Alcune fra le opere di maggior spicco emerse tra la scena festivaliera e le awards season americane: grandi titoli dagli Stati Uniti, ma anche pellicole provenienti dalle più diverse parti del mondo, dal Brasile alla Francia, dall'Iran alla Palestina, e che sono riuscite a ricavarsi un posto di primo piano a livello internazionale; senza dimenticare i nuovi lavori di un paio fra i registi italiani più apprezzati del cinema contemporaneo. Sono alcuni fra i componenti di questa selezione dei migliori film del 2025: un'antologia di quanto di più significativo sia approdato nei nostri cinema (o in streaming) fra gennaio e dicembre, raccogliendo l'entusiasmo di critici e appassionati. Di seguito, dunque, ci congediamo dal 2025 ormai agli sgoccioli ripercorrendo una quindicina tra i più importanti film dell'annata, proposti in ordine cronologico di uscita in Italia.
Ultimo aggiornamento: 29 dicembre 2025
Emilia Pérez
Elogi e contestazioni, dalla sua applaudita presentazione al Festival di Cannes 2024 alla 'tempestosa' stagione dei premi in America, conclusasi con quattro Golden Globe e due Oscar: Emilia Pérez, musical di ambientazione messicana ma girato in Francia dal regista Jacques Audiard, è stato senza dubbio il film più controverso dell'ultimo anno, circondato da ogni tipo di polemiche. Un clamore che ha contribuito comunque a imporre all'attenzione mediatica la particolarissima storia della protagonista del titolo, donna transessuale in cerca di riscatto dopo un passato nel narcotraffico, e della sua determinata avvocatessa, interpretate rispettivamente dall'attrice spagnola Karla Sofía Gascón e da Zoe Saldaña in una prova da Oscar: le co-protagoniste di una delle opere più audaci e originali del cinema contemporaneo.
No Other Land
Vincitore del premio Oscar come miglior documentario, No Other Land ha saputo raccontarci un angolo di mondo quanto mai tormentato: la Cisgiordania, territorio oggetto di una progressiva colonizzazione da parte di Israele e cornice delle quotidiane violenze commesse contro il popolo arabo-palestinese. Realizzato fra innumerevoli rischi e difficoltà da un collettivo di quattro registi esordienti, Basel Adra, Hamdan Ballal, Yuval Abraham e Rachel Szor, No Other Land ci restituisce un impressionante spaccato di una realtà tuttora soggiogata dalle discriminazioni etniche, e i cui echi non sono troppo distanti dalle atrocità che nel frattempo si stanno consumando nella Striscia di Gaza.
A Complete Unknown
Ritratto del cantautore da giovane: l'ascesa di Robert Allen Zimmerman, meglio conosciuto come Bob Dylan, nella scena folk newyorkese all'alba degli anni Sessanta, la sua rapida consacrazione fra gli idoli musicali dell'epoca e la famigerata "svolta elettrica" al Newport Folk Festival nell'estate del 1965. Sceneggiato e diretto da James Mangold, A Complete Unknown si attesta fra i migliori biopic musicali prodotti dal cinema americano degli ultimi anni: merito di una narrazione che non si adagia sui facili cliché e soprattutto del carismatico e misterioso Bob Dylan incarnato da un eccellente Timothée Chalamet, cuore pulsante dell'intero film.
Io sono ancora qui
Un superbo esempio di cinema di impegno civile, nonché uno sguardo amaro e disincantato alla storia del Brasile negli anni della dittatura militare: il regista Walter Salles ha scelto infatti di raccontare, in Io sono ancora qui, la reale vicenda della sparizione dell'attivista politico Rubens Paiva, adottando il punto di vista di sua moglie Eunice, interpretata da una magnifica Fernanda Torres (premiata con il Golden Globe come miglior attrice). Vincitore dell'Oscar come miglior film internazionale (la prima volta per una produzione brasiliana), Io sono ancora qui è riuscito a coniugare con un equilibrio ammirevole il rigore narrativo e il coinvolgimento emotivo.
