L’amore a domicilio, Miriam Leone: “Per raccontare un personaggio immaturo sono tornata al mio passato”

Nella conferenza stampa de L'amore a domicilio l'attrice ci ha spiegato come abbia scelto di recitare con l'accento siciliano per tornare ai tempi dell'università e a certi personaggi della Catania dei primi anni 2000.

INTERVISTA di 11/06/2020
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L'amore a domicilio: una sequenza

A 12 anni mi hanno regalato una bicicletta per andare a scuola. Che io ricordi quella bicicletta è stata la cosa che più ho desiderato nella vita. Passavo le lezioni con la paura che fuori me la rubassero: un'ansia senza fine. Finché un giorno sono uscito, e la bicicletta non c'era più. È stata una liberazione.

Inizia così, con la voce off del protagonista Renato (Simone Liberati), L'amore a domicilio di Emiliano Corapi, distribuito da Adler Entertainment: era destinato alla sala e ora esce direttamente in streaming su Amazon Prime Video, dove è disponibile dal 10 giugno. In quella frase c'è tutto il mondo di Renato: uno che preferisce non rischiare, non avere niente di impegnativo per non doverlo perdere. Quando incontra Anna (Miriam Leone) e con lei scoppia la passione, tentenna all'idea di iniziare una relazione. Il fatto che lei sia agli arresti domiciliari, però, prima lo spiazza, poi sembra quasi fare il suo gioco: nessuno potrà portargliela via, come quella bici. O no? "Il film ruota attorno a questa ambientazione degli arresti domiciliari" ha raccontato il regista e sceneggiatore Emiliano Corapi nella conferenza stampa - in streaming - di lancio del film. "Anna si trova in questa situazione. Renato, uno che ha sempre evitato il coinvolgimento, a un certo punto decide di intraprendere un'avventura sentimentale perché pensa di essere garantito da questa cosa degli arresti domiciliari". "Da qui viene risucchiato dentro una storia e diventa il vero prigioniero" continua. "È lui che sfida la sua prigione, che è quella della paura. Un'altra prigione è quella della solitudine di Anna".

Miriam Leone: l'accento siciliano e la Catania dei primi 2000

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L'amore a domicilio: una scena

Anna è una Miriam Leone ancora una volta sorprendente, inedita, che riesce a mettere da parte la sua innata eleganza per entrare nel personaggio, ma non mette da parte la sua sensualità. Il lavoro fatto su Anna è molto particolare. "Mi sono detta: ma perché non la facciamo parlare con l'accento siciliano, la facciamo venire da Catania?" ci ha svelato l'attrice. L'idea così è venuta fuori sul set. "Mi sembrava interessante raccontare un personaggio immaturo sentimentalmente tornando al mio passato, alla mia storia" ci racconta l'attrice. "Il mio passato universitario era il momento della mia incompiutezza. Sono andata a cercare dei personaggi che avevo conosciuto nella mia storia, personaggi originali nella Catania dei primi 2000, l'Università dei Benedettini, un posto originale. E mi sembrava interessante tornare a questa radice. Questa giovane donna matura nell'arco del film, i suoi sentimenti sono completamente chiusi, non ha nessun rapporto con l'altro se non da questa finestra. Mi sembrava interessante ricorrere al mio dialetto".

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Miriam Leone: Anna, personaggio in bilico come la Veronica di 1994

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L'amore a domicilio: una scena del film di Emiliano Corapi

Per Miriam Leone quello di Anna è ancora una volta un personaggio in bilico, uno di quei ruoli in cui riesce a dare il meglio. "Quando trovi un personaggio con luci e ombre in te si accende qualcosa" ci spiega l'attrice. "Mi interessa molto questa bad girl, per la sua dimensione di animale in gabbia" "In realtà i miei personaggi in bilico sono due" continua. "Uno è durato tanti anni, come la Veronica Castello di 1992,1993, 1994. È un territorio che ho esplorato molto, perché è lontano da me. La cosa più bella di questo mestiere è mettersi nei panni degli altri, fare cose che non faresti mai: non credo che diventerò mai una rapinatrice, e ringrazio Emiliano perché mi ha dato la possibilità di esplorare questo aspetto di una criminale che è tale perché è sola, è un animale in fuga. Mi affascina chi nel bivio della vita prende la scelta sbagliata, ma magari ha una redenzione, è un percorso affascinante".

