E ci risiamo. Potremmo fare copia-e-incolla direttamente da altre recensioni già scritte per parlare de Il malloppo di Volfango De Biasi. O comunque per provare a spiegare perché commedie di questo tipo oggi appaiano decisamente superate (ammesso siano mai state davvero centrali), soprattutto rispetto a un linguaggio comico ormai profondamente cambiato (in bene o in peggio, questo è un altro discorso).
Il punto è che il concetto è trasversale: De Biasi sa girare, va dritto al punto, muove al meglio gli attori, ha gusto e punta lecitamente al divertimento. Tuttavia, sembra perseguitarlo il solito schema riproposto di film in film: il siparietto legato all'equivoco decontestualizzato che dovrebbe far ridere. Dovrebbe, appunto.
Il malloppo: Diego Abatantuono e la sua improbabile banda
Al centro della vicenda c'è Diego Viani (Diego Abatantuono), ex rapinatore della Milano anni '80 famoso per i colpi "a mano disarmata". Ha abbandonato il crimine aprendo un'osteria a Ferrara. Il suo migliore amico è Michele Ragusa (Michele Foresta aka Mago Forest), improbabile investigatore privato che s'arrabatta come può e sfrutta lo stagista non retribuito Alex (Max Angioni), il quale sogna di diventare un detective. Ma si sa, i fantasmi di un tempo sono pronti a tornare: ecco ricomparire Salamandra, ex complice di Diego che lo accusa di un torto economico mai risolto.
Quando Salamandra viene trovato morto, tutti i sospetti ricadono sull'ex criminale dalla buona forchetta. Il commissario Castrone (Antonio Catania) nutre verso Diego un odio personale ed è fermamente convinto della sua colpevolezza. A nulla servono le perplessità della figlia Sara (Irene Girotti), giovane poliziotta che non gli ha mai perdonato i trascorsi illegali. Diego dovrà dunque darsi da fare e, aiutato dai suoi due compari, proverà a svelare la verità.
Forse è arrivato il momento di cambiare registro
La trama de Il malloppo suggerisce fin da subito il tono di una commedia che s'appoggia interamente sulla prova del cast. A proposito, il terzetto di testa (Abatantuono, Angioni e Forest, che sintetizzano diversi registri comici) strizza fin troppo l'occhio a una certa commedia francese, spesso saccheggiata dal nostro cinema per innumerevoli remake. Pure quando si propende per opere originali, pare impossibile staccarsi da una grammatica che non ci appartiene e che da noi non riscuote lo stesso successo.
Dall'altra parte, la logica delle film commission indugia fin troppo sugli scorci di Ferrara e Tresignana, usati per riempire i vuoti di una sceneggiatura firmata dallo stesso De Biasi con Herbert Simone Paragnani, Gianluca Belardi, Irene Girotti e Salvo Di Paola. Un copione che fa poco per mostrare dinamismo e freschezza, restando bloccato nella ricerca della risata a tutti i costi attraverso i singoli sketch.
Se lo spunto di partenza è teoricamente adatto, il resto arranca: la comicità sarà pure soggettiva, ma ne Il malloppo si ripercorrono schemi che in passato non hanno mai dato i frutti sperati in sala, passando inosservati prima di trovare riscatto nello streaming. Ed è un peccato. Il materiale ci sarebbe, se solo non venisse applicato a una commedia a cui manca la qualità più importante: saper mordere. E se una commedia non "mozzica", beh... allora significa che è ora di cambiare registro.
Conclusioni
Bisognerebbe fare diversi ragionamenti, non tutti necessariamente legati a Il mallppo. Sì perché il regista, Volfango De Biasi, sarebbe pure uno capace di girare, eppure eccolo alle prese con una commedia che ripete gli schemi di tante operazioni similari, spuntate nella comicità al netto di alcuni spunti interessanti com'è interessante il lavoro umoristico di Diego Abatantuono, Mago Forest e Max Angioni. Ancora una volta, un mezzo peccato.
Perché ci piace
- Lo spunto iniziale.
- Il cast.
Cosa non va
- Uno schema che procedere a sketch.
- Poco mordente.
- A tratti indeciso sulla strada che vorrebbe prendere.