L'uomo più odiato di internet, la recensione: documentare la vendetta

La recensione de L'uomo più odiato di internet: Negli anni Dieci del Duemila un certo Hunter Moore decise di sfruttare il revenge porn per dar vita al proprio impero. Da lì divenne "l'uomo più odiato di internet". La sua storia è ora un documentario per Netflix.

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L'uomo più odiato di Internet: un'immagine della serie

Meme, video di cagnolini simpatici e parodie esilaranti. Ma anche film, video interattivi e didattici, libri da scaricare e appunti da condividere. Il mondo di internet - e, in particolare, dei social media - è una rete che ha abbattuto le distanze, economizzato i tempi e moltiplicato la possibilità di interazione. Eppure, (come vedremo in questa recensione de L'uomo più odiato di internet) c'è un lato oscuro della medaglia che, una volta mostratosi, tutto avvolge e ingloba nel suo manto mefistofelico senza via di uscita. Oltre a impoverire quella relazione interpersonale che tanto vantava di favorire, facendoci prigionieri di schermi e scrolli di pagine continue, l'universo cibernetico diventa un giacimento di materiale audio-visivo che una volta postato diventa materiale di tutti, condivisione infinita e appropriazione indebita da parte di occhi che analizzano, menti che giudicano e mani che commentano.

L'involuzione massima di tale operazione si tramuta in quello che nel mondo digitale ha una denominazione ben precisa, e una legislazione meno tutelante: "revenge porn". Ricevere e inviare foto, video e scatti provocatori, intimi ed erotici, da strumento di corteggiamento e tentazione, nell'ottica dell'assuefazione social può tramutarsi in motivo di vendetta e strumento di attacco. Le cronache con il tempo ci hanno insegnato i termini e le condizioni di tale incubo, lo hanno fatto entrare nel nostro quotidiano alle spese di chi il peso di quell'orrore non lo ha superato, pagando con la propria vita il senso della vergogna. Come dimostrano le vicende narrate ne L'uomo più odiato di internet, c'è stato un tempo in cui un giovane uomo, tale Hunter Moore, decise di costruire un proprio impero usando l'odio, l'abilità da hacker e la scia desolante e aberrante del revenge porn, come calce e mattoni. Una struttura apparentemente solida, fatta di codici binari attraverso la quale chiunque poteva ritrovarsi nel ruolo di vittima e carnefice, pollice che invia, e corpo da denigrare, giudicare, senza consenso, senza volontà, senza pietà.

L'UOMO PIÙ ODIATO DI INTERNET: LA TRAMA

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L'uomo più odiato di Internet: una foto di scena della serie

Sembra una storia assurda, una trama partorita dai migliori sceneggiatori di Hollywood, L'uomo più odiato di internet. Purtroppo, però, quella distribuita sulla piattaforma Netflix dai produttori de Il truffatore di Tinder e Giù le mani dai gatti: caccia a un killer online è figlia di una storia vera. Scioccante e destabilizzante, la docuserie in tre parti su Hunter Moore e il suo sito IsAnyoneUp.com, tra i primi e più famosi portali di revenge porn, è una montagna russa delle emozioni, un grido di aiuto tramutatosi in atto di denuncia. Da madri arrabbiate, ad ex-fidanzate redente, fino ad agenti dell'FBI, tutti si uniscono per tracciare passato e presente dell'uomo più odiato di internet, alias Hunter Moore.

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NETFLIX, O L'ARTE DEI DOCUMENTARI

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L'uomo più odiato di Internet: un momento della serie

Netflix sa come realizzare un documentario di impatto. Lo aveva dimostrato con Sanpa: Luci e tenebre di San Patrignano, e ancora prima con Atleta A (senza dimenticarci dei casi mediatici di Tiger King e Making a murder). Nel corso del tempo, a prodotti cinematografici qualitativamente altalenanti e non sempre all'altezza delle aspettative, Netflix ha affiancato una produzione documentaristica solida, interessante e mai banale, tanto nella realizzazione, quanto nella scelta dei contenuti da trattare. Un'abilità, questa, confermata con L'uomo più odiato di internet. Quella sviluppata dalla piattaforma streaming non è una formula magica, ma una struttura ben conclamata, giocata tutta sul potere della testimonianza diretta di chi quei momenti li ha vissuti sulla propria pelle. Nessun oratore esterno, nessuna voce fuori campo. Tutto prende vita da ricordi, parole lasciate libere di fluire, sostenute da immagini di repertorio, o ricostruzioni mai fuori luogo, ma pronte a rendere ancora più veritieri pensieri e sprazzi di memoria che colpiscono e destabilizzano i propri spettatori.

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L'OBIETTIVITÀ DELLA COLPEVOLEZZA

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L'uomo più odiato di Internet: una scena della serie

Se in SanPa (qui la nostra recensione) si ponevano sullo stesso piano, e con fare obiettivo, le luci e le ombre che circondavano San Patrignano, lasciavano che fosse lo spettatore a formulare una propria idea sull'universo creato da Vincenzo Muccioli, con L'uomo più odiato di Internet non c'è spazio per le giustificazioni, o per eventuali spiragli di innocenza. Per Hunter Moore il documentario volge verso un giudizio perentorio, una direzione unica, perché dietro alle azioni compiute dal giovane, dietro ogni sua parola e singolo incitamento alla violenza, non si cela alcuna possibilità di comprensione, o redenzione. La sensazione di ritrovarsi ad ascoltare una sola campana è puramente un fatto illusorio; la scelta compiuta dal regista è proprio quella di denunciare attraverso il caso del sito IsAnyoneUp.com un microuniverso di terrore, traumi che ancora oggi si ripetono, si ripropongono, come il suono della sveglia la mattina, lasciando le proprie vittime inermi, costrette a vagare senza meta in un labirinto cibernetico in cui ogni uscita è bloccata, e il senso di vergogna dilaga, soffocandole. Eppure, aleggia tra i raccordi di montaggio, e nelle parole dei vari protagonisti, un senso di obiettività che non intende influenzare il giudizio dello spettatore; anche perché l'ammontare di tanta insana, egocentrica, crudeltà, non ha bisogno di filtri o elucubrazioni, si presenta da sola per quello che è: pura, malsana, perfidia, mista a un narcisistico arrivismo.