The Brutalist
La drammatica parabola di László Tóth, ebreo ungherese sopravvissuto all'Olocausto che emigra negli Stati Uniti, dove le sue doti di architetto gli permettono di entrare in contatto con il magnate Harrison Lee Van Buren, a cui lo legherà un pericoloso rapporto a doppio filo. Terzo lungometraggio del regista e sceneggiatore Brady Corbet, The Brutalist esplora l'ambiguo intreccio fra le ragioni dell'arte e quelle del capitalismo attraverso una messa in scena imponente ed immersiva, al punto da essersi imposto come uno dei vertici assoluti del moderno cinema d'autore americano. Immediatamente consacrato fra i capolavori degli ultimi anni, The Brutalist si è aggiudicato il Leone d'Argento per la regia alla Mostra di Venezia 2024, tre Golden Globe e tre premi Oscar, incluso il trofeo come miglior attore per la magnetica performance del protagonista Adrien Brody.
Il seme del fico sacro
Fra le opere più applaudite al Festival di Cannes 2024, Il seme del fico sacro di Mohammad Rasoulof è una delle pellicole più coraggiose dall'Iran e sull'Iran: un atto di denuncia contro la feroce repressione in atto nel paese, elaborato mediante un dramma familiare che, con l'inesorabile precipitare degli eventi, assume sempre più i contorni del thriller. Mescolando la finzione narrativa alla cronaca delle proteste contro il regime degli Ayatollah, Il seme del fico sacro si inserisce nell'alveo di quei titoli che, a dispetto della censura iraniana, ci mostrano in presa diretta il collasso di una società in cui perfino gli affetti più cari vengono contaminati dai germi dell'odio e dalla violenza intrinseca alla cultura patriarcale.
I peccatori
Uno degli horror più particolari dell'anno, ma anche uno dei maggiori fenomeni di massa negli Stati Uniti, dove ha stabilito incassi record: si tratta de I peccatori, trascinante vampire movie scritto e diretto da Ryan Coogler e con Michael B. Jordan protagonista nel doppio ruolo di una coppia di gemelli. Ambientato nel Mississippi del 1932, I peccatori utilizza la colonna sonora composta da Ludwig Göransson per intrecciare la tradizione musicale del blues alla questione razziale nell'America segregazionista delle leggi Jim Crow, declinando tale riflessione mediante i codici del cinema di genere.
Queer
Uno dei romanzi di culto dello scrittore americano William S. Burroughs rivisitato mediante lo stile personalissimo del regista italiano più celebrato sulla scena internazionale. Ambientato in un Sud America sospeso fra realtà, sogno e allucinazione, Queer è un'altra indagine di Luca Guadagnino all'interno dell'universo dei sentimenti e nei meandri del desiderio, assumendo la prospettiva di William Lee (alter ego dello stesso Burroughs), interpretato da un Daniel Craig mai così bravo. Fra acceso omoerotismo, struggente malinconia e parentesi visionarie e surreali, Queer può già essere considerato uno dei nuovi, grandi titoli nel canone del cinema LGBT del ventunesimo secolo.
Fuori
Presentato al Festival di Cannes 2025, Fuori prende spunto dal memoriale autobiografico L'università di Rebibbia per raccontarci uno dei capitoli fondamentali nell'esistenza di Goliarda Sapienza: la breve esperienza nel carcere di Rebibbia, all'inizio degli anni Ottanta, e i riflessi che il periodo trascorso in prigione avrebbe avuto sulla scrittrice, influenzandone gli stati d'animo e le scelte di vita. Interpretato da Valeria Golino nella parte della protagonista e da Matilda De Angelis nei panni della sua giovane compagna di cella, Fuori è non solo uno degli esiti più alti nella produzione del regista Mario Martone, ma uno dei migliori film italiani degli scorsi anni.
