Mustang, recensione: tutto l'amore di Kasia Smutniak, fino in capo al mondo

Una vecchia promessa, le aquile e un cammino che riporta a casa. Con trasporto e sentimento, il documentario di Kasia Smutniak ci avvicina a una dimensione più semplice, ma solo se hai il coraggio di porti le giuste domande. Presentato alla Festa del Cinema di Roma.

Una scena di Mustang

Un vecchio filmato, prezioso come un tesoro. E poi il rumore del vento, le parole a caso di Pietro, le risate di Kasia. La memoria che corre avanti e indietro, raccolta in un'opera che sarebbe riduttivo definire documentario. Dentro c'è molto di più. Addirittura, potrebbe esserci troppo. Come si fa a contenere tutto questo amore, in una sola immagine? Davvero, ogni parola, alla fine di Mustang, sarebbe superflua: cosa altro dire? Cosa aggiungere?

Mustang Film Smutniak
Kasia Smutniak e un piccolo amico incontrato lungo il viaggio

Una storia lunga 23 anni, zaino in spalla e scarpe comode. In mezzo il cammino di Kasia Smutniak verso un "luogo sospeso nel tempo", dove "le strade non esistono". Un luogo dove la parola "facile" non è contemplata ma che, per evoluzione (o involuzione), non è rimasto immune davanti all'avanzare della tecnologia. "Una volta staccavo tutto, telefonavo con il satellitare, ora c'è Whatsapp", dice Kasia, fermandosi di tappa in tappa, lungo un percorso scomodo e quindi catartico, ma pure assurdamente intaccato dalla gentrificazione. Tutto il mondo è paese, sarebbe da dire. Pure se il mondo in questione è opposto al nostro.

Mustang, sasso dopo sasso, preghiera dopo preghiera

Allora Mustang, opera seconda di Smutniak, rilega il senso del ricordo, reso fluido e vitale dalle parole di sua figlia Sophie, avuta insieme a Pietro Taricone nel 2004. Seguendo un percorso intimo e coraggiosamente regalato al pubblico (un meraviglioso atto di condivisione), Mustang è allora il rinnovamento di una promessa carica d'emozioni: senza Pietro, Kasia torna lì, ai confini dell'universo. Ogni sasso una preghiera, ogni sasso un minuto che passa. Il tempo, gli occhi, il silenzio, la vita e pure la morte. L'esplorazione e la consapevolezza. Passo dopo passo, fino alle vette del Nepal, tra le aquile che danzano e la terra brulla. Un paesaggio aspro e folgorante quello nepalese, il palco migliore per mettere in scena un dialogo tra il passato e il futuro.

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In cima al mondo con mustang

A proposito: in questo percorso, Kasia ritrova Kunzom, una donna che l'ha aiutata a realizzare la promessa fatta a Pietro: costruire una scuola nel villaggio di Ghami che consenta ai bambini di quella regione di proseguire gli studi senza abbandonare le loro famiglie. Storie nelle storie, quindi, che si intrecciano in una parentesi personale che diventa collettiva. E Mustang, che si apre e si contrare come fosse un respiro, è anche cinema come si deve, retto da un'idea che si trasforma in flusso.

Sulle note di Eddie Vedder

Come canta la voce sporca di Eddie Vedder in The Long Road, brano che accompagna il film ("il vento continua a soffiare, e il cielo continua a diventare grigio. E il sole tramonta... Il sole sorgerà un altro giorno"), Kasia, prendendosi sulle spalle tutto il leggero peso dell'amore, in quasi due ore è capace di spostare l'attenzione dal superfluo, smuovendo le emozioni più nascoste. Domani arriva sempre, pure se sei in Nepal. Partire e ripartire ancora, fino a quando l'ultimo bambino di Ghami non avrà imparato e leggere e scrivere. Lì, dove in cima al monte, ci sono tutte le risposte cercate. Del resto, per andare avanti, a volte, bisogna tornare indietro. E noi, davanti tale bellezza, ci ritroviamo ad asciugare le lacrime, contratti in una smorfia che sembra ricordare, forse, un sorriso.

Conclusioni

Complicato anzi impossibile racchiudere tutta la bellezza di Mustang in poche righe. Oltre il senso del viaggio, quello di Kasia Smutniak è un percorso alla ricerca di una bellezza racchiusa in una promessa. Un film di grande impatto emotivo, che incanta e stupisce.

Movieplayer.it
5.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • L'enorme sentimento che porta avanti la regista.
  • Il valore umano e artistico.
  • Gli scorci.
  • Le tante storie che si mischiano.

Cosa non va

  • Non tutto deve per forza essere etichettato come punto negativo.
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