Abituarsi ai fallimenti, normalizzarli, renderli endemici all'interno di un palinsesto che rispetto al passato appare inspiegabilmente intoccabile persino dinanzi a reiterati flop.
Quanto sta avvenendo in Rai, con una serie di risultati sconvolgenti sul piano degli ascolti tv, non ha probabilmente eguali nell'ultradecennale storia del servizio pubblico.
C'era una volta l'identità di Rai 3
Rai 2 e Rai 3 sono da tempo in balia di decisioni che definire discutibili e dir poco, con la 3a rete smembrata dal suo storico DNA e incapace di riassestarsi su una narrazione evidentemente rigettata dal suo pubblico, non a caso fiondatosi altrove (vedi La7).
In attesa di vedere il primo Report senza Sigfrido Ranucci, con Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi nuovi conduttori, prosegue senza apparenti motivazioni la disastrosa prima stagione in totale autonomia di Antonino Monteleone con Filorosso, talk nato nell'estate del 2022.
Le 8 puntate andate in onda dal 15 settembre 2026 ad oggi hanno fatto registrare una media di appena 335.000 spettatori e uno share del 2,5%, con uno sprofondo rosso del 27 ottobre al 2,1% di share con 255.000 spettatori.
In una Rai che per anni ha fatto la guerra a Sigfrido Ranucci e al suo Report, che veleggiava su una media del 10%, tutto tace sui 300.000 euro l'anno che prenderebbe Monteleone, superando persino il tetto stipendiale dell'Amministratore Delegato della Rai.
Domenica 1° novembre in prima serata su Rai 3 è andato in onda Falstaff, dal Teatro dell'Opera di Roma, con 150.000 spettatori sintonizzati e uno share pari allo 0.8%, mentre anche i film boccheggiano e faticano a emergere.
A tenere per ora sono Massimo Giletti con Lo Stato delle Cose, Geppi Cucciari con Splendida Cornice e Chi l'ha Visto? con la nuova conduttrice Raffaella Griggi, mentre Luca Barbareschi prepara il tutt'altro che atteso ritorno con una nuova edizione di Allegro ma non troppo, in onda ogni domenica dopo Report.
Un programma che lo scorso 15 febbraio è precipitato all'1,5% di share, ottenendo comunque un'insensata conferma dai vertici aziendali.
AAA cercasi Rai 2
Se il 'caso' Rai 3 fa emergere non pochi interrogativi, ancor più grave appare quanto da tempo si sta verificando su Rai 2, rete incapace di trovare una propria impronta. Tolti gli eventi sportivi, che dovrebbero diventare l'asse centrale dell'intera programmazione, Rai 2 parrebbe bruciare qualsiasi cosa tocchi, che sia un talk o un programma di intrattenimento.
L'affair Patù, nuovo programma di approfondimento condotto da Roberto Inciocchi, fa scuola, perché dalla prima puntata del 7 ottobre gli ascolti Auditel sono stati impietosi. La prima puntata in prima serata è stata vista da 155.000 spettatori con uno share monster all'1.5%, per poi scendere all'1.2%, salire all'1,7% e infine assestarsi al 2%.
Meno di un qualsiasi film o fiction in replica. Inciocchi, per 20 anni volto di SkyTg24 e per tre stagioni conduttore di Agorà, è affondato sotto i colpi della "maledizione talk" della seconda rete. Per quale motivo Patù vada ancora in onda non è chiaro, ma è evidentemente inaccettabile che programmi così platealmente rigettati dal pubblico possano continuare ad occupare le prime serate del servizio pubblico, come denunciato da Usigrai con un durissimo comunicato.
Sempre su Rai2 è naufragata Elenoire Casalegno con "Formidabile!", show in cinque puntate dedicato alla storia dei programmi cult, comici e sperimentali che hanno segnato l'ormai dimenticata identità della rete. La prima puntata del 12 ottobre è stata vista da 387.000 spettatori, con share al 2.5%, per poi scendere all'1,9%, spostarsi al martedì e risalire al 3.4%. Ma negli ultimi anni Rai 2 si è tristemente abituata a disastri Auditel.
