Mayans MC

2018 - ....

Recensione Mayans MC: il ritorno dell’anarchia

La nostra recensione del primo episodio di Mayans MC, lo spin-off di Sons of Anarchy ambientato nella comunità latinoamericana.

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Mayans MC è una serie tv drammatica creata da Kurt Sutter e James Elgin, trasmessa in America dal canale FX. È lo spin-off di Sons of Anarchy, e sono passati quattro anni dalla conclusione della serie madre: Ezekiel "EZ" Reyes, aspirante membro del gruppo motociclistico fuorilegge dei Mayans, deve fare i conti, nel primo episodio, con la natura illegale del percorso che si è scelto quando un nemico comune porta a tensioni provvisorie con la famiglia Galindo, a capo del narcotraffico locale. La situazione si complica a tal punto da richiedere l'intervento di Marcus Alvarez, presidente nazionale dei Mayans, e come se non bastasse EZ è costretto a rimpiangere il passato quando rivede la sua ex Emily, ora compagna del boss Miguel Galindo...

I tempi cambiano, le moto no

Non è un caso che la sequenza d'apertura di Mayans MC mostri un corvo ucciso da un cane e poi investito da una motocicletta: simboleggia la morte di Jax Teller al termine di Sons of Anarchy e l'ascesa della comunità latinoamericana al rango di protagonista del nuovo spin-off, che arriva quattro anni dopo la serie madre sia nel mondo dello show che nella nostra realtà. Quattro anni senza motociclisti fuorilegge sul piccolo schermo, un arco di tempo nel quale il creatore e showrunner Kurt Sutter ha prima cercato di passare ad altro con lo sfortunato dramma medievale The Bastard Executioner e poi è tornato all'ovile, decidendo di dare uno spazio maggiore al gruppo che, nei primi anni del franchise, era il nemico giurato di SAMCRO: i Mayans, costola ispanica della cultura dei bikers. Un ritorno che Sutter, in veste di sceneggiatore e produttore, non ha fatto da solo: questa volta è affiancato da Elgin James, cineasta e musicista di origine parzialmente latinoamericana e con un passato da galeotto, reclutato appositamente per rendere più verosimile la rappresentazione di una comunità che la politica statunitense ha fortemente demonizzato negli ultimi anni (stando allo stesso James, la produzione della serie è iniziata prima delle elezioni presidenziali del 2016, ma dopo il famigerato discorso di Donald Trump sul Messico come una nazione di criminali).

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Non siamo più nella città fittizia di Charming, nel centro della California, bensì nell'altrettanto inventata Santo Padre, al confine con il Messico. Eppure, per lo meno nel primo episodio, l'atmosfera non si discosta più di tanto da quella della serie madre: ritroviamo elementi come le storie d'amore finite male, i rapporti complicati tra genitori e figli e i complotti legati ad attività illecite. In un flashback carcerario fa capolino anche l'ormai defunta Gemma Teller Morrow (interpretata come sempre dalla moglie di Sutter, Katey Sagal), e viene stabilita come presenza ricorrente quella di Marcus Alvarez, leader nazionale dei Mayans. In altre parole, ed è senz'altro voluto per attirare l'attenzione dei fan di vecchia data, la prima ora dello show è quasi un rifacimento del prototipo con elementi latinoamericani anziché irlandesi. Manca nel cast una figura femminile forte e temibile come Gemma, ma il ruolo paterno, pur essendo molto diverso da quello di Clay Morrow, è stato affidato a Edward James Olmos che, a suo modo, possiede lo stesso carisma ribelle di Ron Perlman.

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Un protagonista non tanto anarchico

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Jax Teller non c'è più, e al suo posto è stato introdotto come protagonista EZ Reyes (il nomignolo si pronuncia "easy"). Due personaggi molto diversi, accomunati solo dall'essere per certi versi una variazione sul tema del figliol prodigo che si ritrova coinvolto in qualcosa di molto più grande. È ancora presto per fare paragoni approfonditi, ma almeno in questo pilot esteso EZ è sintomatico di ciò che rende lo spin-off intrigante ma un po' superficiale: la volontà di andare oltre il sentiero dello show originale c'è, ma manca quel guizzo di coraggio in più, l'istinto ai confini dell'estremo che caratterizza tutte le opere di Sutter (l'unica evoluzione davvero notevole, per chi guarda lo show in originale: nei dieci anni che sono passati tra il debutto di Jax e quello di EZ, la FX non è più tanto restia ad usare la parola fuck). C'è tutta una cultura da esplorare che ha poco o nulla a che vedere con gli anarchici d'altri tempi, ma il primo episodio extralarge si limita a suggerire, assecondando la natura di molte puntate inaugurali che pongono le basi di ciò che poi renderà interessante la visione del ciclo completo. La carne c'è, anche nei posti più inattesi (i titoli dei singoli episodi, pilot compreso, sono bilingue, in spagnolo e una delle lingue dei maya). Bisogna solo aggiungere il fuoco, forse anche letteralmente.

Recensione Mayans MC: il ritorno dell’anarchia
Max Borg
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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