Il ladro di giorni, la recensione: Guido Lombardi ci racconta un’altra educazione criminale

La recensione de Il ladro di giorni: Guido Lombardi ci racconta la storia di un padre e un figlio alle prese con una loro educazione criminale; Riccardo Scamarcio, che entra nel ruolo con ironia, è una sorpresa.

RECENSIONE di 06/02/2020
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Il ladro di giorni: Riccardo Scamarcio durante una scena del film

Ci sono molte cose rotte, nel nuovo film di Guido Lombardi, che vi raccontiamo nella recensione de Il ladro di giorni, che è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma. Vincenzo e Salvo, padre e figlio, a un certo punto girano su un'automobile con il parabrezza rotto. È rotto anche il robot, un piccolo modellino di Mazinga che Salvo ha chiamato Mercoledì: Salvo gli rompe una gamba quando crede che il padre lo abbia abbandonato. È rotto il cuore della mamma del bimbo, forse per i dispiaceri che le ha dato il marito. Ma, soprattutto, è spezzato, da sette anni, il rapporto tra un padre e un figlio, costretti a separarsi il giorno dell'arresto di Vincenzo. Il ladro di giorni è molte cose insieme: è un film drammatico, è un noir, è un romanzo di formazione, è un buddy movie, è una commedia. Noi stessi, nel momento di recensirlo, siamo un po' combattuti tra definirlo un mix di generi o un film indeciso su quale strada prendere.

La trama: padre e figlio, in viaggio

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Il ladro di giorni: Riccardo Scamarcio con Augusto Zazzaro in una scena

È una bella giornata di sole quando Vincenzo (Riccardo Scamarcio) porta il piccolo Salvo (Augusto Zazzaro) al mare. Mentre stanno per tuffarsi arriva la polizia e arresta Vincenzo. Sette anni dopo, il giorno della prima comunione, Vincenzo, uscito di galera, torna a prenderlo. Lo porta con sé in un viaggio verso Bari. Pare che voglia riavvicinarsi al figlio. Ma capiamo presto quali sono le sue intenzioni.

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Educazione criminale

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Il ladro di giorni: Augusto Zazzaro in una scena del film

Il ladro di giorni è un film insolito. Qualcuno si aspetterebbe una storia edificante, un padre pentito che cerca di rigare dritto, cercare il proprio riscatto, e pensare prima di tutto al figlio. Invece Vincenzo pensa prima di tutto a sé. A portare al sud un carico di droga, a trovare un vecchio complice che lo ha, di fatto, consegnato alla polizia. È lui che gli ha tolto ogni giorno col figlio per sette anni, è lui il "ladro di giorni". Qualcuno, visto l'incipit del film, si aspetterebbe un film drammatico, invece pian piano affiora una certa ironia, un leggero umorismo. Affiorano, soprattutto, una serie di dinamiche che non ti aspetti. Da un lato, è Salvo che spesso insegna a vivere al padre, che sa comportarsi solo secondo gli schemi della malavita ("un bambino è meglio di una pistola", aveva sentito dire al padre, e metterà in atto la cosa in modo inaspettato), ma il padre prova, comunque, a insegnare qualcosa al figlio. Con la conseguenza di fargli vedere, più o meno da vicino, alcuni aspetti della malavita. La sua è una sorta di "educazione criminale", come suggeriva il titolo di Là-bas, il primo film di Guido Lombardi, che rimandava al tipo di modello che i migranti seguivano nelle terre della Camorra. In un altro modo, ma si parla di questo anche qui: cattivi esempi, e come seguirli.

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Il ladro di giorni: Riccardo Scamarcio in una scena del film

Ora, il discorso è piuttosto delicato. Il fatto che un padre porti più volte il figlio sulle vie della malavita è un messaggio piuttosto discutibile. Il bambino che vede il papà come un pirata, con i tatuaggi e il "tesoro" (sta leggendo una versione illustrata de L'isola del tesoro di Stevenson), cioè l'obiettivo per cui sono in viaggio, è un'idea originale. Ma è un messaggio discutibile se inserito in una narrazione tradizionale, quella sostanzialmente di un film drammatico e realistico. La storia di un papà e un figlio che in qualche modo sono complici, sarebbe sorprendente e potrebbe anche funzionare, ma andrebbe inserita in un contesto iperbolico, astratto, di genere o fumettistico. Per capirci, in un film alla Coen o alla Tarantino o, per restare in Italia, in un film di Marco Ponti o Gabriele Mainetti, qualcosa che vada nel surreale e renda così possibile rompere le regole, prendendo in questo modo le distanze. In un film tutto sommato realistico la cosa appare non solo preoccupante, ma anche poco realistica. Troppe volte, infatti, la sceneggiatura non funziona perché poco plausibile: a partire dalla prima scena in cui, arrestato, il padre abbandona il figlio di tre anni solo sugli scogli, per non parlare di tutte le volte che lo lascia solo in macchina o da altre parti. E, continuando, certe dinamiche che riguardano l'incontro finale con il Professore, e, ancora prima, con la sua modella.

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Riccardo Scamarcio, che sorpresa!

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Il ladro di giorni: Riccardo Scamarcio e Augusto Zazzaro in una scena del film

Un discorso a parte lo merita Riccardo Scamarcio. È ormai compiuto da anni il suo passaggio da teen idol ad antieroe noir, personaggio ambiguo e carico di sfaccettature. Qui c'è un ulteriore passaggio, una componente ironica, e quasi comica, nel contesto di un film drammatico, a tratti violento. È forse l'aspetto migliore del film, e permette all'attore pugliese di aprire nuovi orizzonti. Se il film, nonostante i suoi difetti, resta in piedi a lungo, è anche merito suo. E di una trama che, mettendo al centro un bambino, comunque tiene il pubblico in ansia. Nonostante la vacuità di alcuni momenti della storia (l'incontro con le turiste austriache, la processione, e così via) e l'intreccio, che, man mano che si procede verso il finale, sembra sempre più artefatto, Il ladro di giorni si lascia seguire.

Conclusioni

Dalla recensione de Il ladro di giorni avrete capito che il film di Guido Lombardi è molte cose insieme: è un film drammatico, è un noir, un romanzo di formazione, un buddy movie, una commedia. Noi stessi siamo stati molto combattuti nel definirlo, e non siamo sicuri se si tratti di un riuscito mix di generi o di un film indeciso su quale strada prendere.

Movieplayer.it

2.5/5

Voto medio

2.7/5

Perché ci piace

  • Qualcuno si aspetterebbe solo un film drammatico, invece affiorano una certa ironia e una serie di dinamiche che non ti aspetti.
  • La componente ironica data da Riccardo Scamarcio è l'aspetto migliore del film.
  • La trama, mettendo al centro un bambino, comunque tiene in ansia.

Cosa non va

  • Troppe volte la sceneggiatura non funziona perché poco plausibile.
  • Il fatto che un padre porti più volte il figlio sulle vie della malavita è un messaggio piuttosto discutibile.