Luke Cage

2016 - 2018

Luke Cage 2: torna l'eroe di Harlem, ma è ancora più appannato

Luke Cage ci mette alla prova: per seguirlo fino alla fine della sua storia dobbiamo essere molto, molto determinati.

La seconda stagione di Luke Cage si apre con il muscoloso eroe divenuto un'icona ad Harlem. Il vigilante ha addirittura una app a lui dedicata, scaricatissima dagli abitanti del quartiere, che permette di seguirne gli spostamenti. Luke Cage ha conquistato la popolarità a colpi di pugni lottando per ristabilire l'ordine, combattere la criminalità e proteggere la popolazione. Pur non essendo la serie più brillante dell'universo Marvel/Netflix, Luke Cage è divenuta un punto di riferimento per la cultura afroamericana grazie alla cura nei dettagli e nell'ambientazione. Lo show firmato da Cheo Hodari Coker ha anticipato la popolarità di Black Panther ricordando all'America e al mondo che gli afroamericani esistono come soggetto e oggetto artistico e non sono tutti arrabbiati come Spike Lee (almeno non sempre).

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Luke Cage 2, Mike Colter sulla sedia da barbiere

Quando la seconda stagione di Luke Cage si apre, ormai sono passati diversi mesi dalla morte di Cottonmouth. Mariah e Shades, liberi da ogni accusa di colpevolezza, si sono insediati al Club Paradise come nuovi signori del crimine di Harlem. E libero dal carcere è anche Luke che, dopo essere stato fermato nel finale della prima stagione per i crimini commessi quando era ancora Carl Lucas, è un sorvegliato speciale della polizia di Harlem che non ama le sue ingerenze nella lotta al crimine, ma di fatto è diventato un eroe popolare. Il suo faccione compare nei selfie di tutti i ragazzini del quartiere ed è questo che rende l'eroe di Harlem così speciale. Tra i quattro Defenders Cage è l'unico, insieme a Jessica Jones, a non indossare una maschera e a non celare la propria identità. Più rassicurante dei colleghi Daredevil e Iron Fist perché più "controllabile" e meno borderline dell'etilica Jessica, Luke sembra perfino essersi accasato con Claire Temple (Rosario Dawson), jolly delle serie Marvel/Netflix, ma il suo ruolo di difensore tornerà a causargli grane.

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In cerca di un nemico

Luke Cage 2, Mike Colter si fa un selfie con un nugolo di ragazzini

Come per la prima stagione, anche in Luke Cage 2 il filo conduttore è la musica. Cheo Hodari Coker, ex giornalista musicale, infonde di brani hip hop più o meno noti ogni episodio e se i 13 titoli della prima stagione erano mutuali da brani dei Gang Starr, stavolta Coker sceglie di omaggiare un altro leggendario duo hip hop, Pete Rock & CL Smooth Songs. Costante l'attenzione all'ambientazione, curata fin nei minimi dettagli. Anche senza la presenza fondamentale di Pop, ogni volta che entriamo nella bottega del barbiere ereditata da Luke sembra di precipitare in un Fa' la cosa giusta al ralenty. I registi che si alternano alla guida dei 13 episodi, a partire da Lucy Liu, firma del primo episodio, si uniformano al look imposto dallo show che rimane stilisticamente coerente alternando lunghe sequenze dialogiche a scene d'azione muscolari, il tutto condito da una colonna sonora onnipresente.

