Avete presente i medical drama, da Grey's Anatomy fino a The Resident, in cui il punto di vista del racconto è quello degli specializzandi che si fanno in quattro per diventare chirurghi dopo la scuola di medicina?
Industry - la serie finora inedita in Italia che arriva su HBO Max con le prime tre stagioni complete e la quarta con appuntamento settimanale - fa esattamente questo, ma in un contesto lavorativo diverso: quello finanziario.
Industry: un dramma finanziario dalla prospettiva delle reclute
Colloqui di lavoro: impossibili, frenetici, pieni di tensione e caratterizzati dal dover fare colpo e soppesare bene le proprie parole. Da queste chiacchierate tutt'altro che informali inizia la storia, con cinque potenziali candidati che in un anno dovranno dimostrare il proprio valore e soprattutto la propria indispensabilità alla banca di investimenti Pierpoint di Londra.
Cinque neolaureati con percorsi diversi ma lo stesso obiettivo: entrare tra quelli che contano e fanno girare il denaro dei ricchi, la creme de la creme: Harper Stern (Myha'la) è una giovane afroamericana sottovalutata, intelligente e talentuosa di Binghamton, assegnata al reparto vendite di prodotti incrociati (CPS); Yasmin Kara-Hanani (Marisa Abela) è ambiziosa e di famiglia benestante, che parla molte lingue, assegnata al desk Vendite in valuta estera (FX) ma che viene continuamente utilizzata come una segretaria che porti i caffè e prenda gli ordini del pranzo.
Robert Spearing (Harry Lawtey), proviene da Oxford e dalla classe operaia gallese, viene assegnato all'ufficio CPS a Pierpoint e come Harper vorrebbe dimostrare di essere molto più di quanto pensano di lui; Augustus "Gus" Sackey (David Jonsson) è apertamente gay, laureato in letteratura umanistica a Eton e Oxford. Inizialmente assegnato all'ufficio Investment Banking Division (IBD), è calmo e paziente e ha dei trascorsi con uno degli analisti al secondo anno, che non ha ancora fatto coming out.
Infine Hari Dhar (Nabhaan Rizwan), vecchia conoscenza di Harper, è diplomato in una scuola statale da una famiglia di immigrati di lingua urdu. Assegnato alla scrivania IBD accanto a Gus, è talmente dedito al lavoro da dedicarsi anima e corpo, forse troppo. Sono loro i Magic Five a cui affezionarsi e la chiave di lettura nuova ed interessante in un panorama di genere - da Billions a Diavoli - in cui spesso non si riesce ad empatizzare coi protagonisti.
Una serie drammatica di denuncia
Creata da Mickey Down & Konrad Kay e diretta da vari registi con uno sguardo moderno come Lena Dunham, Industry prende il via da un grosso colpo di scena che dà origine ad un evento traumatico che segnerà inevitabilmente le vite dei nuovi arrivati, ma anche dei loro tutor (ognuno dei cinque ne ha uno) e della banca stessa. Tutto questo serve - proprio come fatto in ambito medical da The Resident, e dalla più recente The Pitt sempre su HBO Max - a denunciare. Cosa? Gli orari massacranti, la pressione costante, il nonnismo e sessismo tuttora presente in un certo tipo di ambiente di lavoro tossico, la competitività spesso acuita piuttosto che alleggerita: invece di formare la nuova generazione di analisti, li si denigra, vessa e mette sotto pressione perché "cosi si è sempre fatto" e "per fargli le ossa sul mondo là fuori".
Parallelamente si parla di dipendenza: dal lavoro, come dalle pillole e dalle sostanze per mantenere tali ritmi, ma mai dalle persone e dagli affetti, che sembrano qualcosa di esterno a questi personaggi: ad alcuni potrebbero sembrare freddi, ma a ben guardare sono caratterizzati fin da subito con una propria umanità. Le relazioni che instaurano tra di loro sono però continuamente messe alla prova: simbolica in questo senso è l'"amicizia" nascente tra Harper e Yasmin.
Due giovani donne che devono imparare a sopravvivere tra gli squali della finanza, a capire se sono squali anche loro, e che vanno oltre la presentazione della solidarietà femminile ad ogni costo sul posto di lavoro, rendendo tutto più grigio e realistico. Quasi tutti appartenenti a minoranze, i cinque protagonisti sono la perfetta cartina da tornasole dell'andamento nell'industry oggi: si affronta la competizione con cruda onestà, quanto è salutare e quanto facilmente può diventare tossica.
Verso la quarta stagione
Senza spoiler alcuno, vi accenniamo che nella terza stagione, anno in cui ha vinto come Miglior Drama ai Critics Choice Award 2025, la new entry principale è una vecchia conoscenza di HBO: l'ex Jon Snow Kit Harington che interpreta Sir Henry Muck, il ricco e volubile CEO della startup di energia green Lumi. Nel quarto ciclo di Industry invece, arriva Max Minghella nei panni di Whitney Halberstram, co-fondatore della startup di elaborazione dei pagamenti Tender, che assume la carica di CEO ad interim. I due avranno relazioni complicate con due dei protagonisti e i loro rapporti diverranno una contorta deformazione di affetto sotto la spinta di denaro, potere e del desiderio di essere al vertice.
Conclusioni
Industry è un interessante nuovo punto di vista sul mondo della finanza in formato seriale. Questo grazie ai protagonisti del racconto: le nuove leve che devono farsi largo nel complicato, competitivo, folle mondo della fintech. Proprio come gli specializzandi nei medical drama, seguiamo la loro ascesa al potere, il loro confrontarsi coi propri limiti e il proprio talento, con le amicizie ed inimicizie nascenti, per denunciare la tossicità, il nonnismo e il sessismo di un mondo in cui alla fine sembrano perdere tutti, anche chi sta al top.
Perché ci piace
- Il punto di vista giovanile del racconto.
- Il colpo di scena che dà il via alle danze.
- La denuncia sociale di fondo di un mondo solo apparentemente idilliaco.
- Dalla terza stagione arrivano new entry conosciute ed interessanti.
Cosa non va
- La freddezza apparente dei personaggi e dei loro rapporti.
- Il cinismo di alcune scelte e situazioni, sebbene coerenti con lo sviluppo della storia.