Mentre X Factor 2026 gongola per aver ottenuto, ancora una volta, ascolti certamente superiori a quelli di tanti programmi in chiaro, pur essendo sulla Pay TV (ieri sera 833.000 spettatori, con il 4,32% di share e un +11% rispetto alla stagione passata), il terzo Live scopre definitivamente le carte. Altrimenti detto: signore e signori, le strategie stanno prendendo il sopravvento.
Le nostre pagelle del 5 novembre
I team cominciano a perdere i pezzi - alla terza diretta è toccato a Irama salutare Lenanie - e così si comincia a giocare a freccette con i "fortunati" che sono ancora tutti in piedi. Bersaglio dell'intero tavolo diventa quindi la squadra di Paola Iezzi (ci sarebbe anche Francesco Gabbani, ma, lo sappiamo, lui è nel team degli incolumi solo per via di un trucchetto di nome Teo Bok, croce e delizia dell'edizione).
Pur se ancora con tre concorrenti all'attivo, la giudice dai capelli "paoli" è quella con meno possibilità di vittoria, nonostante la luminosa presenza di Camilla. Il motivo? Quello che per due dei suoi concorrenti hanno raccontato le osservazioni di Jake La Furia e Gabbani: al di là delle cover, quando usciranno dal mondo spietato e fatato di X Factor, questi ragazzi hanno veramente idea di cosa vorrebbero e potrebbero fare nel mondo della musica?
Mad-Dog - voto: 5
Nonostante l'evidente imbarazzo per trucco, parrucco e costumi che gli son stati cuciti addosso per l'interpretazione di Rebel, Rebel, non si trovano in effetti gravi errori tecnici a giustificare un'insufficienza. E allora perché sono rimandati alla prossima puntata? Perché quello è al massimo David Bowie suonato e cantato dalla band delle superiori alla festa di febbraio. Senza trasporto, senza troppa convinzione, portato sul palco chiaramente perché assegnato dalla prof di musica.
Manu - voto: 5
Il momento più emozionante della sua serata, almeno per noi da casa, è stato quell'abbraccio strettissimo all'amico Lenanie, eliminato al suo posto al ballottaggio. Le due esibizioni, invece, sono francamente dimenticabili. Nonostante, e questo va detto, ci saremmo aspettati un disastro su Mi ritorni in mente di Lucio Battisti, dai capelli fino all'intonanzione. Tutto sommato l'esibizione tiene, ma siamo sempre dalle parti del compitino eseguito con tutto il peso della timidezza e dell'insicurezza. Vabè, pensi, in effetti sta portando una cover di Battisti, mica un pezzo da falò sulla spiaggia con già quattro birre in corpo. Il problema, infatti, è che non migliora nemmeno sulla cover di Olly che porta per convincere i giudici a tenerlo in gara.
Impossibile, dunque, per La Furia e Gabbani non raccogliere un tale assist e chiedere "Manu, ma in fondo nessuno di noi ha capito tu che vorresti fare una volta uscito di qua". Eh, neppure nessuno di noi da casa. Ed è a questo punto che la sua coach, Paola Iezzi, gioca la carta "buccia di banana": chiaramente Manu sarà interprete di pop ballad in italiano, nessuno ha notato che non canta mai pezzi in inglese? E dai Paola, ma questa è più grossa di una supercazzola, ce lo ricordiamo tutti mentre provava a cantare gli Oasis nella lingua degli Umpa Lumpa!
Camilla - voto: 8,5
Le abbiamo notate tutti quelle incertezze sul palco? Certo che le abbiamo notate. Abbiamo visto tutti come con lo sguardo cercava di capire cosa fare sbirciando le ballerine? Sì, non ci è sfuggito veramente niente. E d'altronde lo sappiamo già: il suo grande tallone d'Achille è la capacità, che ancora non ha, di stare sul palco con naturalezza. Se Camilla fosse nata quando la musica essenzialmente non veniva fruita attraverso TV e video, sarebbe già una star. Invece le toccherà imparare a muoversi, e pure in fretta, perché qui ormai si gioca di strategia.