Luce Cage 2: una sequenza bollente tra Mike Colter e Rosario Dawson

In questo dispendio di mezzi a mancare è la presenza di un villain degno di questo nome. A tener desta l'attenzione del pubblico nella prima stagione era la tensione creata dalla presenza di Cottonmouth, spietato re del Paradise che aveva instaurato un regime del terrore ad Harlem. Violento, determinato, acuto, il carisma di questo signore del male era dovuto alla notevole interpretazione di Mahershala Ali e il suo braccio di ferro con la cugina Mariah Dillon (Alfre Woodard), intenta a ripulire la propria immagine pubblica con l'ipocrisia tipica dei politici, dava mordente a una serie meno elettrizzante del previsto. Dopo l'assassinio di Cottonmouth, Cheo Hodari Coker usa buona parte della seconda stagione per trovare un altro villain degno di questo nome da affiancare al prevedibile duo composto da Mariah e dall'amante Shades (Theo Rossi). La scelta ricade su John 'Bushmaster' McIver, interpretato da Mustafa Shakir. Bushmaster è un gangster giamaicano intenzionato a conquistare Harlem. La fisicità di Shakir è intrigante e la sua origine introduce ulteriori elementi di interesse, come la pratica del voodoo e della magia nera, ma il tentativo di contrapporre a Luke Cage un nemico in grado di rivaleggiare con lui sul piano fisico non porta i risultati sperati. Nonostante l'interessante performance di Shakir, a lungo andare il suo braccio di ferro con Cage risulta ripetitivo e gli spunti emersi dal suo passato tragico non vengono sfruttati a dovere.

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Con lo spettatore nella "palude" di Harlem

Luke Cage 2, Mike Colter affronta un nemico

Nel suo intento di rendere ancor più problematico il personaggio di Luke Cage, Cheo Hodari Coker sforna nuovi dilemmi morali per il suo vigilante. Il rapporto mai pacificato col padre (che in un gioco di simmetrie si riflette con la relazione problematica tra Mariah e la figlia), la voglia di riscatto che passa attraverso la violenza estrema, la difficoltà a controllare i propri poteri, la guerra a Bushmaster che lo porterà a proteggere, suo malgrado, Mariah... Hoker prova a dipingere Luke Cage come un eroe shakespeariano solo contro tutti e roso da dilemmi amletici, il tutto senza la verve del Bardo. Nonostante la buona volontà di Mike Colter, la struttura narrativa scelta da Cheo Hodari Coker spalmata su 13 episodi risulta ripetitiva. Dopo un esordio sfolgorante nella prima stagione, la presenza di Misty Knight (Simone Missick) al fianco di Luke in veste di protettrice - mentre lotta per riconquistare un ruolo di primo piano nel dipartimento di polizia dopo la menomazione - viene percepita come qualcosa di scontato. Sensazione amplificata nel caso degli intrighi del duo composto da Shades e Mariah.

Luke Cage 2: Alfre Woodard, Erik LaRay Harvey e Theo Rossi a colloquio

Anche il carisma sensuale di Claire nei panni della fidanzata premurosa (e preoccupata) viene sfruttato molto meno del previsto. Claire rappresenta la voce della ragione, colei che cerca di tenere Luke coi piedi per terra e prova a salvarlo da se stesso, ma a giudicare dal trattamento riservato al personaggio, Rosario Dawson sembra aver ragione a mettere in discussione la propria presenza nel futuro del Marvel Universe. Il materiale umano potenzialmente interessante che circonda Luke Cage, e che dovrebbe compensare le rigidità di Mike Colter, è mal sfruttato. Nonostante il tentativo di approfondimento psicologico, gli schemi comportamentali in cui ogni personaggio viene inserito diventano una gabbia che permette meno colpi di scena e mutamenti psicologici di quanti servirebbero per tener desta l'attenzione. Così, nonostante una maggior consistenza rispetto al passato, la seconda stagione di Luke Cage fatica a prendere il volo sia nella totalità che nei singoli episodi. Il senso di pesantezza che lo show si trascina dietro, episodio dopo episodio, è dovuto al suo granitico protagonista, più personaggio che persona, e allo stile scelto per celebrarlo. Luke Cage ci mette alla prova: per seguirlo fino alla fine della sua storia dobbiamo essere molto, molto determinati.

Luke Cage 2: torna l'eroe di Harlem, ma è ancora...
Valentina D'Amico
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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