Il problema dei 3 corpi, la recensione: una serie ambiziosa, una missione impossibile

La recensione de Il problema dei tre corpi, la serie Netflix che adatta la popolare trilogia letteraria di fantascienza di Liu Cixin, sviluppata per la piattaforma da David Benioff, D.B. Weiss e Alexander Woo. Su Netflix dal 21 marzo.

Il problema dei 3 corpi, la recensione: una serie ambiziosa, una missione impossibile

David Benioff e D.B. Weiss sembrano volersi specializzare in missioni impossibili. A loro si deve Il trono di spade di casa HBO, a loro Netflix ha affidato un altro adattamento per nulla semplice, ossia quello della trilogia letteraria cinese di fantascienza firmata da Liu Cixin. Libri non semplici, complessi per ciò che raccontano e per come lo raccontano, che il duo di autori ha tradotto per lo schermo insieme a Alexander Woo in una produzione ambiziosa che cerca un equilibrio tra fedeltà all'originale e deviazioni per rendere Il problema dei 3 corpi in versione seriale appetibile e accessibile a un pubblico internazionale. E lo diciamo subito in apertura di recensione: ci sono riusciti, ma ci sentiamo anche obbligati ad aggiungere un disclaimer, ovvero che bisogna mettere da parte alcuni aspetti di quanto già sappiamo e apprezziamo dell'originale cartaceo, perché le libertà ci sono e sono tante, ma messe in piedi con un'idea decisa e convinta di come ri-raccontare la medesima storia in maniera diversa e più televisiva.

La trama suggestiva e intrigante de Il problema dei 3 corpi

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Il problema dei tre corpi: una scena

Ma di cosa parla Il problema dei tre corpi? Bene fare una piccola introduzione a beneficio di chi dovesse essere del tutto a digiuno dei libri di Liu Cixin, ma senza entrare troppo nei particolari di quanto viene sviluppato nel corso degli 8 episodi della prima stagione, perché il flusso del racconto si basa su una serie di eventi fuori dall'ordinario la cui spiegazione o risoluzione è bene che sia vissuta e fruita dallo spettatore nel corso della visione. Più che in altri casi. Possiamo però dire che la storia della serie parte da lontano, dal 1966, e da un evento traumatico che cambia la vita, e l'approccio alla stessa, di una giovane donna cinese. Seguiamo la sua storia da quel momento in avanti, attraverso una serie di flash che vanno a intrecciarsi con un altro piano narrativo che è invece ambientato ai giorni nostri e segue un gruppo di geniali scienziati che vedono le leggi della fisica sgretolarsi, quasi letteralmente e senza apparente spiegazione, davanti ai loro occhi, portandoli a indagare sugli strani fenomeni di cui sono testimoni e su un bizzarro videogioco all'avanguardia, fruito attraverso un futuristico visore, per cercare di sventare una minaccia per la sicurezza del nostro pianeta e della razza umana.

Decostruire per ricostruire

Non vi abbiamo detto molto, ne siamo consapevoli, ma fidatevi che è molto meglio approcciarsi alla visione della serie senza avere ulteriori dettagli, per lasciarsi trasportare da un flusso narrativo che vive dei suoi misteri, di cui parleremo in misura maggiore dopo la pubblicazione in catalogo. Benioff e Weiss, creatori insieme ad Alexander Woo, hanno portato avanti un'operazione molto diversa da quella che avevano sviluppato per Il trono di spade: se lì la fedeltà all'originale di Martin è stata solida e ferrea (tanto che i problemi che molti hanno riscontrato nella serie si sono verificati quando si sono dovuti allontanare, loro malgrado, dal materiale di partenza nelle ultime stagioni), qui è stato necessario portare avanti un lavoro di adattamento completamente diverso. Se è vero che la storyline che parte dalla Cina degli anni '60 è molto vicina a quanto ci viene raccontato da Liu Cixin, quella ambientata ai giorni nostri attinge molto liberamente al materiale di partenza, decostruendolo per ricostruirlo in una forma diversa.

