Napoleone. Nel nome dell'arte, la recensione: la legittimazione del potere attraverso la bellezza

La recensione di Napoleone, nel nome dell'arte, documentario evento dedicato al contributo di Napoleone allo sviluppo dell'arte e della cultura, disponibile al cinema con Nexo Digital l'8, il 9 e il 10 novembre.

RECENSIONE di 08/11/2021
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Napoleone. Nel nome dell'arte: una foto del documentario

Come svela la nostra recensione di Napoleone. Nel nome dell'arte, Jeremy Irons prende per mano lo spettatore e lo conduce in una Milano notturna e bellissima per ripercorrere l'ascesa e la caduta di Napoleone Bonaparte nel documentario di Giovanni Piscaglia. Partendo proprio da quella Piazza del Duomo che, il 26 maggio 1805, ospitò l'Incoronazione di Napoleone a Re d'Italia, il film scritto da Didi Gnocchi e Matteo Moneta, prodotto da 3D Produzioni e Nexo Digital in partnership con Intesa Sanpaolo e Gallerie d'Italia, rilegge la storia di uno dei condottieri più celebri del nostro tempo attraverso il filtro dell'arte.

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Napoleone. Nel nome dell'arte: un'immagine

Fin da giovanissimo, Napoleone ha intuito l'importanza dell'arte come strumento di legittimazione del potere e di fascinazione delle masse. Innamorato delle opere e della bellezza lui stesso in primis, ha affiancato ai suoi piani di conquista militare un progetto parallelo di spoliazione delle opere d'arte dai paese conquistati a cui però si affianca fin da subito uno studio e una sistematizzazione delle stesse. Non per nulla, il leit motiv del documentario è la preparazione e l'esecuzione del Te Deum di Francesco Pollini, composto e suonato per l'Incoronazione e rinvenuto di recente dalla docente del Conservatorio di Milano Licia Sirch. Dopo le prove, che collegano passato e presente in un continuum, la prima esecuzione del Te Deum in Duomo dopo 200 anni conclude il film in un tripudio di bellezza.

Dalla campagna d'Egitto ai musei napoleonici

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Napoleone. Nel nome dell'arte: Napoleone sul trono imperiale

Napoleone. Nel nome dell'arte ricostruisce la parabola di Napoleone Bonaparte infarcendo i fatti storici noti a tutti di aneddoti e dettagli sul privato dell'Imperatore che arricchiscono la prospettiva sulla figura storica. Alla voce di Jeremy Irons si alternano quelle di storici, storici dell'arte e direttori di musei come Salvatore Settis, Ilaria Sgarbozza, Chantal Prévot e James Bradburne, Direttore della Pinacoteca di Brera, museo chiave nella visione napoleonica. Amante di Milano, che apprezzava per l'efficienza e la modernità, nel suo sistematico saccheggio italiano, Napoleone fondò la Pinacoteca di Brera, uno dei primi musei pubblici del mondo insieme al Louvre, come dono alla cittadinanza facendovi confluire opere anche dall'estero.

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Napoleone. Nel nome dell'arte: una foto della Pinacoteca di Brera

Se il "piccolo Louvre" lombardo e il grande Louvre sono merito della sua lungimiranza, la Campagna d'Egitto, che mirava a consolidare le gesta del giovane condottiero, si rivelò fallimentare dal punto di vista militare, ma essenziale da quello culturale. Napoleone, ossessionato dallo studio e dalla lettura fin da piccolo, affiancò ai suoi soldati un nutrito gruppo di studiosi francesi che si occupò di mappare il paese e i suoi monumenti, eseguendo i rilievi dei templi e dando vita ai primi scavi archeologici. Il ritrovamento più celebre, da parte di uno dei capitani dell'esercito napoleonico, è quello della Stele di Rosetta. Figlio dell'Illuminismo dotato di una fede cieca nella cultura, Bonaparte trattò i suoi sudditi come figli da educare dando vita a riforme scolastiche, rivoluzioni architettoniche e lanciando perfino ben più frivole mode come lo Stile Impero, che mescolava tratti del classicismo dell'antica Roma con elementi esotici dell'arte egizia. Il documentario di Giovanni Piscaglia celebra tale eredità attraverso una selezione di immagini di incredibile bellezza che ritraggono i musei napoleonici, le città conquistate e perfino la luminaria notturna della Roma monumentale, dove il sovrano mai arrivò, per celebrare il compleanno del suo unico figlio legittimo, Napoleone Francesco.

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Napoleone. Nel nome dell'arte: Jeremy Irons in una sequenza

Dalle suggestive carrellate nei corridoi del Louvre sormontati dalla Nike di Samotracia alle riprese aeree della sperduta e selvaggia Isola di Sant'Elena, dove Napoleone morì in esilio il 5 maggio 2021, Napoleone. Nel nome dell'arte si distingue per eleganza nella forma. Le stesse interviste dei numerosi esperti vengono incastonate nel film con cura, tutte registrare nei luoghi napoleonici esplorati dallo stesso Jeremy Irons nei panni di novello Virgilio. Nato da una famiglia della piccola nobiltà italiana della Corsica, Napoleone costruì il proprio potere con tenacia e volontà fin dalla scuola militare che frequentò da bambino, piccolo, solitario e attaccabrighe, deriso dai compagni per il suo francese incerto.

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Napoleone. Nel nome dell'arte: la Corona Ferrea

Da adulto, Napoleone fu uno stratega impetuoso e un amante appassionato per la prima moglie Giuseppina, affascinante socialite creola vedova di un nobile ghigliottinato più anziana di Bonaparte, ma dotata di un fascino irresistibile. Meno focoso, ma più strategico il matrimonio combinato con la giovanissima Maria Luisa D'Austria, che gli darà l'erede tanto desiderato, ma lo abbandonerà nel momento dell'esilio. L'ultima parte del documentario è dedicata alla caduta di Napoleone, al primo esilio sull'Isola D'Elba, dove restano le effigia napoleoniche in forma di due enormi magioni, e dopo la parentesi dei Cento Giorni, al definitivo esilio a Sant'Elena. Ma c'è spazio anche per un accenno al rapporto tra Napoleone e Antonio Canova, incaricato di eternare l'immagine dell'Imperatore sul modello dei busti classici di Giulio Cesare (modello a cui guarderà con interesse lo stesso Mussolini). Nel 1816 allo stesso Canova toccherà contrattare la restituzione di alcune celebri opere, come l'Apollo del Belvedere, il Laocoonte, il Galata morente e il Bruto capitolino, che faranno ritorno in Italia grazie a fondi inglesi ottenuti dallo stesso scultore.

Conclusioni

La recensione di Napoleone. Nel nome dell'arte sottolinea l'eleganza del documentario di Giovanni Piscaglia nell'affrontare la figura di Napoleone Bonaparte da una prospettiva inedita, analizzandola sua importanza nello studio, sviluppo e sistematizzazione dell'arte usata come strumento di legittimazione del potere. il tutto attraverso un affascinante viaggio visivo alla scoperta di musei e tesori sotto la guida del narratore Jeremy Irons.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

4.3/5

Perché ci piace

  • La regia che valorizza la bellezza delle opere d'arte e dei luoghi napoleonici.
  • La ricchezza delle informazioni fornite dalla voce narrante e dagli esperti che alterna fatti storici ben noti a piccole curiosità.
  • L'esecuzione del Te Deum, leit motiv che ritorna costante in tutto il film.

Cosa non va

  • Tante, troppe sono le storie intorno a Napoleone da essere sufficientemente esaustivi comprimendole in un unico film.