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L'amore a domicilio: un momento del film

Simone Liberati: c'è il vissuto generazionale di molti giovani

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L'amore a domicilio: un frame del film

Renato è l'elemento quotidiano del racconto de L'amore a domicilio. I primi sei minuti del film, prima dell'incontro fatale con Anna, sembrano una di quelle commedie che raccontano il nostro mondo del lavoro. "In questo film c'è qualcosa di molto simile al vissuto generazionale che hanno tutti i coetanei di Renato, che è un giovane adulto, e che condivide quelle che sono le angosce di questa generazione di giovani che si approcciano al lavoro" ci racconta Simone Liberati. "Il lavoro di Renato è quello di vendere delle assicurazioni alle persone: non pensa di raggirare gli altri, pensa sul serio di proporre loro delle soluzioni vantaggiose per le loro vite. Nella vita bisogna sempre avere un riparo". "Renato è un personaggio che si è costruito una struttura iperprotetta, che evita qualunque tipo di coinvolgimento emotivo" continua. "La metafora sulla bicicletta dice questo: meglio non volare troppo alto per evitare una caduta dolorosa". Simone Liberati e Miriam Leone, dopo il provino, si sono incontrati direttamente sul set per far sì che il loro primo incontro in scena fosse come il primo incontro dei personaggi. "È stata una prima volta divertente" racconta l'attore, "è un film che diverte, ma è anche molto impegnativo, è un divertimento molto serio, carico di aspettative. L'ambientazione dei domiciliari è un elemento nuovo, è una commedia che si svolge tra quattro mura dove accadono moltissime cose".

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L'importanza della famiglia

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L'amore a domicilio: una sequenza del film

L'amore a domicilio è anche una storia che parla di famiglia: i nuclei dei due protagonisti sono a loro volta instabili, precari, incompleti. "La famiglia nel film è fondamentale, è la sede del grande conflitto, dei grandi problemi" riflette Miriam Leone. "Il sangue è qualcosa che non ci scegliamo. Quando accettiamo noi stessi, e accettiamo l'albero del quale siamo frutto, la vita va molto meglio. Anna vive questa vicinanza forzata con la madre, che diventerà una sorta di psicoterapia obbligata e da questo confronto crescerà". "La famiglia rappresenta nel bene e nel male i nostri insoluti e i nostri punti di forza" commenta Emiliano Corapi. "Tutti e due devono uscire dalle loro gabbie: Renato ha un padre molto pavido che gli ha trasmesso molte paure, e Anna il classico rapporto di inversione, dove lei si è fatta carico di questa madre infantile e sfortunata". "Credo che sia giusto slacciare certi legami, credo sia una cosa molto salutare e molto salvifica" aggiunge Simone Liberati. "La madre di Anna e di Renato sono figure ingombranti, una troppo presente, l'altra ingombrante nella sua assenza".

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L'amore a domicilio: una foto del film

Un film sugli arresti domiciliari che esce dopo il lockdown...

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L'amore a domicilio: una scena del film diretto da Emiliano Corapi

Il caso ha voluto che il film, che doveva uscire nelle sale ad aprile, arrivi in streaming dopo che tutto il mondo è stato in lockdown, praticamente agli arresti domiciliari. "Quello che cambia in queste situazioni è il rapporto con se stessi" riflette Miriam Leone. "Diventi il tuo compagno 24 ore su 24. C'è un rapporto fondamentale con la noia: c'è una noia positiva, che ti fa allargare lo spirito. Ma noi siamo abituati a correre: fermarsi è stato in qualche modo sorprendente. Ho capito il bisogno di Anna di muoversi fisicamente. Renato diventa a un certo punto il suo fornitore di bisogni materiali. L'umanità, il prendersi cura di se stessi è stato fondamentale durante lockdown, come il rapporto con le persone che amiamo".

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L'amore a domicilio: una scena del film

E proprio il lockdown, e la conseguente chiusura dei cinema, ha fatto sperimentare nuovi modi di fruizione dei film, con la distribuzione direttamente in streaming senza passare dalla sala per molti film, come questo. "Noi siamo comunque felici dell'uscita del film" commenta Miriam Leone. "Speriamo raggiunga quante più persone possibili. L'esperimento della sala che accompagna il divano di casa era già avvenuto, con film come Roma o Sulla mia pelle. Non credo che lo streaming tolga qualcosa alla sala, perché l'esperienza della condivisione e del cinema sarà sempre amata. Io amo andare al cinema e mi manca, ma amo anche vedere i contenuti a casa. Adesso forse ci sarà la possibilità delle arene, si era parlato dei Drive In, ma adesso non so come è finita". "In questo periodo è stato possibile fare incetta di film" aggiunge Simone Liberati. "Direi che lo streaming è stato il mezzo che ci ha permesso di restare in contatto con le storie narrate dal cinema. Anche se noi stiamo vivendo il paradosso della sospensione del nostro lavoro".