Landscapers – Un crimine quasi perfetto, la recensione: l’omicidio attraverso l’amore e il cinema

La recensione di Landscapers - Un crimine quasi perfetto, miniserie in 4 puntate disponibile su Sky e NOW che racconta la storia vera di un omicidio da parte di una coppia di coniugi.

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Landscapers: Olivia Colman in una foto della miniserie

Bisogna parlare di cinema nella nostra recensione di Landscapers - Un crimine quasi perfetto nonostante quella diretta da Will Sharpe sia una miniserie in quattro episodi. Il cinema come contenitore di storie e come filtro attraverso cui interpretare la realtà. Come succede a Susan Edwards, appassionata dei film con Gary Cooper. E come succede attraverso il linguaggio della miniserie prodotta da HBO e disponibile su Sky e NOW. Quasi come fosse una costola di Fargo, anche Landscapers, all'inizio del primo episodio, ci ricorda che quella che stiamo per guardare è una storia vera. Lentamente, l'aggettivo si dissolve, trasformando la frase in una più laconica: "Questa è una storia". Una storia, pura e semplice. In questo crime senza vera attenzione al risultato (lo conosciamo fin dall'inizio attraverso una didascalia che ci informa che i due protagonisti stanno scontando 25 anni di carcere, pur ritenendosi ancora innocenti), assisteremo a una storia densa di orrore e tristezza, ma filtrata attraverso uno stile da commedia, a tratti straniante, ma senza dubbio originale. Raccontando la vicenda dei coniugi Edwards, Landscapers gioca con i generi, il cinema, la fiction e la realtà. Tutto diventa racconto, tutto diventa una storia.

Una telefonata sbagliata

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Landscapers: una foto di scena

La storia si basa su un caso di omicidio reale, avvenuto nel Nottinghamshire nel 1998, rimasto insoluto per almeno un decennio. Susan e Christopher Edwards sono una coppia, marito e moglie, che abita da poco in Francia. Sono incredibilmente innamorati, quasi in simbiosi, e questo dà loro forza per attraversare il difficile momento che stanno passando. A corto di soldi, nonostante Susan ami spendere parecchio in memorabilia legati al cinema classico hollywoodiano, i due vivono in un appartamento fatiscente, in attesa che Christopher trovi un lavoro. Obiettivo non facile, visto che il problema insormontabile della lingua francese sembra sfinire e spazientire l'uomo. Dopo l'ennesimo colloquio andato male, Christopher tenta il tutto per tutto e telefona alla sua matrigna Tabitha, chiedendole un prestito. Dovrà però svelare il motivo della loro trasferta in Francia, fidandosi evidentemente della persona sbagliata. Tabitha telefonerà subito alla polizia inglese perché, come ha appena saputo, i due coniugi sono fuggiti dall'Inghilterra dopo aver seppellito i corpi dei genitori di lei nel giardino della loro vecchia casa. Si aprirà così il caso e i due saranno costretti a tornare in patria per collaborare con la polizia: per loro si tratta di un malinteso e si dichiarano innocenti. Non dovranno inventare storie, ma solo raccontare la verità.

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Il potere delle storie

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Landscapers: i protagonisti Olivia Colman e David Thewlis

Che forma ha la verità? E soprattutto, qual è la verità? Landscapers - Un crimine quasi perfetto gioca con lo spettatore e con la percezione degli eventi, filtrando e sovrapponendo, in un gioco metatestuale e postmoderno, il racconto dei due protagonisti ai detective che li interrogano. Come i film di cui Susan e Christopher sono appassionati, il loro racconto è una scatola di prospettive, dove i fatti si trasformano in macabre azioni o spiacevoli coincidenze in base all'ascoltatore. La verità acquista più forme, quindi, e la regia di Will Sharpe viene plagiata dal piacere della narrazione. Lontano dall'essere mera testimonianza di un evento realmente accaduto, Landscapers rende fittizio tutto: dalle essenziali scenografie alle citazioni dei film di Hollywood, dall'uso del bianco e nero alle dissolvenze incrociate, dai filtri di colore a una dimensione teatrale per mettere in scena, letteralmente, la testimonianza. Attraverso quest'occhio fittizio, tutto diventa drammaturgia, tutto diventa storia, lasciando le vere testimonianze durante i titoli di coda, a dimostrazione di qualcosa che trova spazio solo alla fine, a fiction conclusa. Che avvenga nella testa dei protagonisti o che sia racconto per immagini destinato allo spettatore, Landscapers riflette sulla natura stessa del cinema e della televisione, sull'empatia legata ai personaggi e al ruolo dello spettatore. Ed è così che una tragedia dai contorti cupi e giudiziari trova una nuova dimensione, più leggera, più attraente, più legata all'amore.

Un amore di coppia

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Landscapers: una foto dei protagonisti della miniserie

Nonostante qualche esagerazione di troppo, c'è un elemento percepibile e straordinario, legato ai due protagonisti e alla coppia di attori che li interpreta: l'amore. Susan e Christopher sono una coppia davvero innamorata e davvero unita, anche a costo di vivere una versione distorta della realtà. Olivia Colman e David Thewlis sono davvero eccezionali e sempre credibili, una vera e propria calamita per lo schermo. Così alchemici da far dimenticare gli aspetti meno riusciti della miniserie. Nonostante un tono leggero di fondo, Landscapers fatica a trovare un vero e proprio cuore, risultando più una dimostrazione teorica a cui la storia si mette a disposizione per portare avanti un discorso analitico sul cinema, più che ad appassionare davvero il pubblico con la vicenda dei protagonisti. Eppure, non possiamo fare a meno di trovare una giusta conclusione nei momenti finali del quarto episodio, che si chiude con una nota malinconica che aggiunge una stonatura interessante. Ricordandoci che, in fondo, la vita non è nient'altro che una storia. Quasi come un film.

Conclusioni

A conclusione della nostra recensione di Landscapers – Un crimine quasi perfetto possiamo dire di aver trovato interessante, più sul piano teorico che dal punto di vista squisitamente narrativo, la miniserie HBO diretta da Will Sharpe. Giocando con lo spettatore, con il linguaggio cinematografico e con il desiderio di trasformare tutto in una storia di fiction, il caso tratto da un evento realmente accaduto di un duplice omicidio si trasforma in un racconto visivo essenziale e provocatorio, forse sin troppo. Olivia Colman e David Thewlis sono una coppia di protagonisti magistrale, perfetti per trascinare lo spettatore in questo atipico crime dai contorni sfumati, dove l’attenzione è rivolta più al potere delle storie e alla prospettiva d’ascolto dello spettatore.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
3.5/5

Perché ci piace

  • Le quattro puntate hanno un buon ritmo che tiene lo spettatore incollato allo schermo.
  • Olivia Colman e David Thewlis regalano una prova attoriale maiuscola.
  • La serie riflette sul senso delle storie e del racconto, sperimentando con la messa in scena.

Cosa non va

  • A volte questo esercizio appare troppo insistito, svuotando un po’ la forza della serie.
  • Oltre all’aspetto teorico sul racconto, la serie non presenta un altro cuore pulsante.