Frances Ferguson, la recensione: uno sguardo indifferente sulla vita di una giovane insegnante insoddisfatta

La recensione di Frances Ferguson: un'insegnante allo sbando in un film, presentato a Torino 37, che impegnandosi a non giudicare, pecca di indifferenza.

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Frances Ferguson: una scena del film con Kaley Wheless

C'è differenza tra il raccontare una storia senza giudicare i suoi protagonisti e rimanere invece indifferenti dinanzi alle loro avventure o disavventure. Lo sottolineeremo in questa recensione di Frances Ferguson, film diretto da Bob Byington, regista di Infinity Baby e 7 chinese brothers con Jason Schwartzman, presentato nella sezione Festa Mobile a Torino 37.

Un'insegnante, giovane supplente in una cittadina del Nebraska, è cosi tanto annoiata dal suo matrimonio e dalla sua vita da moglie e mamma di una bimba di 4 anni che si ritrova a circuire e portarsi a letto un suo avvenente allievo. La città è troppo piccola per contenere un tale segreto e così la donna si ritroverà a dover scontare giorni di prigione e tante sedute di analisi per essere riabilitata in società.

Byington sceglie una donna come protagonista del suo film con l'intento ( forse) di ribaltare ogni preconcetto su cosa sia giusto e sbagliato in alcune situazioni e posizioni, dalla buona madre alla brava figlia. Per non giudicare i suoi comportamenti però, il regista preferisce stare in disparte girando un film che pecca di indifferenza.

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Frances Ferguson: Kaley Wheless in un primo piano

Un narratore sui generis

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Frances Ferguson: Kaley Wheless in una scena del film

C'è la dissacrante ironia e l'asciutto modo di recitare della bellissima e cinica Kaley Wheless a capo di questa storia, la sua protagonista, la Frances del titolo, fin dai primi minuti del titolo è visivamente insoddisfatta di tutta la sua vita. Con i suoi occhialoni e la vestaglia di pile, se ne sta a spiare il marito che invece di tornare a casa, si intrattiene con dei film porno in auto proprio fuori la loro abitazione. Bob Byington sceglie di utilizzare un escamotage spesso fastidioso, il voice-over, per tirarci dentro la storia o per aiutarci ad iniziare una certa elaborazione degli avvenimenti a cui stiamo assistendo. Una voce d'eccezione a fare da narratore, quella di Nick Offerman, amico di Byington, star di Parks and Recreation che qui interrompe la protagonista, interviene, anticipa ciò che accadrà e indica i personaggi di cui ci dovrebbe importare qualcosa e quelli di cui invece ci possiamo dimenticare.

La giusta distanza?

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Frances Ferguson: Kaley Wheless in un'immagine del film

Se l'idea del narratore che interagisce è vincente, questa scelta non basta a rendere piacevole l'avanzare della storia e le disavventure di Frances. A peggiorare il fastidioso percorso, una quasi costante colonna sonora in contrappunto tipica dei videogiochi anni 90', dei fastidiosi 8-bit che rendono l'esperienza del film insoddisfacente come la vita appare alla protagonista. Non lo si può certo definire un regista empatico Bob Byington, questo è poco ma sicuro, lo ha già dimostrato dai toni dei suoi film precedenti e una certa asettica abitudine a trattare i suoi protagonisti con quella che a detta del regista sembrerebbe essere la giusta distanza ma l'impegno a non giudicare i personaggi si trasforma prima in apatia e poi in indifferenza.

Nessun personaggio positivo

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Frances Ferguson: una scena del film

Non bisogna essere fan dei lieto fine per bramare un personaggio positivo, qualcuno che conservi ancora un po' di fiducia nel genere umano. O se proprio non c'è spazio per l'ottimismo, c'è il disperato bisogno di contrastarlo con forza e ben venga al cinismo senza speranza ma con delle posizioni chiare. Non siamo con Frances e neanche contro di lei, l'umanità o per meglio dire la disumanità che la circonda e la avvolge, è priva di energia.

Byington desidera rappresentare un personaggio negativo, una cattiva madre, una persona imperfetta ma dimentica che per farlo serve un po' di coinvolgimento, serve buttarsi nel percorso del film e non rimanere indifferente dietro la macchina da presa altrimenti il risultato è un po' di fastidio e poi l'abbandono dello spettatore. Il cinismo di Byington ci piace ed è anche rassicurante ma vorremmo vederlo in atto con una vera anti-eroina.

Conclusioni

A fine recensione di Frances Ferguson, ribadiamo che c’è differenza tra il non giudicare i propri protagonisti ed essergli indifferenti. Il regista Bob Byington cerca di dar voce alle donne, creando un’anti-eroina che però si scontra con un mondo che non ha insegnarle niente, dove il cinismo non è energia negativa da poter canalizzare ma apatia e inettitudine. Rimane cosi un film riuscito solo a metà che non riesce a ribaltare i numerosi preconcetti con cui le donne devono confrontarsi ogni giorno.

Movieplayer.it
2.5/5
Voto medio
2.5/5

Perché ci piace

  • Tutti vorremmo che la nostra storia di vita fosse commentata da una voce ironica e cavernosa come quella di Nick Offerman.
  • Kaley Wheless è totalmente immersa nell'insoddisfazione di Frances e porta avanti la sua missione con coerenza.

Cosa non va

  • La musica in 8-bit funziona per i primi 10 minuti, dopo diventa un tormento.
  • Per non giudicare, lo sguardo-guida del regista è assente e cosi anche il nostro coinvolgimento.