C'è un però: pur coscienti di tutto, fino a quando continuerà a cantare Be My Baby delle The Ronettes come ha fatto ieri sera, lasciandoci sospesi tra gli anni '60 e Dirty Dancing, non potremo mai darle un voto di meno. In barba alle strategie, agli inediti e alle immondizie musicali.
Alìa - voto: 6,5
I tacchi, sono ancora quei maledetti tacchi. Alìa, quando si sarà preparata abbastanza per poter affrontare seriamente il palco di X Factor e quelli più grandi, potrebbe candidarsi a essere la nostra pop star: ha una voce bellissima, un timbro meraviglioso, sa muoversi, è pure bella.
Per il momento, dopo averci incantati nelle prime puntate, ha forse perso di vista la bussola. Mamma mia degli ABBA è sempre quel classico da ballare, anche quando la canta l'ubriaco dell'ufficio al karaoke di Natale, ma, va detto, era lecito aspettarsi qualcosa in più da lei, maggiore precisione, o che si fosse ricordata di mettere gli auricolari prima di andare in scena. Vabè, s'è almeno divertita.
D'altro canto, però, la sua esibizione apre una riflessione doverosa: posto che il voto è sempre relativo all'esito, non è forse il compito, se vogliamo, di X Factor e di tutti i programmi simili portare questi ragazzi anche a sbagliare lo sbagliabile mentre sono ancora in gara? Al di là delle tifoserie, al di là dei giudici competitivi, Alìa ha per ora un solo dovere, verso se stessa anzitutto: imparare provando. Anche, soprattutto, dimenticando gli in-ear o cadendo dai tacchi.
Alex Fontana - voto: 9
Qui ormai è pieno di fontanelle, e io d'altronde mi sono da subito autodenunciata come simpatizzante di questo fenomeno bifronte. Il terzo live ci dice di lui anche una cosa in più (e non che non fosse ancora venuta fuori, ma non con questa forza): è un perfezionista, cosciente delle sue capacità (e anche delle sue chance di arrivare fino alla fine). E infatti, piuttosto che portare un altro "pezzone" iconico come Paint It Black assegnato dal giudice, davanti al timore di un'altra performance mediocre come quella sulle note dei Blur, preferisce fare un passo indietro e chiedere un'altra possibilità.
A sentire Jake, Nights in White Satin dei The Moody Blues è stata una seconda scelta assai sofferta perché poco nelle sue corde (e ci crediamo), ma se Alex Fontana, anche un po' svogliatamente, fa i compiti come ieri sera, allora è già sua la medaglia di "studente dell'anno". La giacca di velluto burgundy, poi, è un dettaglio stiloso che, inimmaginabile da quella maglia leopardata delle Auditions, gli calza a pennello.
Lenanie - voto: 4
Per esprimere tutto il suo potenziale, lo sappiamo, Danny sarebbe dovuto arrivare dritto dritto alla puntata dedicata agli inediti. La questione però è che, appunto, ci devi arrivare, e non puoi aspettarti di farlo cantando Il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano come ha fatto lui, come fossimo già a sventolare le magliette al concertone del Primo Maggio a Roma. E non come uno sul palco, ma come uno qualunque nel pubblico.
Le Distanze - voto: 8
Già solo l'idea di doversi confrontare con quel pezzo colossale che è Another Brick In The Wall (Part Two) dei Pink Floyd fa paura. Figuriamoci se poi il proprio percorso dentro X Factor non è stato così lineare fino a questo momento. Ma la caratteristica fin qui emersa più lodevole de Le Distanze è forse proprio questa: l'importante è riuscire a portare su quel palco, settimana dopo settimana, qualcosa che piaccia a loro, che li rispecchi, che li faccia sentire a proprio agio durante la performance. Anche a costo di sbagliare o di non piacere.
