Il Caso 137, intervista a Léa Drucker: "Manifestare è un diritto democratico"

"Il cinema mi aiuta a raccontare storie che rendono il mondo più giusto. La giustizia? Oggi c'è una spaccatura tra Stato e cittadino". Il nostro incontro con la straordinaria attrice francese, protagonista del film diretto da Dominik Mall.

Léa Drucker. Foto di Marie Rouge

Sembra passata un'eternità da quel dicembre del 2018 quando, nel cuore di Parigi, migliaia e migliaia di francesi, indossando un gilet giallo, manifestavano contro il crescente costo della vita. Da questo spunto, e appoggiandosi alla potenza delle immagini, Dominik Mall mette insieme Il caso 137.

Dossier 137 Lea Drucker
Dossier 137: Léa Drucker in una scena

"Volevo raccontare un punto di vista inedito: una poliziotta che indaga su altri poliziotti", spiega il regista, presentando il film alla stampa, in occasione dei Rendez-Vous. "Sono riuscito a esplorare vari universi: dalla politica al rapporto tra Stato e opinione pubblica, mettendo insieme diversi casi reali. I Gilets Jaunes manifestavano per diventare visibili; non riconoscerli come vittime significa condannarli di nuovo all'anonimato".

Il casto 137: Léa Drucker racconta il film

Al centro della storia c'è Stéphanie Bertrand, che prova a far luce sull'abuso - gretto e violento - dei colleghi ai danni di un ragazzo disarmato e inerme. Ad interpretare la protagonista troviamo una strepitosa Léa Drucker, vincitrice del César. "Ho lavorato sul conflitto interno che c'è nel personaggio", dice Drucker, che incontriamo in un albergo di Roma a pochi passi da Villa Borghese. "Cerca la giustizia ma vive questo conflitto perché sa cosa significa fare la poliziotta. È in un equilibrio delicato: deve interrogare e giudicare conoscendo i parametri del lavoro. Cerca la giustizia ma allo stesso tempo non cade in un giudizio troppo frettoloso".

Giustizia, democrazia e riflessioni: dietro i temi del film

La giustizia, in qualche modo, è il tema portante de Il caso 137. "La lotta per la giustizia è un obiettivo che molti poliziotti hanno ancora", continua Léa Drucker. "E come cittadina, si vorrebbe sempre essere nel giusto, e trovare il modo di migliorare questo mondo. Forse è idealista, ma il cinema mi permette di calarmi in un ruoli dove ho l'impressione di partecipare a qualcosa che renderà il mondo più giusto. Sono consapevole che sia finzione, ma con la finzione si riesce a condividere uno sguardo e una riflessione".

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Puntellando al meglio la tensione, Dominik Mall riesce a illuminare il rapporto tra cittadino e Forze dell'Ordine, senza nascondere una profonda spaccatura. "Dalla mia posizione privilegiata non direi mai di essere schiacciata dallo Stato. Ma come cittadina mi interrogo", dice Drucker.

Il Caso 137 Photo Credits Fannydegouville Lea Drucker Immagine
Il caso 137: Léa Drucker, Jonathan Turnbull in una scena

E spiega: "Partecipando alla recente manifestazione contro la riforma delle pensioni con i miei figli, ho subito uno shock. Il livello di violenza oggi è totalmente diverso rispetto a quando ero giovane. Pensavo che stare in prima linea fosse più tranquillo, invece è stato un massacro. Questo dimostra una frattura profonda tra cittadinanza e forze dell'ordine. Quando ne ho parlato con le investigatrici dell'IGPN, mi hanno risposto candidamente che se vai a manifestare rischi di prenderle, come se il diritto di manifestare non fosse più garantito. Eppure, le manifestazioni dovrebbero sancire la democrazia".