Fahrenheit 11/9

2018, Documentario

Michael Moore, “Salviamo il cinema, è la forma d’arte della gente”

L'incontro con Michael Moore alla Festa del Cinema di Roma 2018 diventa l'occasione per parlare di cinema, politica, Salvini e l'Italia.

Il cinema? Una forma d'arte che va protetta, "la forma d'arte del popolo", una porta sul mondo. Salvini? Un razzista e bigotto, e Donald Trump, un disastro. Il sarcasmo e la schiettezza di Michael Moore, alla Festa del Cinema di Roma per presentare il suo ultimo film Fahrenheit 11/9 sull'elezione di Trump, non risparmia nessuno durante l'incontro ravvicinato con il pubblico.
Dal palco scherza, lancia accuse precise e si dice molto preoccupato della condizione del cinema oggi: "Negli Usa anche nelle città più grandi è diventato sempre più raro poter vedere film stranieri, che arrivano da altri paesi. Nella mia piccola città ho cercato di mettere su un'organizzazione che consenta alle persone di poter andare al cinema. È la forma d'arte della gente e va salvata, perché oggi permettersi altre forme di intrattenimento è diventato quasi impossibile: partecipare a un evento sportivo costa anche duecento dollari, andare a vedere un film ne costa invece ancora dieci", esordisce il regista americano.

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Che ricorda quando da ragazzino, nella sua città, vedeva film come Amarcord, Il conformista, o le opere di Akira Kurosawa: "Ho avuto la possibilità di vedere film che arrivavano da diverse parti del mondo, - racconta - oggi invece a due generazioni di distanza le persone non hanno più l'opportunità di vedere come si vive altrove e questo produce una minore consapevolezza e una maggiore ignoranza. Nel mio paese il 60% della popolazione non ha il passaporto, non ha cioè mai lasciato gli Stati Uniti, non ha mai viaggiato. Il cinema diventa per loro l'unica porta sul resto del mondo e per questo è necessario salvarlo e farlo prosperare".
La sua riflessione sul cinema si conclude con un monito, che suona anche come un augurio: "Dobbiamo impegnarci a far vedere film che provengano da più parti del mondo, ma voi dovete impegnarvi a continuare e realizzare film di grande valore e grande arte, come il cinema italiano ha fatto negli ultimi cento anni. Più arte e meno schifezze".

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L'elezione di Trump, il ruolo della stampa e Salvini

Where to Invade Next: Michael Moore con la bandiera statunitense in una scena

Da anni si impegna con i suoi documentari spietati e provocatori a fare inchiesta e a inchiodare pubblicamente i responsabili; le sue idee politiche sono note a tutti: da sempre considera Bush il responsabile di crimini di guerra per aver invaso l'Iraq nel 2003 e non si stancherà mai di mettere sotto accusa il sistema elettorale americano, definendolo "non democratico". "Se il nostro paese fosse una democrazia oggi alla Casa Bianca ci sarebbe Hillary Clinton e prima ci sarebbe andato Al Gore; entrambi avevano ricevuto più voti dei loro avversari repubblicani - spiega Moore -. I democratici avrebbero dovuto combattere per rimuovere la clausola della nostra costituzione, che permette a chi non ha ricevuto il maggior numero di voti di diventare comunque presidente".
Non esita ad attribuire ai media un ruolo fondamentale nell'elezione inaspettata di Donald Trump, colpevoli di "vivere nella loro bolla, non per strada a parlare con la gente e a raccontare le loro storie" e di aver fatto un errore di valutazione: "I media raccontano le storie che gli va di raccontare, quelle raccontate dai politici. Hanno instupidito la gente, non sono stati attenti e così lo hanno tristemente sostenuto e amato. È stata una grandissima delusione. Il giorno delle elezioni il New York Times dava la vittoria di Trump al 15% per cento... Per decenni la stampa lo ha amato perché era intrattenimento da tabloid; lo hanno amato così tanto da soprannominarlo affettuosamente 'Il Donald', sono innamorati di lui e continuano a esserlo".