Tutto quello che resta di te
Oltre a No Other Land, quest'anno altre pellicole importanti hanno esplorato la questione palestinese dal punto di vista di un popolo sottoposto a soprusi e violenze e allontanato dalla propria terra d'origine: a tal proposito merita di essere segnalato Tutto quello che resta di te, diretto e interpretato dall'attrice e regista Cherien Dabis. Dalla Nakba del 1948 alle proteste della Prima Intifada, fino ad arrivare al nuovo millennio, il film adotta l'approccio del grande romanzo familiare per ripercorrere il dramma dei palestinesi attraverso le esperienze e le scelte morali di tre generazioni.
Una battaglia dopo l'altra
È stato il film statunitense più acclamato del 2025, e attualmente si prospetta come l'incontrastato favorito per la prossima edizione degli Oscar: ispirato al romanzo Vineland di Thomas Pynchon, Una battaglia dopo l'altra si è rivelato non solo il maggior successo di pubblico nella carriera del regista Paul Thomas Anderson, ma una delle opere più emblematiche in merito al senso di smarrimento e di violenza che domina l'America del ventunesimo secolo. Accanto a Leonardo DiCaprio, mattatore assoluto nei panni di un ex rivoluzionario in incognito, si distinguono Sean Penn, Benicio del Toro, Teyana Taylor e la star in ascesa Chase Infiniti.
La voce di Hind Rajab
Dalla storia della questione palestinese narrata in Tutto quello che resta di te balziamo invece alla tragica attualità degli ultimi due anni, il genocidio del popolo palestinese che si sta consumando nella Striscia di Gaza da parte delle truppe israeliane, con La voce di Hind Rajab, diretto dalla regista tunisina Kaouther Ben Hania e premiato con il Leone d'Argento alla Mostra di Venezia. Un autentico, atroce episodio legato all'invasione israeliana di Gaza viene ricostruito attraverso i contatti telefonici fra la piccola Hind Rajab, intrappolata all'interno di un'auto con i cadaveri dei propri familiari, e gli operatori della Mezzaluna Rossa, impegnati nello strenuo tentativo di salvarle la vita.
Frankenstein
Un progetto coltivato a lungo dal regista messicano Guillermo del Toro e diventato realtà quest'anno, sotto i vessilli di Netflix: si tratta di Frankenstein, trasposizione del classico di Mary Shelley da parte di un autore il cui cinema è da sempre imperniato sulla dimensione fantastica e sull'ambiguo rapporto fra l'umano e il mostruoso. Oscar Isaac presta il volto all'ambizioso scienziato del titolo, mentre il giovane divo australiano Jacob Elordi fornisce un sorprendente ritratto della creatura animata dal dottor Victor Frankenstein, che in seguito finirà per essere rinnegata e abbandonata a se stessa.
Un semplice incidente
Vincitore della Palma d'Oro al Festival di Cannes, Un semplice incidente si è imposto come una punta di diamante nella filmografia di Jafar Panahi, un cineasta che da trent'anni, attraverso le sue pellicole, si impegna a raccontare la vita e la società in un Iran oppresso da un regime liberticida. In Un semplice incidente, il regista mette in scena una storia di vendetta mescolando codici e registri differenti, allo scopo di far emergere l'umanità e le contraddizioni dei suoi personaggi, ma soprattutto i loro dilemmi morali, in una partita fra vittime e carnefici che assumerà delle svolte inaspettate.
Wake Up Dead Man
Terzo capitolo della popolarissima saga Knives Out, prodotto da Netflix, Wake Up Dead Man si attesta come il film più complesso e riuscito della trilogia di Rian Johnson: merito di un affascinante intreccio giallo, dell'equilibrio fra i toni ironici e le tenebrose atmosfere gotiche del racconto, ma anche della profondità nello sviluppare i rapporti e i conflitti fra i personaggi in gioco, toccando questioni etiche e culturali quanto mai attuali. Oltre al detective Benoit Blanc di Daniel Craig, nel ricco cast di Wake Up Dead Man si distinguono il bravissimo co-protagonista Josh O'Connor e una formidabile Glenn Close.