Minamata, la recensione: la rinascita di Johnny Depp in uno scatto

La recensione di Minamata, toccante film biografico di Andrew Levitas che vede Johnny Depp nei panni del fotoreporter W. Eugene Smith, autore di alcuni dei più importanti reportage di denuncia della storia.

Johnny Depp Minimata
Minamata: Johnny Depp nella prima foto del film

Johnny Depp bollito, imbolsito, la sua carriera agli sgoccioli? Ultimamente sul divo ne abbiamo sentite di tutti i colori per via del turbolento privato, ma la nostra recensione di Minamata sta a dimostrare che la sua carriera artistica è tutt'altro che finita. Dopo il licenziamento da parte di Disney, che ha deciso di dare il benservito a Capitan Jack Sparrow dopo cinque lungometraggi che hanno fatto entrare nelle casse dello studio un ben po' di soldoni, Johnny Depp riparte dal "potere del piccolo". Accantonati i blockbuster, il ribelle del grande schermo ha scelto di concentrarsi maggiormente sull'attività produttiva scegliendo con cura progetti da interpretare e produrre con la sua Infinitum Nihil.

A Venezia 2019, Depp ha presentato in concorso il simbolico Waiting for the Barbarians. A Berlino 2020 il divo rock accompagna il film biografico Minamata, che ricostruisce lo storico reportage fotografico realizzato nel 1971 da W. Eugene Smith in cui vennero denunciate le conseguenze nefaste dell'avvelenamento da mercurio sulla popolazione che viveva nei pressi di una fabbrica chimica in Giappone. Una pellicola dichiaratamente politica, in linea col movimento ambientalista e con la denuncia delle conseguenze nefaste dell'inquinamento sul nostro pianeta e sui suoi abitanti.

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Johnny Depp: una performance ispirata

Minamata Johnny Depp
Minamata: un irriconoscibile Johnny Depp nella prima foto di scena

Johnny Depp non è nuovo a trasformazioni fisiche, ma in Minamata il processo si interiorizza. Bastano i primi minuti di film, in cui di Eugene Smith intravediamo nella penombra della camera oscura la barba lunga, gli occhiali, la pelle del viso e delle mani solcata dalle rughe, per capire che stavolta Depp ha abbandonato la sua comfort zone (ne ha mai avuta una?) e si è lasciato alle spalle gli eccessi grotteschi e caricaturali per fare ritorno al naturalismo. In questo processo di restyling, l'attore si è scelto come guida Andrew Levitas, pittore, scultore, regista, artista visivo a tutto tondo capace non solo di dare alla storia un'impronta visiva personale, ma anche di dirigere gli attori con l'empatia necessaria per raccontare una vicenda così delicata.

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Berlino 2020: uno scatto di Johnny Depp al photocall di Minamata

Le affinità tra Johnny Depp e Eugene Smith si sprecano. In Minamata il fotografo viene ritratto nella fase discendente della propria carriera, solo, nichilista, amante della bottiglia, tormentato da pensieri di morte. A spingerlo a continuare a lavorare è il bisogno di denaro per i figli, con cui non ha rapporti da tempo, ma quando si imbatte nel caso Minamata e decide di recarsi sul posto per realizzare un reportage ecco che l'antico ardore si riaccende. Nel ruolo di Gene, Johnny Depp risulta semplicemente perfetto. Il divo non esita a mettere le proprie fragilità al servizio del personaggio. Traumatizzato dall'esperienza vissuta al fronte 25 anni prima, dove era stato ferito da una granata, Gene fa tacere i propri demoni a suon di vodka, ma l'umanità con cui si accosta agli abitanti di Minamata, ai bambini deformi, ai vecchi malati, ci trasmette tutta la dedizione di Depp nei confronti di un personaggio capace di mettere da parte le proprie paure pur di realizzare il reportage fotografico che aprirà gli occhi del mondo.

Il potere salvifico della bellezza

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Berlino 2020: Johnny Depp e il cast di Minamata

La performance di Johnny Depp rappresenta a ciliegina sulla torta di un film in grado di camminare con le proprie gambe al di là della presenza del divo. Andrew Levitas porta avanti una duplice istanza, politica e artistica, creando un mix capace di veicolare la storia con notevole potenza emotiva. Se da un lato c'è la ricostruzione storica dei fatti, a cui Levitas aderisce con perizia, il regista non perde mai di vista il fatto che il suo protagonista sia prima di tutto un artista in grado di piegare il proprio talento a scopi comunicativi. Ne è un saggio la struggente sequenza finale in cui i vividi scatti in bianco e nero realizzati a Minamata prendono consistenza in quello che diventerà uno dei reportage giornalistici più importanti della storia. Nelle sue due ore di durata, Minamata abbraccia una varietà di stili pur conservando un tono intimista. Sia il cast angloamericano, in cui spicca Bill Nighy nel ruolo del direttore di Life, che quello nipponico, capitanato dalla volitiva Minami, che interpreta Aileen M. Smith, colei che coinvolse il fotografo nel reportage diventando poi sua moglie, risultano efficaci e in parte. Il rispetto per i veri protagonisti della vicenda trapela da ogni scelta registica, ma Minamata non perde mai di vista neppure l'amore per la composizione dell'immagine, bella e potente al tempo stesso. L'attenzione all'estetica traspare in ogni momento del film, nell'alternanza di sequenze in bianco e nero, marchio di fabbrica del lavoro di Smith, a scene a colori, frutto del lavoro del direttore della fotografia Benoît Delhomme, e nell'attenzione con cui vengono ricostruiste scene di massa come le proteste fuori dalla fabbrica chimica colpevole di aver avvelenato l'acqua. Un omaggio estremo a un artista il cui sguardo è stato in grado di produrre bellezza dall'orrore, come testimoniano gli scatti giunti fino a noi oggi.

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Conclusioni

Johnny Depp in splendida forma nei panni del fotografo Eugene Smith, come sottolinea la nostra recensione di Minamata, pellicola di denuncia prodotta e interpretata dal divo. Depp è il motore e l'anima di un period movie biografico che ricostruisce l'impresa di Smith, inviato da Life in Giappone per realizzare un servizio fotografico sulle vittime della malattia di Minamata. Un film politico capace di prendere una posizione netta pur senza perdere di vista la dimensione estetica, con un Johnny Depp in stato di grazia.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
4.2/5

Perché ci piace

  • Non vedevamo Johnny Depp così in forma da tanto tempo. Stavolta si sceglie un ruolo perfetto per lui.
  • Andrew Levitas dirige un film elegante ed equilibrato che aderisce con passione a una causa pur senza perdere di vista l'estetica.
  • Forma e contenuto si compenetrano in quest'opera potente e toccante, ma non priva di tocchi di humor.

Cosa non va

  • La scelta di aderire a un'opera di denuncia fa compiere all'autore una scelta di campo netta. Questo fa sì che nel prefinale trapeli un po' di retorica nel modo in cui vengono affrontati i temi chiave del film.