Fiorello dimostra che per fare bene la TV bastano meno di 15 minuti (e un'idea)

Con pochi minuti a disposizione, Rosario Fiorello dimostra che si può fare grande spettacolo con un'idea semplice, ma portata all'eccesso. Il problema è un sistema televisivo che da anni sembra aver smesso di cercarne di nuove.

Fiorello e Fabrizio Biggio conduttori di un'edizione più che straordinaria del TG1

C'è solo uno uomo con "licenza di uccidere" sul piccolo schermo italiano. E d'altronde Rosario Fiorello non perde neppure la minima occasione (è proprio il caso di dirlo) per ricordare al pubblico tutto come mai questo privilegio appartenga solo e soltanto a lui.

Lo ha fatto anche domenica sera, su Rai 1, con uno show di appena dieci minuti (che salgono forse a 13 considerando anche il collegamento con il TG1). Seicento secondi, quasi 5 milioni di spettatori e il tempo sufficiente di dimostrare che per fare buona televisione non servono necessariamente ore, ospiti e chiacchiere sbrodolate. Bastano un'idea e, soprattutto, qualcuno che sappia metterla in pratica.

Un varietà più che straordinario nello studio del TG1

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Con TG1 - Edizione più che straordinaria, Fiorello ha portato lo spettacolo nello studio del telegiornale, accompagnato dall'ormai immancabile spalla Fabrizio Biggio e con la partecipazione dei giornalisti Giorgia Cardinaletti e Laura Chimenti. Oltre agli ospiti a sorpresa Annalisa (ormai portafortuna dopo essere stata la sua prima ospita in quel gioiellino del mattino che è stato Viva Rai2!), Gigi D'Alessio e TonyPitony. E a quelli invisibili - Achille Lauro, Erminio Sinni, Kimi Antonelli in collegamento, Cesare Cremonini e Serena Brancale - che "non saranno con noi, ma chi li paga?!".

Entra accompagnato dalla colonna sonora delle "carrambate" di Raffaella Carrà, gigioneggia ed esordisce: "Abbiamo portato il varietà dopo il Tg1, un evento che i bambini non hanno mai visto, come l'Italia ai Mondiali". Prima di rincarare la dose: "Abbiamo profanato lo studio del Tg1. È un po' come un addio al celibato senegalese a casa di Vannacci".

Il ritmo è serrato. TonyPitony entra chiedendo dove sia il bagno e Fiorello risponde: "Se vuoi è libero quello di Ranucci che ormai non lo usa più". Annalisa si concede il duetto più breve della storia con lo showman sulle note di Diamante. L'amico Gigi D'Alessio compare con tanto di elmetto da capocantiere, impegnato simbolicamente nei lavori dello studio della Pennicanza: "Prendete una cassa più grande, che Fiorello è sordo!", scherza il cantante.

Non può mancare la satira politica dell'unico che può permettersi di sbeffeggiare destra e sinistra raccogliendo solo e sempre sorrisi: "Io e Biggio non abbiamo un programma, siamo come il Campo Largo", dice Fiorello, prima di suggerire una soluzione: "Prendete la Salis, ma quella che paga l'affitto".

Dieci minuti per mettere in fila gag, musica e satira, senza che lo spettacolo perda mai il filo. Fiorello non ha bisogno di costruire attese artificiali o di dilatare le singole trovate: le lascia funzionare, passa alla successiva e chiude quando ha esaurito ciò che aveva da dire.
Con la naturalezza di chi, in tempi di prime serate nottambule, sa che non è tanto la durata a fare la differenza, ma ciò che si riesce a mettere dentro quel tempo.

Lo scopo d'altronde c'è ed è subito denunciato: da oggi è ripartita La Pennicanza su Radio 2 (dal lunedì al venerdì alle 13:45), e, come un anno fa, Fiorello fa solo pubblicità a se stesso. Non ci saranno dunque, purtroppo per il pubblico e per lo share, altre incursioni a ridosso della prima serata.

Fiorello bacchetta anche Rai 1 sulla questione Sud

Prima del suo mini-show, nell'anteprima in diretta al TG, Fiorello, siciliano di Augusta, trova spazio, lui sì, anche per il Sud Italia, alle prese con le proteste contro il caro vita e il caro carburante. "Posso rivolgere un pensiero agli amici del Sud Italia che stanno attraversando un periodo molto brutto? C'è una protesta in atto e la stanno facendo senza spaccare niente, ma la luce deve essere accesa anche sul Sud", dice lo showman.

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Un richiamo alla visibilità di manifestazioni che non stanno trovando abbastanza spazio nel racconto televisivo quotidiano. Per ironia della sorte (ma anche no) anche tra i servizi di un TG1 che preferisce dedicare più tempo a informazioni meno "scomode" per la politica.

Il problema è una televisione che non cerca più, nè talenti nè idee

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La domanda, dopo aver visto questo varietà "micro" e più che straordinario, è inevitabile: possibile che la TV italiana non riesca più a produrre idee capaci di sorprendere, e a valorizzare talenti?
Non si tratta certo di pretendere che spunti un altro Fiorello, irripetibile per definizione, ma di chiedersi dove sia finita l'ambizione di cercarne, e soprattutto formarne, altri.
Invece, da trent'anni si ripropongono formule pressoché identiche e si concede spazio a personaggi che, anziché arricchire il dibattito pubblico, finiscono per impoverirlo.

Ma c'è anche un'altra questione. In una guerra di ascolti e orari combattuta quotidianamente con Mediaset, la Rai potrebbe provare a giocare una partita diversa, sperimentando anche show capaci di concentrare idee e intrattenimento in tempi più contenuti (ma non necessariamente con la vacuità di Affari Tuoi).

Del resto, se persino le serie TV sono approdate a formati sempre più brevi, perché il varietà dovrebbe restare ancorato a serate interminabili? Non significa che tutto debba durare dieci minuti, ma che la durata dovrebbe dipendere dall'idea, non dalle esigenze di riempire il palinsesto.

Non serve un altro Fiorello: abbiamo l'originale e ce lo teniamo strettissimo.
Serve una televisione che abbia voglia di cercare talenti e il coraggio di sperimentare formati nuovi. Perché la questione non è (solo) che lui riesca a fare spettacolo degno del nome in 10 minuti. È che il resto del sistema sembri aver smesso di chiedersi come riuscirci, preferendo continuare a esistere per inerzia.

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