Lungo l'autostrada diretta alla città di Recife, Armando Solimões si ferma in una stazione di servizio; davanti alla pompa di benzina giace ormai da ore il corpo di un uomo senza vita, coperto a malapena da un cartone. Subito dopo Armando viene raggiunto da due agenti di polizia, che provvedono a controllargli i documenti e poi, anziché occuparsi del cadavere, cercano di procurarsi una 'mazzetta', o perlomeno un pacco di sigarette. La raggelante scena d'apertura de L'Agente Segreto costituisce già di per sé un saggio emblematico del racconto a cui stiamo per assistere, nonché una cartina da tornasole del clima politico in cui è ambientato il film scritto e diretto da Kleber Mendonça Filho, nelle sale italiane a partire dal 29 gennaio, con Minerva Pictures,Filmclub Distribuzione e in collaborazione con Rarovideo Channel.
Al di là dell'indicazione temporale, l'anno 1977, L'Agente Segreto non ha bisogno di ricorrere a scelte didascaliche, né di dilungarsi in spiegazioni, per farci immergere nell'atmosfera di paura e di sospetto in cui si muovono Armando e gli altri personaggi: quella della dittatura militare salita al potere nel 1964, con l'appoggio del Governo degli Stati Uniti, e che avrebbe dominato il Brasile per oltre un ventennio, fino al 1985, cancellando le libertà politiche e civili dei cittadini, assumendo il controllo dei mezzi d'informazione e accanendosi ferocemente contro ogni forma di dissenso, fra torture, uccisioni e il tragico fenomeno dei desaparecidos.
E al novero dei dissidenti appartiene il protagonista della pellicola, Armando Solimões, sotto l'identità fittizia di Marcelo Alves, a cui presta il volto un magnifico Wagner Moura, insignito del Golden Globe e del premio come miglior attore al Festival di Cannes.
Il regime brasiliano nel capolavoro di Kleber Mendonça Filho
Accolto da un sensazionale successo in patria, dove finora ha registrato un milione e mezzo di spettatori, L'Agente Segreto si prepara ad approdare in Italia sull'onda dell'entusiasmo che sta riscuotendo sulla scena mondiale: dal premio per la miglior regia a Cannes alla vittoria del Golden Globe come miglior film straniero, fino alla conquista di quattro nomination agli Oscar, tra cui miglior film, miglior film internazionale e miglior attore.
Riconoscimenti meritatissimi per un'opera in cui Kleber Mendonça Filho traccia un drammatico spaccato della dittatura in Brasile, affrontando di petto, per la prima volta nella sua carriera, questo lungo e sofferto capitolo nella storia della nazione (nei suoi lavori precedenti, Aquarius e Bacurau, la dimensione politica non veniva trattata in maniera così esplicita), e facendo leva su uno stile che si richiama al filone dei thriller di quel periodo.
Curiosamente, è il secondo anno consecutivo che sulla scena festivaliera e in competizione agli Oscar si fa spazio un film brasiliano incentrato sugli orrori del regime. Del resto, il cinema contemporaneo si è trovato spesso a confrontarsi con le grandi questioni legate all'autoritarismo e alla dittatura, adottando la prospettiva e l'esperienza di persone comuni; talvolta facendo riferimento alla storia degli scorsi decenni, al tramonto del "secolo breve", ma in altri casi affrontando invece il drammatico presente di paesi quali l'Iran. Aspettando L'Agente Segreto, ecco dunque una piccola rassegna di film analoghi impegnati a raccontare frammenti di vita in una dittatura.
Le vite degli altri
È la Germania Est del 1984 la cornice di uno dei più importanti film dedicati alla "cortina di ferro" e agli effetti della Guerra Fredda nel cuore dell'Europa: Le vite degli altri, diretto nel 2006 da Florian Henckel von Donnersmarck e ricompensato con il premio Oscar come miglior film straniero. Il titolo fa riferimento alla professione di Gerd Wiesler, interpretato da un memorabile Ulrich Mühe, la cui attività consiste nell'ascoltare, mediante microfoni nascosti, le conversazioni private di personaggi finiti nel mirino della Stasi, i servizi segreti della Repubblica Democratica Tedesca. Le vite degli altri ci fa aderire pertanto al punto di vista di un uomo che funge da strumento del regime; ma quando Wiesler viene incaricato di sorvegliare lo stimato drammaturgo Georg Dreyman (Sebastian Koch) e la sua compagna, Christa-Maria Sieland (Martina Gedeck), le sicurezze ideologiche e morali del protagonista cominciano di colpo a incrinarsi.
