Matrix Resurrections: l'ultimo film della saga ci porta attraverso lo specchio

Analizziamo i temi principali di Matrix Resurrections e l'importanza dell'ultimo film della saga diretto da Lana Wachowski, che capovolge e fluidifica l'universo di Matrix per parlare del nostro mondo.

APPROFONDIMENTO di 04/01/2022
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Matrix Resurrections: Keanu Reeves mentre cammina in una città "matrix"

Scendere e risalire. Morire e rinascere. Matrix Resurrections riassume tutto il suo senso in pochissime inquadrature all'inizio del film, preparando inconsciamente lo spettatore a un viaggio diverso da quello che le sorelle Wachowski avevano preparato vent'anni fa. Lo fa facendo comparire il titolo prima dall'alto verso il basso, come eravamo abituati, poi facendo comparire la parola Resurrections dal basso verso l'alto: un modo per sottolineare l'ascensione di quell'universo narrativo che cambierà definitivamente, ma anche per denotare subito un aspetto fondamentale di questo quarto film: gli specchi. L'immagine specchiata, il punto di vista capovolto per costruire una nuova normalità, la realtà e il mondo virtuale che si ribaltano (non solo nel tono ironico e distaccato di cui abbiamo già parlato) e quindi concludersi. Perché sì, questo Matrix Resurrections non è un remake mascherato da reboot come molti dei revival blockbuster di questi ultimi anni, anche se lo può sembrare. È un vero e proprio capitolo finale di una saga che alla fine, come abbiamo già potuto approfondire in passato, aveva un solo tema principale: l'unione tra identità e amore. Attenzione: sono presenti spoiler sul film.

Fluidità

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Matrix Resurrections: Jessica Henwick in una scena d'azione

La prima inquadratura del film è simile a quella del primo Matrix del 1999. Una squadra di agenti, in un corridoio buio, che avanza coi fucili puntati verso una porta. Qui il tutto è ripreso inquadrando uno specchio d'acqua, che capovolge l'immagine che lo spettatore ben riconosce e che presenta uno dei concetti fondamentali di questo quarto capitolo: la fluidità. Lo si nota dalla fotografia che, soprattutto nella prima parte del film, dona al lungometraggio un look particolare, come se gli oggetti fossero ricoperti da metallo fuso, liquefacendone le luci. Lo si sottolineerà dalla presenza degli specchi che prendono il posto delle cabine telefoniche per entrare e uscire dal sistema. Persino il suggestivo Bullet Time, l'effetto speciale che tanto rivoluzionò la storia del cinema, soprattutto d'azione, ha tutta un'altra estetica: a sua volta fluido, liquido, a tratti davvero straniante. E infine, diventa informe persino uno dei temi fondamentali che aveva fatto di Matrix un film affascinante: il potere della scelta. Scavando nella propria interiorità, i personaggi di Matrix Resurrections non devono compiere una scelta, quanto confermarla. Giocando con la metanarrativa, questo quarto film della saga ci informa che la storia è già stata scritta, le decisioni sono già state prese, e l'identità la si crea solo seguendone l'istinto. Che non appartiene a nessuna programmazione, se non quella della natura.

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Identità

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Matrix Resurrections: Keanu Reeves e Carrie-Anne Moss in una scena

C'è un momento fortissimo che forgia la chiave definitiva della saga di Matrix. Neo (ma chiamato anche Tom o Mr. Anderson o Thomas Anderson, vari nomi per un'identità non propria) sta per risvegliarsi ancora una volta dalla realtà virtuale, riprendendo la celebre scena delle pillole con Morpheus. Bugs posiziona Neo davanti allo specchio, mostrandogli come lui vede se stesso e come lo vedono, invece, gli altri in Matrix. Appare prevalente il discorso sull'identità e sulla percezione di se stessi (che poi, conoscendo la storia della regista, trova un legame sulla rappresentazione della disforia di genere) sottolineata anche dalla proiezione delle scene del primo film sui teli dando vita a un cinema vivente, la settima arte come specchio delle illusioni (cosa che a suo modo era anche il videogioco che Thomas Anderson ha creato rispetto alla trilogia cinematografica). La resurrezione del titolo, nei confronti dell'Eletto, è la fine di un percorso in cui la sua figura ascende definitivamente, dopo la morte, al pari della figura cristologica che da uomo diventa puro spirito.

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Nuova trinità

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Matrix Resurrections: Keanu Reeves in una scena in cui Neo usa i suoi poteri

Forse la storia di Matrix è sempre stata solo una storia d'amore tra Neo e Trinity, al netto dell'azione, della proposta filosofica e del fascino che ha fatto subire ai propri fan (qui accuratamente spinti alla provocazione). E se è vero - per citare una battuta ripetuta nel corso della trilogia - che "alcune cose non cambiano mai. Altre invece sì" Matrix Resurrections mantiene i riflettori puntati sulla coppia e ne evolve il senso narrativo. L'unione tra Neo e Trinity dà vita alla vera risurrezione, all'unione dello spirito con un corpo mistico che trascende il mondo binario e manicheo tanto desiderato dai nemici dell'Eletto: l'Analista, l'Agente Smith, persino gli stessi fan. Se il primo Matrix ci portava come novelle Alice nella tana del bianconiglio per scoprire un Paese delle Meraviglie, Matrix Resurrections ci porta attraverso lo specchio, per insegnarci una volta per tutte che il mondo è quella fluidità su cui passiamo attraverso. Ed è così che gli idealismi di Morpheus diventano controproducenti, che non tutte le macchine sono nocive, che la realtà può anche essere virtuale. Solo diversa. Ed è così che si ascende e si raggiunge la pace: in un ballo a mezz'aria, volando all'interno di un mondo che può avere albe color arcobaleno. Basta volerlo. Basta crearlo. In un umanismo ottimista, la lore di Matrix si rinnova legandosi al nostro mondo contemporaneo, più fluido. E poco importa se Neo e Trinity forgeranno un nuovo sistema senza "liberare" tutti i suoi abitanti. D'altronde la realtà virtuale è pur sempre una realtà.