Il mondo ha bisogno di eroi. E al netto della superhero fatigue che ha appesantito il cammino dei film più recenti, il nemico più pericoloso con cui dovrà scontrarsi Doomsday a dicembre, resta una grande verità fatta propria anche dai videogiochi. Dopo il successo di Spider-Man negli anni passati, il recente e divertentissimo picchiaduro Marvel's Tokon, un'altra icona a fumetti si appresta a sbarcare sulle nostra PS5: Wolverine. E lo fa per mano della stessa software house che ci aveva letteralmente conquistati con i suoi giochi dedicati a Spider-Man, creando fin dall'inizio una grande attesa per il nuovo titolo in collaborazione con Marvel Games.
Proprio per questo motivo, va subito sgombrato il campo da un possibile equivoco: Wolverine è molto differente dai titoli dedicati al giovane eroe di New York ed è una scelta consapevole, ragionata e probabilmente giusta, perché Logan non è Peter Parker, i loro poteri sono diversi, le loro caratteristiche generali vanno in direzioni differenti, e quello che funzionava per Spider-Man non sarebbe stato coerente con il protagonista del nuovo gioco. Non avrebbe avuto senso svolazzare per le strade di una città equivalente a New York, per accennare all'aspetto preponderante di quel titolo, quindi è stato necessario costruire attorno a Wolverine qualcosa di più coerente e centrato sul personaggio, rendendo l'approccio puramente narrativo più preponderante.
Il conflitto tra umani e mutanti al centro della trama
La storia del gioco Marvel è quella di un ritorno: Wolverine si unisce nuovamente al Team X, la task force mutante fondata da Nathaniel Essex (il personaggio che vedremo presto anche nell'MCU, dopo l'annuncio del suo interprete Adam Driver), tre anni dopo averla abbandonata. Un ritorno necessario, perché qualcosa di drammatico sta succedendo, sull'onda di un fanatismo cieco: Bolival Trask sta rapendo mutanti, convinto della superiorità umana. È quindi necessario unirsi, fare squadra, per lottare e opporsi a questi attacchi, intercettare altri mutanti tra Canada, Giappone e l'isola di Madripoor per fronteggiare il pericolo, oltre a incrociare la strada con alcuni di loro in momenti del nostro cammino, da Sabretooth a Mistica e soprattutto Jean Grey.
Tutta lo spessore di Wolverine e della sua storia
Se non sai da dove vieni, non potrai mai decidere dove andare
Un ritorno, dicevamo, dopo tre anni, per un presente di lotta e sangue, ma con un'attenzione al passato di Wolverine che possiamo esplorare e conoscere attraverso una serie di sfide chiamate Prove dell'incubo che incroceranno il cammino del giocatore. Si tratta di un qualcosa di opzionale e parallelo alla storyline principale, ma che menzioniamo da subito perché il lavoro fatto sul personaggio è elemento fondamentale del gioco di Insonniac Games: lasciatici alle spalle lo smarrimento iniziale figlio di aspettative differenti e i primi dubbi tecnici che colpiscono in prima battuta, è la storia e il modo in cui il protagonista la vive a conquistare il giocatore, con le sue svolte appassionanti e a tratti anche sorprendenti. Dal punto di vista della costruzione, infatti, Marvel's Wolverine è assimilabile a un lungo film, vista la cura delle cutscene e delle animazioni, ma anche la linearità così marcata.
Forse fin troppo, per qualcuno. Se da una parte è infatti vero che l'approccio classico agli open world ha stancato molti, con la loro serie di missioni e attività ripetitive da fare in giro per una mappa enorme, dall'altra è vero che anche una storia lineare si può costruire lasciando una maggior libertà o almeno illusione di averne. Sarebbe bastato poco per alleviare quel senso di guida costante che vincola, rendendo per esempio almeno un'area più simile a una open map in cui occuparsi di alcuni task in un'ordine meno rigido: pensiamo per esempio alla porzione di storia a Shinjuku, che avremmo esplorato un po' di più senza essere condotti lungo la storia da binari così evidenti.
Un limite a cui si aggiungono alcune mancanze tecniche e approssimazioni, per esempio nei passaggi dalle fasi di gioco ad alcune scene d'intermezzo, che ci sembrano figlie della fretta di uscire prima di GTA, che non rovinano l'esperienza ma non passano inosservate. In molti casi si tratta di dettagli, imperfezioni, che saranno sicuramente limati con le prime patch post uscita.
La forza nei combattimenti, veloci, crudi e sanguinosi
Difetti però bilanciati da altrettanti pregi, perché sarebbe ingiusto non sottolineare quanto il gioco funzioni e diverta nella purezza e semplicità della sua costruzione: non osa, non stupisce, non innova, ma intrattiene e fa il suo dovere nel mettere il giocatore nella condizione di godere della rabbia brutale e sanguinosa di Wolverine. E non è un caso se parliamo di rabbia perché è una delle meccaniche che regola il combat system del gioco: oltre alle abilità e i colpi da sbloccare man mano che si procede con i livelli, è presente una barra di progressione con più livelli di riempimento, che dà accesso ad azioni più possenti, brutali e sanguinose.
Il combattimento è centrale in Wolverine, come ci si aspetterebbe dall'eroe dotato di artigli di adamantio di casa Marvel: rapido e cruento, con tanto di letali finish per chiudere la partita con i propri nemici. Si sarebbe forse potuto inventare qualcosa in più, qualcosa di più sorprendente come Spider-Man era stato, ma se mettiamo tutto sul piatto della bilancia, c'è abbastanza per far passare una dozzina di ore di sano e brutale divertimento ai fan dell'eroe Marvel.
Conclusioni
Marvel's Wolverine sceglie coscientemente di allontanarsi dalla formula che ha reso celebre Insomniac con Spider-Man, barattando la libertà d'azione dell'esplorazione urbana con un racconto lineare, brutale e fortemente focalizzato sul carisma di Logan. Il risultato è un'avventura d'azione d'impatto, capace di regalare una dozzina d'ore di puro divertimento viscerale grazie a un sistema di combattimento cruento e a una cura narrativa di alto livello. Sebbene la struttura rigida e alcune sbavature tecniche impediscano al titolo di rappresentare il salto generazionale che molti attendevano, il lavoro svolto sul mutante Marvel è viscerale e rispettoso del materiale d'origine. Un acquisto consigliato ai fan dell'eroe e un solido action per chiunque cerchi un'esperienza diretta e senza fronzoli.
Perché ci piace
- Una narrazione matura e cinematografica che valorizza il passato del personaggio e la complessa dinamica con il Team X.
- Animazioni e "interpretazioni" dei protagonisti ben confezionate.
- I combattimenti sono rapidi, brutali e guidati da una meccanica della rabbia estremamente appagante per il giocatore.
- Un'avventura ritmata che evita il logorio e la ripetitività tipici dei classici open world...
Cosa non va
- ... ma dalla linearità troppo marcata. L'esplorazione è imbrigliata in binari rigidi che tolgono respiro a mappe potenzialmente affascinanti come Shinjuku.
- Alcune transizioni verso le cutscene e imperfezioni visive risentono di una palese fretta produttiva.
- Il titolo gioca sul sicuro senza rischiare o sorprendere come fece a suo tempo Marvel's Spider-Man.