Persepolis
Dalla seminale graphic novel di Marjane Satrapi, nel 2007 la scrittrice stessa e il fumettista francese Vincent Paronnaud hanno realizzato Persepolis: una delle più acclamate pellicole d'animazione del nuovo millennio, fedelissima nello stile all'opera originale, ma soprattutto un titolo fondamentale per comprendere le trasformazioni dell'Iran dalla Monarchia dei Pahlavi alla Repubblica Islamica, passando per la Rivoluzione del 1979 e la guerra contro l'Iraq. Attraverso la vicenda personale di Marjane, che fa il suo ingresso nell'adolescenza proprio nella fase di passaggio dell'Iran alla teocrazia degli Ayatollah, ci immergiamo nella vita di un paese che ancora oggi subisce le rovinose conseguenze di quel cambiamento, a partire dalle privazioni della libertà per le donne. Racconto al contempo ironico e drammatico, Persepolis ha ricevuto il Premio della Giuria al Festival di Cannes e la nomination all'Oscar come miglior film d'animazione.
No - I giorni dell'arcobaleno
Ci spostiamo in Sud America, il "cortile di casa" degli Stati Uniti nell'epoca in cui la CIA contribuì a portare e a mantenere al potere una serie di regimi militari che, in cambio, prestarono i paesi dell'America Latina allo sfruttamento economico da parte degli USA e provvidero a soffocare movimenti politici comunisti e socialisti. Un caso da manuale è quanto avvenuto in Cile a partire dal 1973, anno del colpo di Stato contro Salvador Allende e dell'ascesa del Generale Augusto Pinochet, che avrebbe governato per oltre sedici anni con il pugno di ferro.
Il tramonto della dittatura cilena è l'oggetto del racconto di No - I giorni dell'acobaleno, diretto nel 2012 da Pablo Larraín e candidato all'Oscar come miglior film straniero: una cronaca della campagna per il "No" allo storico referendum che, il 5 ottobre 1988, avrebbe messo in discussione per la prima volta la Presidenza di Pinochet. Mediante l'attività del giovane pubblicitario René, interpretato da Gael García Bernal, No - I giorni dell'arcobaleno riflette su un nuovo modello di comunicazione in grado di contrastare la retorica di regime.
Il seme del fico sacro
Torniamo in Iran con Il seme del fico sacro, ma dal recente passato di Persepolis, ambientato fra gli anni Settanta e Novanta, arriviamo invece alla strettissima attualità: quella delle manifestazioni di protesta, diffuse soprattutto grazie ai social media, che hanno fatto seguito nel 2022 alla morte della ventiduenne Masha Amini, vittima della brutale repressione del regime. Il regista Mohammad Rasoulof, fra le grandi voci del cinema iraniano contemporaneo, mescola le reali riprese dei cortei di giovani nelle strade di Teheran con la vicenda della famiglia di Iman (Missagh Zareh), giudice della Corte Rivoluzionaria Islamica, innescando uno scontro generazionale e politico fra lui e le sue figlie, Rezvan (Mahsa Rostami) e Sana (Setareh Maleki).
Dimensione pubblica e privata si amalgamano in un racconto costruito come un thriller sempre più teso e incalzante: straordinario esempio di come il cinema riesca a restituirci frammenti di realtà quasi in presa diretta, Il seme del fico sacro si è aggiudicato la nomination all'Oscar come miglior film internazionale del 2024.
Io sono ancora qui
In quella stessa edizione degli Oscar, a far ottenere per la prima volta una storica statuetta al Brasile è stato Io sono ancora qui di Walter Salles, tratto dal memoir di Marcelo Rubens Paiva sulla figura di suo padre, il dissidente politico Rubens Paiva, prelevato dai militari nel 1971 per poi scomparire nel nulla. Un'intensa Fernanda Torres, premiata con il Golden Globe e candidata all'Oscar come miglior attrice, presta il volto a sua moglie Eunice, personaggio centrale del film: per il suo smarrimento di fronte alla perdita del marito, per la dignità e il coraggio con cui tiene testa ai soprusi del regime e per la determinazione che la spingerà a non smettere di pretendere la verità, perfino a distanza di decenni.
Autentico fenomeno in patria, dove l'entusiasmo collettivo ha portato nelle sale oltre cinque milioni di spettatori, Io sono ancora qui ha imposto il cinema brasiliano all'attenzione mondiale: un'attenzione che si è trasferita ora su L'Agente Segreto, a conferma di una stagione quanto mai florida per i talenti e le storie dell'America Latina.