L'apprendistato, Davide Maldi: “Vi racconto cosa significa imparare un mestiere a 14 anni”

David Maldi ci racconta L'apprendistato, la sua opera seconda a cavallo tra fiction e documentario che ha debuttato a Locarno 2019.

INTERVISTA di 14/08/2019

La sezione di Locarno 2019, Cineasti del Presente, ospita l'opera seconda di Davide Maldi, documentarista che lavora da solo per cogliere la realtà nei suoi tratti più significanti. Nel caso de L'apprendistato, il romano Maldi ha applicato il suo metodo piegandolo alla fiction. Come spiega lui stesso L'apprendistato è "80% realtà e 20% fiction, ma non ti dirò mai cosa è inventato". L'idea di seguire la prima classe di una prestigiosa scuola alberghiera di Domodossola per raccontare l'approccio degli adolescenti a concetti come disciplina e mondo del lavoro ha guidato il regista fino all'estremo nord d'Italia: "La scuola di Domodossola l'ho trovata dopo un lungo lavoro di ricerca di un preciso istituto alberghiero che avevo in mente, abbiamo trovato il Rosmini che coincideva alla perfezione, è stata una fortuna".

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L'apprendistato: Davide Maldi a Locarno 2019

Parlando del suo interessante metodo di lavoro, Davide Maldi ci svela i segreti de L'apprendistato. Scopriamo infatti che "i nomi dei protagonisti sono tutti veri, sono veri allievi e insegnanti dell'istituto alberghiero. Lavoro sempre in questo modo, costruisco un film e poi cerco di capire come trasportarlo nella vita reale, lasciando sempre aperta la porta all'imprevisto. In questo caso ero partito da un'idea che sono riuscito a trasportare nella realtà dopo l'incontro col maître e con Luca, il giovane protagonista, che sono i due pilastri del lavoro. E naturalmente col resto della classe, la mia 'armata Brancaleone'".

Tanto documentario e un pizzico di finzione

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L'apprendistato: Davide Maldi a Locarno 2019

Ne L'apprendistato non c'è alcun lavoro attoriale. Davide Maldi si è presentato da solo a filmare le lezioni nell'arco di un anno intero. Luca ha saputo solo alla fine di essere il protagonista del film. "I ragazzi hanno visto per un anno di scuola questo disperato che girava per le stanze piazzando microfoni. In realtà mi recavo a filmare ogni tanto" spiega Davide Maldi. "Ho scelto una prima classe perché cercavo di filmare la fase di cambiamento in cui i ragazzi non sopportano più tutte quelle regole. E' lì che mi sono focalizzato su Luca che è quello che più degli altri aveva l'animo selvaggio che cercavo. Luca mi ha aiutato a sottolineare le difficoltà di imparare un mestiere a 14 anni. Ho studiato il personaggio cercando di essere il più discreto possibile, senza invadere e disturbare le lezioni. Solo in qualche caso ho chiesto qualcosa, sempre salvaguardando il processo, perché per me l'importante è ragionare su una domanda: cosa rimane di quello che stai facendo? Cerco sempre di non vampirizzare nessuno, il mio non è un documentario d'assalto, io lo reputo un film".

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L'apprendistato: una scena del film

Se molte scuole alberghiere sono parcheggi per insegnare un mestiere ai ragazzi che non hanno voglia di studiare, l'istituto scovato da Davide Maldi è un luogo che opera una rigorosa selezione responsabilizzando i ragazzi e insegnando loro il concetto di disciplina. "E' uno dei motivi per cui ho scelto quella scuola" ammette il regista. "Sebbene filtrate dalla lente della telecamera, le parole dette dal maître sono parole vere. Domodossola è al confine con la svizzera, e l'obiettivo di quella scuola è formare professionalità d'eccellenza. Un ragazzo è andato a lavorare in un albergo 5 stelle a Forte dei Marmi, uno dei miei protagonisti vuol fare il barman ad alti livelli. C'è molta concorrenza, è difficile emergere, ma già a quell'età molti hanno le idee chiare sui propri obiettivi".

Serve solo disciplina

Davide Maldi svela poi lo spunto letterario da cui ha preso forma il suo progetto, un libello di Jonathan Swift intitolato Istruzioni alla servitù, "un saggio ironico di consigli dati ai giovani servi per sopravvivere nella casa del padrone". Anche a livello formale il film contribuisce a dare un'idea di claustrofobia nell'esplorazione dell'edificio scolastico a cui si contrappone un fuori - la natura, i boschi che Luca percorre nei pochi momenti liberi - che danno un senso di libertà. "Come nel mio primo film, Frastuono, anche qui il bosco è il luogo sicuro, in cui ci si rifugia. In più c'è il rispecchiarsi negli animali. In Frastuono ci si rispecchia negli animali dello zoo di Pistoia, ne L'apprendistato negli animali impagliati. Nel terzo film, che sto preparando, non te lo dico". Nella costruzione delle immagini, Davide Maldi ammette di risentire della Scuola Romana del Fumetto, che frequentava durante gli studi. "Volevo fare l'illustratore, poi ho scoperto lo storyboard per il cinema. Oggi non faccio più storyboard, ma tanti schizzi. E' stata la scuola più formativa e veloce per me".

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L'apprendistato: una scena del film

Riguardo alla natura atipica del suo metodo di lavoro, Davide Maldi ci tiene a chiarire che "è un film, non vampirizzo nessuno, scelgo attori per il loro sguardo in macchina. Luca viene dalle montagne e ha uno sguardo magnetico. L'apprendistato rimane un lavoro a cavallo tra due mondi. Ci sono due distributori, uno italiano uno estero. Spero di portare in giro il film al più presto". Ma dopo esserci presi a cuore le vicende di Luca, che cosa gli accadrà? "Nella vita vera Luca ha una passione per la macelleria, che è l'attività di famiglia. Va sempre all'alpeggio con vacche e capre, ma a scuola ce lo devono mandare. Nei primi due-tre anni alla scuola alberghiera studiano tutto, ma Luca ama cucinare. Se glielo chiedi ora vorrà fare il cacciatore, il pastore, il macellaio, di sicuro non il cameriere".