Una tazza di tè in mano e un sorriso gentile. Ci accoglie così Jennifer Garner nella room Zoom. Incontriamo l'attrice in occasione della seconda stagione di L'ultima cosa che mi ha detto, arrivata in streaming su Apple TV. Basata sul romanzo di Laura Dave, a scrivere le nuove puntate Josh Singer, affiancato da Aaron Zelman.
Più coinvolgimento emotivo, più azione, più colore per quella che, secondo Garner, è una "storia che ruota sul trauma intergenerazionale". Da una parte la sua Hannah, dall'altra la figliastra Bailey (Angourie Rice). Entrambe sono costrette alla fuga quando Owen (Nikolaj Coster-Waldau), marito di Hannah e padre di Bailey, torna dopo cinque anni di latitanza.
L'ultima cosa che mi ha detto 2 e i cambiamenti secondo Jennifer Garner
Il cambiamento è il fulcro della serie. Perché, secondo lei, il cambiamento fa così paura?
"È bello quando riesci a vedere il paesaggio con una vista a 360 gradi. Ma quando tutto cambia, puoi vedere solo ciò che hai davanti. Ed è spaventoso, perché non hai più il controllo dell'insieme, non riesci a vedere tutto".
Come affronta il cambiamento, personalmente?
"Mi concentro su ciò che ho davanti finché non riesco a iniziare a costruire qualcosa. Poi, piano piano, lo sguardo si allarga sempre di più e riesco a vedere più lontano. E così trovo la mia strada".
Ha lavorato con Judy Greer, un'attrice straordinaria. Com'è stato lavorare con lei?
"Judy e io siamo amiche da tantissimo tempo. Per gran parte delle nostre carriere ci siamo sostenute a vicenda: per un consiglio, per amicizia, per farci una risata. Ogni tanto mi manda una cartolina o un piccolo regalo per posta, e questo mi rende felice. Sul set, però, riesce sempre a sorprendermi. Rende migliori tutte le persone che la circondano, perché è un'attrice autentica, vera".
Jennifer Garner alla regia? Non ancora...
La serie parla di relazioni. Pensa che oggi le persone abbiano paura dei sentimenti?
"Penso che tutti abbiamo paura dell'intensità dei sentimenti. L'amore è qualcosa di potente, e può essere anche terrificante: tra madre e figlio, tra partner. In questa storia entra in gioco anche un trauma intergenerazionale. Sono vecchie ferite familiari a rendere i personaggi così arrabbiati tra loro, e Hannah e Bailey si trovano in grave pericolo proprio a causa di questo".
Lei è anche produttrice esecutiva. Ha mai pensato di diventare regista?
"Ho riflettuto su cosa serva per dirigere, e credo sia necessaria una concentrazione assoluta. Sono una persona molto concentrata, ma la regia richiede un livello di dedizione totale che, in questo momento, non posso permettermi. Ho dei figli, un'azienda e sono molto impegnata con Save the Children. In questo momento non è qualcosa che mi interessa".
Nella serie, in macchina si ascolta Bruce Springsteen. È anche la sua scelta musicale?
"In realtà io sceglierei Stevie Wonder! Però l'autrice del libro, Laura Dave, è molto influenzata dalla musica che ascolta mentre scrive. Bruce Springsteen ha avuto un grande impatto su di lei durante la scrittura de L'ultima cosa che mi ha detto".