Limoni a Varsavia, la recensione: il sapore agrodolce del ritorno alle origini

Italia e cucina in Limoni a Varsavia, il road movie gastronomico di Bruno Colella con Ninni Bruschetta e Roberto De Francesco, ora al cinema.

Un'immagine di Limoni a Varsavia

"Il Mediterraneo finisce dove i limoni non crescono più" si dice in un momento di Limoni a Varsavia, il nuovo film di Bruno Colella che abbraccia il mondo della gastronomia italiana e lo rende parte preponderante della sua storia. E la citazione dovrebbe far capire perché non sia un caso che sia proprio questo frutto e ingrediente così iconico a diventare simbolo e gancio per collegarsi alla nostra cucina e la nostra realtà... anche quando esportata in un paese dai presupposti culturali differenti come la Polonia. Ed è un'ottima intuizione per raccontare il mondo degli italiani all'estero, quella necessità e insieme difficoltà di integrazione e crisi di identità che accompagna le loro esistenze.

La trama: due cugini on the road nella storia di Limoni a Varsavia

Ninni Bruschetta Denise Tantucci Roberto De Francesco Con Il Misterioso Lemon Tree
Una scena del film di Bruno Colella

Giuseppe e Nicola sono due cugini che da anni gestiscono un ristorante italiano nel cuore di Varsavia. Schiacciati dalla concorrenza, decidono di intraprendere un rocambolesco viaggio on the road in sella a due Harley Davidson verso l'Italia. La missione è chiara: ingaggiare almeno uno chef celebre in televisione o il re della pizza per rilanciare il locale. Il ritorno in Polonia è però accompagnato da qualcosa di molto diverso, ma che potrebbe rappresentare quella speranza e soluzione che avevano cercato lungo il loro viaggio su due ruote lungo la nostra penisola.

Il cast e i guest: da Ninni Bruschetta a Gino Sorbillo

Lo spunto della crisi di identità dell'Italiano all'estero, quella difficoltà nel sentirsi a casa e integrarsi in una realtà diversa da quella in cui si è cresciuti, è ben veicolata dalle prove di Ninni Bruschetta e Roberto De Francesco, che funzionano come coppia di cugini e trovano un loro equilibrio dando vivacità al loro viaggio on the road. Sopperendo alle mancanze di uno script che non sfrutta a pieno questa idea di fondo della storia di Limoni a Varsavia.

Gino Sorbillo Il Re Della Pizza
Gino Sorbillo in una scena di Limoni a Varsavia

I due sono però accompagnati da altri volti noti del nostro cinema, da Nino Frassica a Peppe Lanzetta e Lina Sastri, e di quello polacco, come Marieta Żukowska e Anna Cieślak... e non solo: perché il film di Bruno Colella completa l'opera di celebrare la gastronomia italiana integrando nel racconto tanti nomi popolari che l'hanno resa celebre in tutto il mondo. Ecco quindi apparire nel film molti veri chef nella parte di se stessi, da Gianfranco Vissani a Dario Cecchini e Filippo La Mantia, fino al "re della pizza napoletana" Gino Sorbillo.

Dalla Polonia al Cilento: le location del film

Se da una parte c'è la presenza di esponenti della gastronomia italiana a amplificare l'andamento narrativo della storia, ancorandola nella nostra realtà, dall'altra c'è un altro aspetto che contribuisce a valorizzare il viaggio dei protagonisti avendo un simile effetto concreto: le location. Il film è infatti girato a Varsavia e altre città polacche come Danzica e Wroclaw per la parte di storia all'estero, ma anche Milano, la campagna umbra, il Chianti, Napoli e il Cilento per la parte di viaggio di Giuseppe e Nicola nel nostro paese.

Maggiolone Sulle Strade Del Sud Anni Ottanta
On the Road nelle splendide location del film

Paesaggi e ambienti contribuiscono quanto le guest della cucina a consolidare il legame con il territorio e dare un senso concreto e profondo a quel titolo Limoni a Varsavia che è stato scelto per veicolare la storia. E si tratta di un viaggio che il film stesso sta iniziando nelle nostre sale, partendo dall'America Hall di Napoli per passare ad altre strutture della Campania per poi allargare il campo d'azione in modo graduale. Una strategia che ha senso per molti titoli oggi.

Conclusioni

Limoni a Varsavia evidenzia un'opera mossa da ottime intenzioni, sorretta dal mestiere e dall'alchimia di un duo di protagonisti decisamente in parte. Tuttavia, l'idea affascinante del divario culturale, della ricerca delle radici e dell'espediente gastronomico si scontra con una sceneggiatura che non riesce a dare il giusto mordente alla narrazione. Ne risulta un road movie garbato, piacevole soprattutto per gli amanti del cibo e dei paesaggi italiani, ma che lascia un po' l'amaro in bocca, come un limone acerbo, per un potenziale comico e drammatico che avrebbe potuto osare molto di più.

Movieplayer.it
2.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Ninni Bruschetta e Roberto De Francesco funzionano benissimo in coppia, reggendo il peso emotivo e comico del film.
  • Il viaggio visivo che unisce le fredde atmosfere polacche ai caldi paesaggi italiani (dal Chianti al Cilento) è un valore aggiunto.
  • L'inserimento di veri chef (Sorbillo, Vissani, ecc.) nel ruolo di se stessi è un'intuizione divertente e azzeccata.

Cosa non va

  • Lo script non approfondisce adeguatamente le ottime premesse (la crisi d'identità, il divario culturale), risultando a tratti superficiale.
  • La sensazione generale è quella di un film che si accontenta, senza mai affondare veramente il colpo nella comicità o nel dramma.
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