Non è mai semplice aggiornare per le nuove generazioni opere che hanno sul groppone quasi un secolo e perciò vanno date diverse attenuanti a questa versione live-action de L'albero di Molto Lontano, che riprende i romanzi di Enid Blyton scritti a cominciare dal 1939.
Un adattamento che ha cercato di modernizzare la vicenda, trasponendola nella nostra epoca dove anche i più piccoli si sentono ormai persi senza smartphone e Wi-Fi, schiavi di una tecnologia che domina sempre più le nostre esistenze. Come riscoprire la fantasia in un periodo storico e sociale molto diverso da quello raccontato sulle pagine scritte? Simon Farnaby, già sceneggiatore degli ultimi due Paddington e di Wonka (2023), ha tentato di plasmare il materiale di partenza - ritagliandosi anche una particina secondaria davanti allo schermo - senza rinunciare a quel mood eccentrico e al piacere dell'avventura, in un family movie da prendere o lasciare.
L'albero di Molto Lontano e altro ancora
Tim Thompson e la moglie Polly vivono a Londra insieme ai tre figli Beth, Joe e Fran, tutti ancora bambini. Lei è un'ingegnera specializzata in tecnologia, lui è un padre casalingo e sogna di avviare una piccola attività agricola dedicata alla produzione di salsa di pomodoro, convinto di avere delle origini italiane. Quando Polly abbandona il lavoro, la decisione di trasferirsi in campagna per tentare di cambiare vita appare inevitabile, anche se allontanare i figli dai comfort e dai vizi della metropoli sarà tutt'altro che facile.
Il nuovo ambiente infatti inizialmente non entusiasma affatto i due figli più grandi, mentre Fran, la più piccola, è incuriosita dalla natura che li circonda e un giorno decide di avventurarsi nel bosco adiacente alla loro proprietà, nonostante il divieto imposto dai genitori. Su un albero millenario e gigantesco incontra una miriade di creature bizzarre, che la conducono in mondi sempre differenti, variopinti e ricchi di sorprese e magia. Ben presto trascinerà anche i suoi fratelli in quell'incredibile avventura, che avrà ripercussioni anche nella realtà.
Da arcobaleni ad alberi: le influenze del film
Le influenze da grandi classici del cinema fantasy si fanno sin da subito evidenti, con il sempiterno Il mago di Oz (1939) che diventa più di un modello, canzoni incluse. Il problema principale di L'albero di Molto Lontano è che rischia di farsi caricatura involontaria, con una verve stucchevole e zuccherosa oltre misura, che diventa a tratti insopportabile per chi abbia superato i dieci anni di età. Possiamo dire tranquillamente che il film sia indirizzato principalmente ai più piccoli, pronti a farsi coinvolgere dalle scenografie colorate e ricche di particolari e da personaggi più o meno sui generis, ma difficilmente il pubblico adulto troverà spunti di interesse nei cento e rotti minuti di visione.
Trasportare l'universo dell'autrice nell'epoca del "sempre connessi" era una scommessa rischiosa, e la morale sul riportare i bambini a contatto con un altro mo(n)do di vivere è senza dubbio lodevole, peccato che sia stata sviluppata in un'ottica eccessivamente petulante, a conti fatti poco verosimile anche nelle sue connotazioni dichiaratamente metaforiche.
Il cast salva il risultato?
Il regista Ben Gregor viene dal mondo televisivo e non ha una chiara visione autoriale, che avrebbe potuto donare a L'albero di Molto Lontano quel giusto tocco visionario capace di rendere più gustosi e interessanti i diversi abitanti di questa realtà fatata, che risultano in definitiva macchiette fini a se stesse. Fortunatamente il cast di giovanissimi se la cava alla grande e la coppia di genitori può contare sull'alchimia tra Andrew Garfield e Claire Foy, simpatici anche nei passaggi più gratuitamente sdolcinati.
Ci troviamo davanti a un film dove l'allegoria prende il sopravvento sull'incanto, diventando più pedagogica che effettivamente aperta alla meraviglia. Quest'ultima diventa così una lezioncina etica di routine, seppur potenzialmente gradevole per il relativo pubblico, che non fa altro che affidarsi a immaginari già esplorati per dar vita a una costruzione meccanica, con la posta in gioco che resta relativamente "povera" e non riesce a innescare la giusta dose di tensione. È tutto talmente accomodante e incapace di costruire una vera progressione drammatica da impedire alla storia di ergersi a potenziale racconto di formazione, quanto mai necessario data la simbolica premessa.
Conclusioni
In un racconto dove la fantasia dovrebbe farla da padrona, sorprende il modo in cui L'albero di Molto Lontano sfrutti immaginari già ben consolidati, a cominciare da quel Il mago di Oz (1939) che non passa mai di moda. Adattamento dei romanzi per bambini scritti alla fine degli anni '30 dalla scrittrice inglese Enid Blyton, il film vede tre fratellini (due femmine e un maschio) esplorare quella selva di mondi incantati che si trovano nel cuore del bosco, luoghi dove potersi staccare da una cupola tecnologica sempre più opprimente e iperconnessa. Un messaggio edificante e condivisibile che rischia però di afflosciarsi in una narrazione eccessivamente stucchevole e nell'impersonale messa in scena, salvo ritrovare forza in un cast eterogeneo e convincente, a cominciare proprio dai suoi piccoli protagonisti.
Perché ci piace
- Il cast principale, dai più piccoli alle sicurezze Garfield / Foy.
- Il tentativo di aggiornare la storia affrontando il rapporto tra infanzia e tecnologia...
Cosa non va
- ...anche se a tratti lo si rimarca in maniera forzata e stucchevole.
- La regia impersonale di Ben Gregor, priva di guizzi.
- Una costruzione narrativa meccanica e derivativa.