INDAGINE SU UN CITTADINO AL CENTRO DI OGNI SOSPETTO

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L'uomo più odiato di Internet: una foto di scena

Un'indagine in tre tappe: ecco cos'è L'uomo più odiato di internet. Partendo dal racconto di una madre e la sua battaglia in nome della reputazione della figlia, si tessono le fila di un sito come IsAnyoneUp.com dove l'ilarità lascia spazio alla vendetta, mentre foto e video diventano materiale da macello mediatico. Ogni personaggio entra in punta di piedi nello sviluppo del racconto, portando prove in formato audio-visivo a favore della veridicità della propria testimonianza. Minuto dopo minuto, le parole degli intervistati creano un senso di attesa, uno sviluppo ascendente della storia, che va a combaciare con l'ascesa mediatica e professionale di Hunter. Poi arriva il terzo episodio e il climax scoppia dinnanzi a noi, trascinando lo spettatore tra le fiamme brucianti dell'inferno personale a cui Moore era destinato. La giustizia si compie, e mano a mano che la storia arriva all'epilogo finale, un senso di soddisfazione e liberazione avvolge il pubblico. Una scelta che non parte dal pensiero soggettivo dei creatori, ma come diretta conseguenza dei ricordi e vicende vissute dagli intervistati. Intervistati perennemente illuminati da una luce accesa, quasi per intensificare quel desiderio di capire, comprendere e analizzare con lucidità ogni parola espressa, ogni pensiero elaborato, ogni ricordo soppresso.

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IL DESTINO NEL NOME

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L'uomo più odiato di internet: un'immagine della docuserie Netflix

Sembra averlo inscritto nel suo nome il proprio destino Hunter Moore. "Hunter", cacciatore, ricercatore di prede da distruggere, da cui rubare linfa vitale, per poi appendere come trofei sulle proprie pareti digitali, tra gli spazi di una homepage tinta di vergogna e recriminazione. Nel racconto della sua ascesa e corrosiva discesa, lo spettatore viene accompagnato con fare sicuro dai creatori, gli stessi de Il truffatore di Tinder. E lo fanno appoggiandosi su racconti e materiale inoppugnabili, che non hanno possibilità di contestazione, come messaggi, o indirizzi IP e intercettazioni. In un mondo in cui tutto viene segnato a vita, impresso sulle reti cibernetiche come tatuaggi indelebili, anche le prove inconfutabili del disegno meschino di Moore trovano le proprie tracce tra i buchi neri di un sistema criminale fallace. Bastava cercarli, illuminarli con le giuste chiavi di accesso. Ed è proprio il grido di denuncia, lanciato a suon di tweet e stati su Facebook di una madre arrabbiata e ostinata, decisa a rimuovere le foto della figlia online, distruggendo il tempio costruito da Moore, che questa caccia al mostro ha inizio, e con essa anche lo stesso documentario.

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L'uomo più odiato di internet: un'immagine della docuserie Netflix

Charlotte Laws (ironico che la donna faccia "Laws, leggi" di cognome) diviene il perno centrale attorno a cui la storia prende vita; il nucleo gravitazionale che tutto muove e tutto dirige. È suo il primo sguardo che lo spettatore incrocia, sono suoi gli ultimi occhi che il pubblico vedrà. Si stabilisce con la donna un legame particolare, un ponte lungo il quale non solo i ricordi sono autorizzati a passare, ma anche le emozioni, il dolore, il senso di paura per l'incolumità della propria famiglia, si sposta da un punto all'altro, divenendo parte integrante dello spettatore. Sentiamo la frustrazione di questa donna, percepiamo ogni suo stato emotivo: un'immedesimazione resa possibile dalla modalità con cui i creatori realizzano le interviste, strutturandole come tante piccole confessione. Con lo sguardo diretto verso il proprio pubblico, si dona a quest'ultimo la possibilità di analizzare ogni espressioni, di cercare negli occhi un barlume di sincerità o strascichi di ricordi falsati e menzogneri.

Una volta stabilito un contatto di (s)fiducia, starà allo spettatore costruire il proprio processo personale, sentenziando il destino e il cammino di ogni singola pedina in questo gioco al massacro virale, dove Moore, "l'uomo più odiato di internet", da burattinaio diviene il colpevole, il mostro da annientare attraverso quello che nel contesto di un mondo votato alla sovraesposizione mediatica, è la condanna peggiore: l'oblio e la scomparsa dai social.

Conclusioni

Concludiamo questa nostra recensione de L'uomo più odiato di internet sottolineando quanto questa docu-serie targata Netflix riesce a coinvolgere lo spettatore, condividendo con lui gli stati d'animo, e i dolori inferti e provati da vittime sacrificali sull'altare di internet. E tutto a causa di un uomo, e di un crimine come il "revenge porn", ancora privo di una legislazione che tuteli le vittime.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • La durata e la semplicità di racconto degli episodi, così da poter essere compresi da tutti
  • La capacità di immersione e immedesimazione
  • Il contenuto narrativo, non conosciuto a un pubblico non americano

Cosa non va

  • La mancanza di interviste a persone ancora più vicine a Hunter
  • Un approfondimento solo superficiale delle indagini da parte dell'FBI