Motorvalley, recensione: non basta una scocca fiammante per vincere una gara

Pur distaccandosi, la serie rivede l'epopea di Veloce come il vento. Ma se in quel film c'erano sentimenti e graffi, qui il racconto viene affidato - come spesso accade - a una tecnica ormai standard, incapace di lasciare il segno. Su Netflix.

Motorvalley: Giulia Michelini, Caterina Forza e Luca Argentero protagonisti della serie

Manca il graffio. Questo è il più grande problema di Motorvalley. Manca quella tensione propedeutica alle classiche narrazioni sospese tra l'asfalto e il sangue freddo. Racconti umani, dove l'automobile diventa l'estensione del pilota. Perché non basta l'adrenalina pompata seguendo un tracciato prevedibile, e non può mai bastare una buona confezione per rendere un racconto meritevole di essere ascoltato. Chiaro, il nostro è un pensiero legato alla diretta aspettativa di una serie strutturata, invero, per arrivare alla sconfinata platea di Netflix.

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I tre protagonisti di Motor Valley: Caterina Forza, Luca Argentero, Giulia Michelini

Aspettative oggettive, vista la squadra: produce la Groenlandia di Matteo Rovere, che dirige in alternanza con Lyda Patitucci e Pippo Mezzapesa, e scrive insieme a firme di pregio come Francesca Manieri, Gianluca Bernardini, Michela Straniero e Erika Z. Galli. Insomma, comparto artistico mica male, da cui si pretende - lecitamente - il massimo. Ecco, Motorvalley non raggiunge mai la giusta temperatura, girando spesso in folle per adagiarsi su quegli elementi divenuti ormai uno standard nella maggior parte delle produzioni seriali Netflix.

Motorvalley, la trama: tre perdenti in cerca di riscatto

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Giulia Michelini è Elena in Motorvalley

E sì, Motorvalley è la diretta conseguenza di Veloce come il vento. A cominciare dalla Porsche guidata dalla protagonista, e da alcune battute riprese e rielaborate (ricadendo anche nell'enfatica "preghiera dei piloti" sillabata all'epoca da Matilda De Angelis). Rovere ha spiegato che quella storia gli è "rimasta nella pelle", in quanto "la terra in cui è ambientata ha delle caratteristiche uniche". Un luogo in cui "l'epicità può essere realistica". Quindi, lo show in questione è una conseguenza, in qualche modo l'evoluzione (o involuzione?), ma non la pedissequa versione seriale di un film - uscito nel lontano 2016 - che è stato capace di scrivere una pagina importante del cinema italiano: nelle sei puntate lo spunto si trasforma, distanziandosi dall'originale.

Al centro, la storia di tre perdenti - e sappiamo quanto i loser siano perfetti per lo storytelling - in cerca di riscatto: Elena (Giulia Michelini), in crisi con la sua scuderia di famiglia, ingaggia - per caso o per destino - la giovane e ribelle Blu (Caterina Forza), con l'anarchica predisposizione alla velocità, affidandola alle istruzioni di Arturo (Luca Argentero), ex pilota caduto in disgrazia dopo un incidente che, in una concatenazione narrativa, ha visto coinvolto il padre della ragazza. L'obiettivo? Semplice: partire dall'Emilia-Romagna e vincere il Campionato Italiano Gran Turismo. Ma non solo: Elena, Blu e Arturo devono fare pace con tre paternità irrisolte, che in qualche modo indirizzano vittorie e sconfitte.

Se gli standard sono un limite narrativo

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Caterina Forza e Luca Argentero

Se il concetto sportivo sul grande e sul piccolo schermo funziona sempre, continuando a "spiegare la vita" tra dinamiche emozionali e circuiti leggendari, va detto che non serve solo una fiammante scocca per centrare il gradino più alto del podio. Non serve uno schema estetico fin troppo simile ad altri prodotti, bloccato in una omologazione probabilmente perfetta ma, alla lunga, scevra da quell'istinto originale che non ha paura di sbagliare sfidando le regole pre-imposte - come le sfida Blu, cuore a pezzi e occhi grandi. Certo, va detto che l'intreccio dopo una partenza ben poco incisiva riesce a crescere trovando ispirazione nella regia di Mezzapesa e Patitucci, facendo intravedere un certo potenziale, al netto di un materiale in cui i dialoghi e le dinamiche soffrono di una precisa standardizzazione.

Un concept diverso eppure uguale: tanta tecnica, poco cuore

Ovvio, è un discorso circolare. Motorvalley segue le regole dei prodotti streaming: trasportare lo spettatore in diversi mondi (o concept, come dicono quelli bravi), in cui cambia tutto ma, alla fine, non cambia nulla. Stessa estetica, stessa grana fotografica, stesso sapore, in cerca di un effetto - e i motori aiutano - in cui il valore del riscatto diventa la fiamma che dovrebbe scaldare tre personaggi che, nonostante l'impegno (Argentero è a suo agio con l'accento romagnolo), non riescono ad arrivare come dovrebbero.

Motorvalley Luca Argentero Caterina Forza
Una scena di Motorvalley

Se poi, alla lunga, Motorvalley distanzia l'ombra di Veloce come il vento, ammiccando addirittura a The Italian Job (!) e Fast & Furious (!!) - e c'è pure un'improbabile citazione a una scena iconica di Titanic -, alla fine resta il tentativo: imporsi con una storia universale che spinge il piede sul gas, performando sì nelle prove tecniche ma perdendo la gara decisiva.

Conclusioni

Motorvalley, dieci anni dopo, riprende i concetti di Veloce come il vento, pur distanziandosi dalla storia originale. Se il cast prova a tenere botta - Luca Argentero, Caterina Forza, Giulia Michelini - la struttura, dopo una partenza lenta, cerca di addrizzarsi. Alla lunga, e dopo sei episodi, la struttura sembra puntare più sull'estetica, prediligendo gli standard tipici di molte produzioni streaming. Se l'adrenalina gira a fasi alterne, manca quindi il cuore, mancano quel trasporto emozionale determinante in storie come questa. Peccato.

Movieplayer.it
2.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Le scene delle corse automobilistiche.
  • Il cast funziona.
  • Lo spunto.

Cosa non va

  • ... Tuttavia avvolto da una struttura standard.
  • I personaggi sono poco incisivi.
  • Non c'è mai il graffio che avremmo voluto.
  • L'estetica davvero troppo simile ad altre produzioni.