Free Guy: eroe per gioco, la recensione - Reynolds Player One

La recensione di Free Guy: ipertestuale, divertente e furbo, il nuovo film di Shawn Levy sfrutta il mondo dei videogame per raccontare la rivincita della normalità.

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Free Guy - Eroe per gioco: Jodie Comer e Ryan Reynolds in una sequenza

Scegli il tuo personaggio, carica la tua storia, seleziona l'equipaggiamento con cui affronterai la missione sul grande schermo. Anche i film hanno i livelli di difficoltà. Puoi decidere di complicarti la vita e avventurarti in qualcosa di estremo, oppure essere più prudente e non rischiare più tanto. Apriamo la nostra recensione di Free Guy - Eroe per gioco ammettendo che il nuovo film di Shawn Levy sembra appartenere alla seconda scuola di pensiero. Nelle premesse appare tutto già visto e già sentito altrove. Un comodo elogio alla comfort zone. Da una parte una struttura narrativa ciclica, che riprende l'archetipo del Giorno della Marmotta, con il protagonista rinchiuso in un loop temporale dal quale non sembra esserci uscita. Dall'altra un mondo virtuale strabordante di possibilità, che sembra richiamare gli ammiccamenti nerd di Ready Player One. Poi, guardando con più attenzione, ti accorgi che in fondo la missione così facile non è. Perché trovare un tratto distintivo a qualcosa di così "familiare" è un'ardua impresa.

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Free Guy - Eroe per gioco: un'immagine

Free Guy, in fondo, ha lo stesso obiettivo del suo protagonista: uscire dalla sua bolla di anonimato per cercare la propria personalità. Levy ci è riuscito. Per conoscere il destino di Guy, vi consigliamo di preparare il joypad, accendere la console e giocare con il cinema.

La rivincita dei normali

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Free Guy - Eroe per gioco: un'immagine

Un piccolo pesce rosso dentro un enorme acquario pieno di squali. Potremmo descrivere così la modesta esistenza di Guy, persona pacifica che vive in un mondo matto e violentissimo. Mentre gli altri attorno a lui si affannano, corrono, sparano e si ammazzano come se nulla fosse, il nostro guarda la realtà con gli occhi ingenui di un bambino. Sempre pronto a sorprendersi, a incuriosirsi, a credere nell'amicizia e nell'altruismo, Peccato che quella non sia la realtà. Guy, infatti, è un personaggio non giocante di Free City, un videogioco open world in cui i giocatori hanno totale libertà d'azione. E quando c'è di mezzo l'essere umano, lo sappiamo, libertà fa spesso rima con "morte e distruzione". Eppure il sogno di Milly e Keys non era questo. I due appassionati programmatori della versione originale di Free City avevano altri piani per la loro passione videoludica. Qualcuno si è impossessato della loro idea e l'ha trasformata in una banale parodia di Fortnite. Ed è qui che torna in scena Guy: l'unica persona (anzi, personaggio) capace di salvare Free City e far venire a galla la vera natura di quel mondo virtuale. Ora che abbiamo riassunto la sinossi di Free Guy si può capire meglio perché il film è stato definito una via di mezzo tra Ready Player One e The Truman Show. Come detto, del film di Spielberg ritroviamo il citazionismo pop, un mondo virtuale caotico e soprattutto la missione di fondo: l'idea di trovare dentro il gioco la chiave per la salvezza di un'utopia digitale.

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Free Guy - Eroe per gioco: Jodie Comer e Ryan Reynolds in una scena del film

Del cult di Peter Weir, invece, viene rispolverato soprattutto il percorso di graduale consapevolezza del protagonista, ma con una grande differenza di fondo. Se il Truman di Jim Carrey era sovraesposto, il Guy di Ryan Reynolds si confonde con la massa, vive ai margini, è invisibile. Ed è a questa condizione esistenziale che Levy dedica la morale del film. Senza farne mistero, Free Guy sottolinea di continuo il suo messaggio edificante, rivolgendosi a tutte le persone non affette da manie di protagonismo. In un mondo digitale dominato dall'Ego e da social diventati palcoscenici per le nostre presunte vite straordinarie, essere discreti, timidi e introversi significa quasi non esistere, quasi scomparire. Ed è a loro che Free Guy dedica la sua fiaba 2.0. Quella che ti fa capire poco per volta che sentirsi normali è diventato straordinario.

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Tu chiamale, se vuoi, distrazioni

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Free Guy – Eroe per gioco: Ryan Reynolds in una scena

Se questa è la morale di fondo, Free Guy le costruisce attorno una marea di orpelli che servono quasi da diversivo. Lontano anni luce dal dramma e dall'approfondimento psicologico, il film è furbo nel depistare il pubblico con tante (forse troppe) distrazioni: dallo spionaggio industriale alla classica storia d'amore. Il tutto ovviamente condito da ingenti dosi di azione spettacolare e roboante, fondamentale per costruire un'avventura digitale infarcita di buon intrattenimento. Il ritmo è alto senza mai diventare caotico, anche perché la missione di Levy è talmente lampante da fungere da bussola. Free Guy non perde mai di vista la sua rotta, e naviga verso il suo porto sicuro riuscendo anche ad emozionare i cuori più sensibili. E l'emozione, si sa, non riguarda solo lacrime e sorrisi, ma tocca anche altre corde. E in questo Free Guy è abilissimo nel parlare la stessa lingua del suo pubblico. Un pubblico ormai competente impregnato di cultura pop, capace di cogliere tutte le citazioni dei blockbuster mainstream che popolano l'immaginario collettivo. E così, usando un attore perfetto come Reynolds (ormai diventato paladino dell'ipertesto nerd con il suo Deadpool), Free Guy regala grandi pacche sulle spalle dello spettatore, lo fa sentire comodo e al sicuro, senza rischiare più di tanto. Alla fine rimane la sensazione di aver completato il gioco a livello medio. Senza troppi patemi e senza pigrizia. Medio come Guy, l'eroe che non ci farà mai vergognare di sentirci ordinari.

Conclusioni

Nella nostra recensione di Free Guy vi abbiamo raccontato i meriti e le scorciatoie di un film divertente, capace di intrattenere con un’azione roboante e di emozionare con una morale di fondo semplice e allo stesso tempo significativa. Una via di mezzo tra The Truman Show e Ready Player One in cui il citazionismo pop farà la gioia del pubblico più appassionato di cultura nerd.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
3.5/5

Perché ci piace

  • Le citazioni e i riferimenti alla cultura pop sono furbi e ben inseriti nella storia.
  • La morale di fondo è attuale e meno banale di quanto possa sembrare.
  • Il ritmo è alto e l'intrattenimento funziona.

Cosa non va

  • Il film non rischia quasi nulla, muovendosi in una grande comfort zone.
  • A livello tematico c'è troppa carne sul fuoco.