Marte

2016 - ....

Ron Howard su Marte: "Nella seconda stagione andremo a colonizzare il Pianeta Rosso"

Intervista a Ron Howard che ci ha parlato della seconda stagione di Marte, la serie su National Geographic dal 22 novembre.

Giovanni Bogani
Ron Howard sul set della sua commedia Il Dilemma

La voce al telefono giunge lontana, disturbata, piena di gracchi, fremiti, ronzii. Come se venisse da Marte. O come se fosse quella degli astronauti dell'Apollo 13, perduti fra la Luna e il niente. Ma noi, qui sulla Terra, amiamo quella voce. Perché è quella di Ron Howard. Il Ricky Cunningham della nostra infanzia, quello con il ciuffo rosso e gli occhi limpidi che ci incollava al televisore alle 19:20 per Happy Days. Ma anche il regista di film altrettanto limpidi, di un candore quasi adolescenziale, come Splash, una sirena a Manhattan. E poi, il regista che ha vinto l'Oscar per A Beautiful Mind, con Russell Crowe perduto nei suoi calcoli e nella sua solitudine. Il regista di altre solitudini, quelle nello spazio degli astronauti dell'Apollo 13. E del professor Langdon, perduto fra misteri, cabale, misteri sanguinosi nel Codice da Vinci, Angeli e dèmoni, o in Inferno.

Ron Howard di capelli adesso ne ha pochi, nascosti sotto un berrettino da baseball, da cui è inseparabile. Rossa, ancora, è la barba. E luminoso, adolescenziale, è l'entusiasmo con cui racconta il suo nuovo progetto. Che riguarda lo spazio, proprio come Apollo 13. Come Solo: A Star Wars Story, l'ultimo film della saga, diretto proprio da lui. Dal 22 novembre andrà in onda in tutto il mondo - in Italia, sul canale National Geographic di Sky - la seconda stagione di una serie tv che combina ricerca scientifica e racconto. La serie si chiama, semplicemente, emblematicamente, Marte. Così come un quotidiano, in quello storico 20 luglio 1969, titolò a tutta pagina, semplicemente, "Luna". Raggiungiamo Ron Howard al telefono. È negli Stati Uniti. Dalla quantità di brusio diresti che sia molto più lontano di Marte. Su Plutone o giù di lì.

Leggi anche: Marte: con National Geographic alla conquista dello spazio

Ron Howard2

Il fascino di Marte

Mars: una foto di Marte

Mr. Howard, lei è cresciuto negli anni Sessanta: c'erano tanti film di fantascienza ambientati su Marte. Come è cambiato il suo modo di immaginare Marte, da allora?

Quando ero bambino, nella mia immaginazione su Marte c'erano mostri e Marziani! (ride) Ma sapevo che erano film, cose impossibili. E anche quando ho iniziato questa serie, pensavo che era un'idea interessante, che avrebbe nutrito l'immaginazione del pubblico, ma non prendevo così sul serio l'idea di andare su Marte. Adesso sì! Ho capito che andare su Marte è possibile. E anche auspicabile.

Chi o che cosa la ha fatta cambiare idea?

Ho intervistato molti scienziati, e alcuni astronauti, che già avevo conosciuto dirigendo Apollo 13. L'idea di arrivare su Marte, piano piano, è passata in me da qualcosa che potrebbe accadere a qualcosa che dovrebbe accadere. L'umanità tutta ne trarrebbe grandi benefici.

Perché?

Perché Marte sarebbe una formidabile scialuppa di salvataggio per l'umanità.

Leggi anche: Ron Howard su Solo: "Harrison Ford mi ha aiutato a creare questo Han Solo"

Come colonizzare il Pianeta Rosso: la seconda stagione di Marte

Mars: un'immagine dei protagonisti

Arriviamo alla serie che ha prodotto per National Geographic. Come si intrecciano le parti documentarie, le interviste a scienziati ed esperti, con la narrazione?

Le une rinforzano le altre. Il documentario rende credibile la narrazione, mentre la finzione sottolinea il contenuto emotivo della parte documentaria.
Penso che questo che rende la serie così unica e speciale.

Quale percentuale va alla fantasia?

Ogni attimo della storia si basa su ciò che gli scienziati ci hanno spiegato. Mettiamo in scena ciò che i primi visitatori di Marte si troverebbero di fronte.

Mars: una spettacolare foto della miniserie

Per esempio?

Abbiamo fatto una lista di tutte le cose che potrebbero succedere in quel pianeta, e ce ne sono molte, molte di più di quante siamo riusciti a metterne in una serie di sei ore.

Che cosa cambia, nella seconda serie?

Nella prima stagione, il punto era arrivare su Marte. La prima grande avventura. Ma adesso, inizia la vera storia: colonizzare Marte, viverci. La storia prende le mosse cinque anni dopo la prima serie; ci sono gli stessi personaggi, con alcuni inserimenti nuovi. Raccontiamo la conquista di una nuova frontiera.

Che cosa le ha insegnato l'esperienza di Apollo 13?

La consapevolezza che il pubblico è molto più interessato ai dettagli di quanto si pensi. Sono i dettagli che permettono al pubblico di entrare nella storia.

Leggi anche: La vita su Marte può essere realtà? Ce lo racconta AstroSamantha

L'uomo e la sfida

Ron Howard sulla Croisette

Qual è la sua posizione, riguardo ai programmi spaziali che le grandi potenze hanno avuto in passato e hanno tuttora?

Sono favorevole ad ogni programma che spinga avanti l'esplorazione dello spazio. Certo, dobbiamo ricordare che questi programmi hanno avuto un enorme sviluppo con la Guerra fredda.
È ironico che sia stato il conflitto mondiale latente che ci ha portati sulla Luna.

Qual era, per lei, la fascinazione di questa storia?

La sfida. Il sogno. Sono le cose che caratterizzano noi umani. Pensare di raggiungere la valle di là dalla montagna, oppure un altro pianeta. Mi affascinano personaggi che si spingono all'estremo, e anche oltre, anche a rischio della loro vita. In fondo è quello che fanno i protagonisti di Apollo 13, ma anche di Rush o di molti altri miei film.

Ron Howard su Marte: "Nella seconda stagione...
Cinecittà World
Cinecittà World

Mostra i vecchi commenti

Marte: con National Geographic alla conquista dello spazio
Emmy 2018: reunion di Happy Days per Henry Winkler e Ron Howard!