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Il problema dei tre corpi: una scena

Ci si sposta dal contesto cinese, ci si concentra sin da subito su un gruppo di protagonisti più ampio (non tutti, purtroppo, ugualmente approfonditi e interessanti), si rimescolano le carte in modo da proporre gli enigmi e l'andamento del mistero in modo diverso. Si adatta, questa la parola che useremmo con la consapevolezza di farlo nel senso più ampio e profondo dell'idea che esprime, passando da un media all'altro e da una cultura all'altra. Il trio di autori prende gli elementi dell'originale cartaceo cinese, li shakera e ricompone in forma diversa, ampliando laddove necessario, cercando un delicato equilibrio tra fedeltà e reinvenzione, tra un contesto e approccio orientale e quello più tradizionale della serialità occidentale. È evidente sin dal primo episodio, strutturato come un pilot vecchio stile per introdurre sin da subito temi e presupposti che verranno sviluppati nel corso della stagione, consapevoli che si tratta di un primo sguardo a Il problema dei 3 corpi che può spiazzare oltre che incuriosire: non è un caso che al termine di questo primo episodio sia presente un teaser di quello che vedremo a seguire, un'anticipazione di quello che racconterà la prima stagione della serie.

In equilibrio precario

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Il problema dei tre corpi: una scena

Una scelta intelligente e doverosa, perché Il problema dei tre corpi è un titolo su cui Netflix punta molto (ne è prova anche il logo della piattaforma mostrato a inizio visione, tematizzato sulla serie con i tre corpi che ruotano attorno alla N), che ha sin dall'inizio attirato la curiosità, e non si può rischiare che il primo approccio alla serie risulti insufficiente a spingere lo spettatore a proseguire. Non ci sembra sia un pericolo concreto, per come il racconto è impostato e prosegue, ma ammettiamo la nostra difficoltà a percepire la possibile reazione di qualcuno a digiuno della storia: la nostra valutazione è allora viziata dal conoscere la portata e il significato di quanto vediamo accadere, ma abbiamo la sensazione provata che la serie ha tutte le carte in regola per catalizzare l'attenzione e le discussioni del pubblico per i suoi tanti eventi misteriosi e fuori dal comune, portandoli a quel binge-watching che è caro a Netflix, guidati da un'atmosfera spiazzante e un gioco di misteri e rivelazioni che conduce risposte.

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Il problema dei tre corpi: una scena

Ma questo susseguirsi di eventi fuori dall'ordinario, meno bilanciati rispetto all'incedere più compassato dei romanzi di Liu Cixin, si mantiene in un equilibrio precario. Si ha più volte la sensazione che si stia per fare quel passo di troppo (in altri tempi avremmo parlato di salto dello squalo) che scoraggi piuttosto che intrigare, che disorienti invece che catturare, ma gli autori de Il problema dei tre corpi riescono sempre a rimettere in piedi il meccanismo e far funzionare il giocattolo, complice valori produttivi sopra la media di tante produzioni Netflix, un paio di personaggi in grado di creare un legame empatico col pubblico e alcune trovate visive che possono lasciare il segno nell'immaginario del pubblico. Pur con i suoi difetti, la serie di Benioff, Weiss e Woo è di quelle che rende difficile fermarsi al termine di un episodio senza cliccare il tasto che porta al successivo. E questo, per le esigenze e logiche di Netflix, è un elemento cruciale di merito.

Conclusioni

Non è una serie perfetta Il problema dei 3 corpi, come vi abbiamo raccontato in questa nostra recensione, ma è una serie costruita per intrigare e catturare l’attenzione con i suoi misteri ed eventi fuori dal comune. In questo la sua costruzione è sicuramente funzionale allo scopo, perché risulta difficile arrivare a fine episodio e non cliccare sul link per guardare il successivo, pur con i suoi difetti e quell’equilibrio precario su cui a tratti si mantiene. Sono inoltre evidenti alcuni valori produttivi che la fanno emergere nella media dell’ampia produzione Netflix. Il lavoro di adattamento è svolto con la consapevolezza di dover raggiungere un pubblico più ampio e internazionale di quello che conosce e apprezza i romanzi di partenza e si prende delle libertà che potrebbero non piacere a chi, invece, quella trilogia letteraria la apprezza così com’è.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
3.8/5

Perché ci piace

  • L’atmosfera generale, che intriga con i suoi misteri ed eventi fuori dall’ordinario.
  • I valori produttivi, che collocano Il problema dei 3 corpi tra le produzioni Netflix di prima fascia.
  • La capacità di catturare l’attenzione e spingere a cliccare sul tasto “prossimo episodio”.
  • Il lavoro di adattamento, che mira a rendere più internazionale e appetibile a un pubblico ampio il materiale di partenza…

Cosa non va

  • … ma che può deludere gli estimatori della trilogia letteraria.
  • Si ha più volte la sensazione che gli autori possano perdere il controllo del racconto, ma riescono sempre a tenere in piedi la storia.