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Quando Trump lanciò la propria candidatura in molti la presero come un gioco; tutti ridevano, tranne Moore, che provò a mettere in guardia l'opinione pubblica: "Mi ridevano dietro, mi dicevano che la gente era troppo intelligente per poterlo votare, ma la gente non è assolutamente troppo intelligente. Veniamo da tre decenni in cui la scuola è stata praticamente rasa al suolo e se si distrugge l'istruzione, se si fa pagare la formazione universitaria fino a 40 mila dollari all'anno, se si chiudono le biblioteche e si permette alle multinazionali di controllare la stampa, se si raccontano cose che fanno appello alla stupidità delle persone, allora si finisce per rincretinire una nazione. E questo porta a eleggere persone come Trump in America, e Berlusconi e Salvini in Italia".

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Obama e gli errori della sinistra

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Non si salva dal j'accuse neanche la sinistra che ha lasciato che tutto ciò accadesse, una sinistra orfana della propria spina dorsale e della propria identità: "Anche qui in Italia la sinistra ha iniziato a pensare che per vincere fosse meglio non essere troppo di sinistra ma un po' più di centro, credendosi un Salvini intelligente. È stato come dire: 'Non sappiamo veramente chi siamo ma voi votateci'" - continua - "è questo l'errore che stiamo pagando, la ragione per cui l'operaio ha votato per Trump o Salvini; queste persone si mostrano per quello che sono, non si nascondono, sono stupidi e ne vanno orgogliosi come Bush che si vantava di essere stato un cattivo studente. Quando mio padre lavorava in fabbrica gli americani volevano votare J.F.Kennedy perché pensavano che fosse una persona colta, che aveva studiato e che con la sua intelligenza e conoscenza potesse fare meglio per il paese".

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Barack Obama? Lo ha votato due volte e quando nel 2008 entrò in cabina elettorale si commosse: "Nel bel mezzo della guerra in Iraq il partito repubblicano lo aveva accusato di essere musulmano, in molti da sinistra gli chiesero di eliminare dalla scheda il suo nome musulmano, Hussein, o cambiarlo. Ma non lo fece e così davanti a quella scheda mi si riempirono gli occhi di lacrime, perché non avrei mai pensato di poter arrivare nella vita a votare un uomo di colore. Ero molto orgoglioso di quello che stava succedendo in un paese in cui la schiavitù era presente solo fino a cento anni prima".
Fu un momento, ci rivela, di grande speranza e subito dopo la più terribile delle delusioni, "una coltellata dritta al cuore", un tradimento per la maggior parte delle persone che lo avevano votato, uno dei motivi per cui la sinistra perse il Michigan nelle elezioni del 2016: "Ha commesso molti errori e così ha favorito la vittoria di Trump. La gente in Michigan semplicemente non è andata a votare, è rimasta a casa delusa. Se i partiti di sinistra si comportano male e non mantengono i propri valori la gente li abbandonerà, non li rispetterà più perché non rappresentano più nulla".
L'appello più accorato continua a essere alla sinistra nel mondo, affinché decida cosa vuole essere per rimpadronirsi del proprio partito e perché lotti contro le destre.

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L'amore per l'Italia... e i pomodori

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Moore non smette di scherzare su Trump, e il pensiero va al parallelismo con Hitler evocato nell'ultima parte del suo documentario: "Un neonazista? Trump non è Hitler, ma è Hitler a essere Trump. Mi diverte prendermi gioco di lui, è il peggio, e se avrà successo avrà abbastanza tempo per distruggere quel che rimane della nostra democrazia così come la conosciamo".
L'ultimo pensiero è per l'Italia: "Ci avete dato tantissimo; avete dato molto al mondo, non solo grande cinema, teatro, idee e letteratura. Il sistema sanitario italiano non ha pari nonostante ci siano delle cose da sistemare, è al primo o al secondo posto nel mondo per efficacia anche se è continuamente sotto attacco da parte di chi cerca di smantellarla. Quando sono venuto qui trenta anni fa, per la prima volta ho assaggiato un pomodoro italiano ed è stata un'esperienza eccezionale. Ho dovuto aspettare trent'anni dopo essere cresciuto ad hamburger e patatine, per potere gustare il sapore di un vero pomodoro".
L'augurio finale strappa applausi e regala ottimismo: "Mi intristisce vedere ciò che sta succedendo in questo paese, vi prego: tornate a essere l'Italia, non 'Italy first!' quella dei politici, ma semplicemente l'Italia!".

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