Godzilla: Monster Planet

2017, Animazione

Godzilla in tutta la sua potenza, anche nell’anime di Netflix

Torna il popolare mostro giapponese, per la trentaduesima volta ma al suo debutto totalmente animato, in un film potente e spaventoso.

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Ogni paese ha i suoi simboli, quell'insieme di cose che lo distinguono dagli altri e lo caratterizzano. Se pensiamo al Giappone, con la sua impronta culturale così unica e riconoscibile, non possiamo ignorare la sua importanza in alcuni settori del mondo dell'intrattenimento, dai videogiochi ai manga e l'animazione. Ambiti nei quali il paese del Sol Levante ha saputo creare vere e proprie icone popolari, figure d'impatto che hanno segnato l'immaginario di intere generazioni in tutto il mondo. Sorprende che nel suggestivo intreccio di icone pop che è la cultura giapponese moderna, due di esse, per quanto imponenti ed ingombranti, non si fossero ancora incontrate: Godzilla e gli anime.

Popolare al punto da essere eletto ambasciatore del Giappone nel 2015, Godzilla è protagonista del cinema nipponico (e non solo) sin dal 1954, ma ha dovuto aspettare la sua trentaduesima incarnazione su schermo, la trentesima prodotta da Toho, per incontrare il mondo degli anime, l'altro grande colosso nipponico. Pensato come primo capitolo di una trilogia che dovrebbe vedere il secondo capitolo già questo maggio in patria, Godzilla: Il pianeta dei mostri è il primo film dedicato al celebro mostro in versione animata, uscito nelle sale giapponesi lo scorso novembre con un buon riscontro di pubblico ed ora approdato nel catalogo di Netflix a livello internazionale.

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Fuga dal pianeta Terra

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L'approccio pensato da Polygon Pictures per l'anime di Godzilla è coraggioso e originale: ci allontaniamo dal canovaccio base in cui gli esseri umani devono affrontare e fermare l'imponente aberrazione genetica, ne Il pianeta dei mostri Godzilla ha già vinto! A nulla sono valsi gli sforzi terrestri, gli attacchi nucleari, il Mechagodzilla, gli aiuti di popoli extraterrestri e qualunque espediente ipotizzato nei tanti film precedenti, Godzilla e gli altri kaiju che hanno invaso il pianeta hanno avuto la meglio e i Terrestri superstiti sono stati costretti ad abbandonare il pianeta natale alla ricerca di un luogo dove fermarsi e ripartire. Ma dopo venti anni di viaggio nello spazio è chiaro che trovare un'altra Terra non è semplice nell'immensità dell'universo e, provati da isolamento e risorse in esaurimento, decidono di tornare a casa sperando che il tempo passato abbia migliorato la situazione.

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Ovviamente non è così: anche se i venti anni di viaggi spaziali equivalgono a ventimila passati sulla Terra, il pianeta sul quale tornano non si è ancora liberato della terribile minaccia chiamata Godzilla e da vari punti di vista è segnato da questo lungo regno del terribile mostro.
Così i reduci spaziali sono costretti a trovare un modo per sconfiggere un nemico che sembra imbattibile e si affidano alle intuizione di qualcuno che ha studiato il mostro mutante e pensa di aver individuato un punto debole.

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Verso l'infinito e oltre

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Spostare l'azione nel futuro permette allo sceneggiatore Gen Urobuchi di proporre un approccio diverso alla storia di Godzilla, di aggiungere situazioni e temi più propriamente fantascientifici, da Space Opera, che strizzano l'occhio a classici del genere come Battlestar Galactica. Uno spostamento temporale perfettamente supportato dalla costruzione del background curata da Polygon, dalla meticolosa costruzione di ambientazioni, veicoli, uniformi e tutto ciò che contribuisce a rendere credibile la nave su cui i quattromila superstiti, terrestri e non solo, hanno viaggiato per venti estenuanti anni. Una cura tecnica che sostiene con ugual merito anche la componente più action che subentra nella seconda parte del film, che mette in scena lo scontro con il mostro e la sua incredibile potenza, e che riporta la storia di Godzilla: Il pianeta dei mostri su territori più familiari a chi conosce il franchise di Toho.

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La tradizione nel messaggio

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Pur traslando la vicenda in un nuovo ambito, i registi Kobun Shizuno e Hiroyuki Seshita non tradiscono lo spirito di Godzilla, piuttosto lo rinnovano: sono presenti i contrasti tra personaggi sulle scelte da compiere, le diverse posizioni e soluzioni, ma soprattutto non manca quella percezione di Godzilla ed i kaiju come punizione per gli errori commessi, come conseguenza inevitabile dei comportamenti sbagliati della razza umana. Un messaggio ambientalista, un monito, che è caro a tante opere giapponesi e che qui viene ripreso ma affiancato ad una spinta più personale ed egocentrica, quella del protagonista, il capitano Harou Sasaki, che è mosso da sentimenti che sanno più di vendetta che di salvezza per la razza umana. Se va trovato un difetto in questa produzione Polygon è proprio nei personaggi umani, poco approfonditi e decisamente meno d'impatto di quella macchina di distruzione che risponde al nome di Godzilla. Ma d'altra parte, è lui il protagonista, non loro.

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