Il segreto di una famiglia, la recensione: sorelle nella tempesta

La recensione de Il segreto di una famiglia, dramma argentino al femminile in cui Pablo Trapero dirige Martin Gusman e Berenice Bejo.

RECENSIONE di 04/07/2019
The Quietude Martina Gusman Berenice Bejo
Il Segreto di una famiglia: Martina Gusman e Berenice Bejo in un momento del film

Il nucleo familiare, sede di gioie e orrori, torna al centro della cinematografia di Pablo Trapero, come sottolinea la nostra recensione de Il segreto di una famiglia. Cinema al femminile, potente e politico, anche se stavolta Trapero si concede qualche incursione nel sentimento dando vita a un film con sottili venature da soap. Colpa del sentimentalismo sudamericano a tinte forti che avvolge la storia delle sorelle Mia ed Eugenia, unite da un sentimento tanto forte da risultare quasi incestuoso e al tempo stesso divise dall'amore per lo stesso uomo.

Eugenia, che vive da tempo a Parigi, fa ritorno a casa, in Argentina, dopo che il padre ha avuto un infarto. Qui riabbraccia la sorella Mia, rimasta a casa a occuparsi dei genitori e della tenuta La Quietud, che dà il titolo originale al film. A fronte della malattia del padre e degli affari familiari da gestire, a poco a poco torbidi segreti che appartengono al passato della storia dell'Argentina emergono destabilizzando le certezze di Mia e Eugenia. A complicare la situazione arriva da Parigi anche Vincent, marito di Eugenia, che contribuirà a rendere ancor più vorticoso il turbine di sentimenti che avvince le due sorelle.

La famiglia è femmina

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Il Segreto di una famiglia: Martina Gusman e Berenice Bejo in una scena del film

La storia della dittatura argentina torna con prepotenza a far da sfondo a una vicenda intima, personale. Per Pablo Trapero il cuore nero del suo paese è un trauma mai dimenticato, appena sopito sotto colti di anni ed eventi, ma pronto a sbucar fuori appena si scava nel privato di ogni famiglia bene argentina. Mia ed Eugenia non sembrano preoccuparsene troppo. Le due sorelle non si sentono toccate da questo passato lontano, troppo prese dai propri drammi personali, da relazioni sentimentali frustanti o ossessive. E la sensualità sembra essere proprio la chiave di lettura prescelta da Pablo Trapero per raccontare la sua storia. Il regista decide di esplorare il dramma argentino attraverso un duplice sguardo femminile, quello dell'irrequieta Mia e quello della nevrotica Eugenia. A loro si aggiunge la cupa figura materna, quella della matriarca Esmeralda, interpretata dalla veterana Graciela Borges, che si aggira per la proprietà in vestaglia di seta fumando sigarette da un bocchino, mentre le figure maschili restano inesorabilmente in secondo piano.

The Quietude Berenice Bejo
Il Segreto di una famiglia: un primo piano di Bérénice Bejo

Bérénice Bejo e Martina Gusman sembrano davvero sorelle: Pablo Trapero sfrutta la loro impressionante somiglianza guidandole in una performance che costringe le attrici a mettersi a nudo per scavare nelle voragini emotive dei loro personaggi. Mia ed Eugenia, sorelle distanti, piene di segreti nei confronti l'una dell'altra, vivono una fortissima simbiosi che si concretizza nella scena in cui le due donne, appena ritrovatesi, si masturbano insieme ripensando al giovane e muscoloso idraulico che lavorava al ranch quando loro erano ragazze. Questo legame viscerale è turbato dai conflitti tra Mia e l'anaffettiva madre, che sembra preferirle la sorella, ma anche dall'annuncio che Eugenia è incinta.

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Il Segreto di una famiglia: Martina Gusman insieme a Bérénice Bejo durante una scena

Cosa non si fa per il dramma

The Quietude Berenice Bejo
Il Segreto di una famiglia: Berenice Bejo in una scena del film

Intrigante e appassionato, Il segreto di una famiglia soffre di qualche squilibrio strutturale. Le tinte forti che sembrano far parte della cifra stilistica di Pablo Trapero spingono il regista a forzare la mano. Il risultato è un'opera dalla trama meno compatta del precedente El Clan, più libera, in cui dove il grottesco lascia spazio al sentimento. Il segreto di una famiglia si rivela così un dramma che non rinuncia a momenti di ironia, ma l'insieme non sempre appare ben calibrato. Trapero è talmente desideroso di spingere le sue due protagoniste a reazioni estreme da forzare anche a livello di narrazione. Così nella seconda parte la naturalezza che si apprezza a inizio film lascia spazio a qualche forzatura. Per fortuna il talento compositivo del regista stempera i difetti costruendo scene coinvolgenti e di grande impatto, supportate dalle eccellenti performance femminili.

Di fronte alle onnipresenti Martina Gusman e Beatrice Bejo, la performance di Edgar Ramirez nei panni di Vincent, marito di Eugenia, risulta incolore, funzionale alla valorizzazione del contrasto tra sorelle e del groviglio di sentimenti che le unisce. E poi c'è la storia, quella con la S maiuscola, che irrompe nel finale, costringendo Mia ed Eugenia ad aprire gli occhi sulla propria origine, apprendendo che la loro ricchezza è sporca di sangue. Trapero sceglie, però, di integrare questo elemento in un contesto privato, lasciando la ribalta ancora una volta alle sorelle e alla loro elaborazione delle bugie con cui sono cresciute.

Conclusioni

Come sottolineato nella recensione de Il segreto di una famiglia, Pablo Trapero si lascia andare a un film meno controllato, più libero e sentimentale affidando il punto di vista a due sorelle ribelli e tormentate, costrette a fare i conti con la loro inquieta vita sentimentale e con i segreti che avvolgono la loro ricca famiglia argentina. Sullo sfondo la storia drammatica di una nazione torna prepotentemente alla ribalta in un'opera avvincente, a tratti, squilibrata, dominata dalla presenza femminile.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

2.6/5

Perché ci piace

  • Le interpretazioni di Martina Gusman e Beatrice Bejo si rivelano eccezionali.
  • La storia della dittatura argentina è ancora un'urgenza per i suoi cantori, fondamentale come monito per le nuove generazioni.
  • L'eleganza formale di Pablo Trapero trapela da tutte le sequenze...

Cosa non va

  • ...anche quelle in cui si percepisce uno squilibrio tra toni drammatici e ironici.
  • La forma più libera rispetto alle opere precedenti del regista appare più rischiosa e in alcuni momenti dà un senso di incompiutezza.