Flop e/o scivoloni, perché nessuno interviene?
Celebre il caso Antonino Monteleone, ancora lui, nel 2024 conduttore per 5 puntate di l'Altra Italia, talk chiuso per disperazione dopo aver toccato lo 0,99% di share in prima serata, ma a finire nel tritacarne sono stati anche Freeze con Nicola Savino, Boomerissima e Obbligo o verità con Alessia Marcuzzi, lo spin-off BellaMa' di sera, Tango con Luisella Costamagna, Generazione Z condotto da Monica Setta.
Una conclamata crisi d'identità che negli ultimi 4 anni ha raggiunto livelli insostenibili per la storia del servizio pubblico, mentre in altre trasmissioni Bruno Vespa perde la testa al cospetto dei propri ospiti e Pierluigi Diaco aggredisce verbalmente Alberto Ravagnani, ex prete ora concorrente di Ballando con le Stelle, con insistenti domande sulla sua vita privata e sessuale.
Ma nessuno fa nulla, non esistono comunicazioni ufficiali, tutto rimane inalterato e chi sbaglia, o semplicemente non ha pubblico, continua ad andare in onda indisturbato, in una Rai che solo negli ultimi anni ha perso professionisti come Fabio Fazio, Corrado Augias, Bianca Berlinguer, Lucia Annunziata, Massimo Gramellini, Amadeus, Stefano Massini e Roberto Saviano. Spedendo Sigfrido Ranucci a RaiNews 24 e Serena Bortone su RaiRadio 2, con quest'ultima sanzionata dalla Rai con 6 giorni di sospensione nel luglio del 2024 a causa del "caso Scurati" e del suo monologo sul 25 Aprile. All'epoca successe il finimondo, oggi come oggi tutto tace. O quasi.
Le quasi repliche della Rai
Paolo Corsini, Direttore della Direzione Approfondimento della Rai, ha così parlato durante la conferenza stampa di presentazione del nuovo Report: "L'ultimo talk che in Rai ha funzionato è stato 'Virus', con Nicola Porro, e anche quello ci ha messo tempo per funzionare. Nessuno si poteva aspettare risultati clamorosi per 'Filorosso'. Il panorama televisivo attuale è molto più complesso. Sapete che per la prima volta nella raccolta pubblicitaria la RAI è stata superata come editore? Da Google. 'Filorosso' e 'Patù' devono essere chiaramente migliorati, ci proveremo e poi faremo le opportune valutazioni. La questione va affrontata ma è complessa. Altrimenti facciamo come hanno fatto altri: prendiamo i conduttori cresciuti in Rai, facciamo un format scopiazzato, e otteniamo buoni ascolti".
Ribattezzata "TeleMeloni", la Rai di fine 2026 appare sempre più sfacciatamente filo-governativa persino nei suoi telegiornali, con personaggi e voci apparentemente affini alla maggioranza difesi a prescindere, qualsiasi cosa dicano e/o facciano, a spese di ascolti mancati che puntualmente si trasformano in perdite pubblicitarie.
Laddove si facevano i conti della serva a trasmissioni di enorme successo, basti pensare a Che Tempo che Fa e alle infinite guerre al cachet di Fazio, non a caso scappato altrove, ora si finge indifferenza, per la gioia di Mediaset, La7 e Nove che sentitamente ringraziano.
Rai 1 resiste (tralasciando il disastro annunciato Insieme - La Forza che Unisce fermatosi in prime time al 10.6% di share), con Affari Tuoi che batte La Ruota della Fortuna, La Vita in Diretta sempre primatista, The Voice, Tale e Quale Show vincitori delle rispettive serate, le fiction sugli scudi e Ballando con le Stelle capace di tenere botta dinanzi a Tu Si Que Vales.
Ma sono Rai2 e Rai3 a porre allarmistici quesiti a cui il servizio pubblico di oggi, dove in Commissione di Vigilanza Rai non è rimasto più nessuno, non vuole incredibilmente rispondere. Almeno fino a quando non si tornerà al voto, nel 2027. Ma è anche solo lontanamente accettabile dover sopportare altri mesi così?