il cinema in tutte le sue forme senza razionalizzare, esaminare e criticare ogni singolo elemento. Guardare un film per il piacere di farlo e non per la necessità, assolutamente fine a se stessa, di parlarne, dire la nostra e sottolineare cosa avremmo fatto diversamente. Forse una volta il cinema era "vero" perché lo eravamo di più noi e non avevamo paura di ammetterlo.

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