Al di là del basso ipnotico, al di là della precisione della batteria, al di là del magnetismo del frontman, questi tre ragazzi ci piacciono perchè sanno sempre quello che fanno e dove vogliono arrivare. Anche quando non ne hanno la minima idea. Senza quella sicurezza non arrivi a suonare i Pink Floyd, nemmeno in sala prove.
Patrizia - voto: 10
Cantaci la vita, Patrì. Con o senza la laringite, tanto è uguale. Dopo lo scivolone della scorsa settimana, Irama non scherza più, forse per paura di venire schiaffeggiato dai suoi acuti, e le dà un pezzo che faceva venire la pelle d'oca, immaginato con la sua voce, già solo a leggere le assegnazioni della puntata. E qui sbagliare la previsione era impossibile: Tu si 'na cosa grande di Domenico Modugno non è mai sembrata così facile da cantare eppure così inarrivabile.
Emozionata, intensa, precisa, perfetta: due minuti in cui canzone e cantante si sono fuse in un abbraccio sinuoso che ha tenuto stretta la X Factor Arena e la platea a casa, fino a quella standing ovation finale. Chissà se anche papà Nicola, a casa, si è alzato in piedi per la sua star.
Giacomo Calò - voto: 8,5
Immaginate che per tutta la settimana c'è uno (Gabbani) che vi dice che siete troppo aggressivi nell'approcciarvi a un pezzo - All By Myself nella versione di Eric Carmen - che invece avrebbe bisogno di delicatezza e insieme di struggimento. Mi sembra chiaro che arrivereste sul palco con gli occhi terrorizzati di chi non vuole sbagliare, ma teme di farlo, e di sentirsi pure dire "Te l'avevo detto" (sì, Francesco Gabbani è proprio il tipo).
Poi però, nota dopo nota, il pezzo comincia a trascinarti, e così anche stavolta Giacomo Calò ha fatto del suo meglio, in equilibrio perfetto tra tecnica ed emozione, non sbagliando nulla. Nemmeno l'acuto, su cui è chiaramente partita la sfida con Al Bano. Attendiamo una risposta da Cellino San Marco.
Teo Bok - voto: 7,5
Solitario di mattina presto, già sudato per l'allenamento mentre gli altri hanno ancora il sonno sugli occhi. La convivenza nel loft ci farà scoprire alla fine che su Teo Bok in parte ci sbagliavamo tutti, perchè se c'è una cosa che il lungo percorso nel mondo dell'entertainment gli ha dato, è forse soprattutto la consapevolezza che devi lavorare un sacco per ottenere anche solo un briciolo di ciò a cui aspiri.
E nel corso di questi Live, Bok sta mostrando al pubblico anche i frutti del suo lavoro di anni (partcipa a talent musicali da quando era un bambino): per Have You Ever Seen the Rain? dei Creedence Clearwater Revival arriva infatti imbracciando una chitarra, dove nel primo Live ci aveva sorpresi al pianoforte. E le sue doti di canto e ballo non sono in discussione ormai nemmeno per le poltroncine vuote e le luci spente dell'Arena.
Che esagerato questo Teo Bok! E un po' lo è, impossibile non notarlo dopo le secchiate di pioggia finta che s'è preso ieri sera sul palco per diretta richiesta. Anche a costo, come è successo, di perdere con la sua performance la parte più malinconica e intima di un pezzo iconico.
Ma questo è Teo Bok, e almeno a lui certo i giudici non potranno mai rimproverare di non sapere dove vuole arrivare e cosa vuola fare nel mondo dello spettacolo.
Scraffs - voto: 6,5
Una band che si dice punk avrebbe mai potuto sbagliare la cover di God Save The Queen dei Sex Pistols? Sì, se non avessero dato ascolto all'onestissima vocal coach e alle critiche di Jake La Furia della scorsa settimana. Ma l'aggettivo "imborghesito" ha fatto abbastanza paura al frontman da fargli tirar fuori (finalmente!) la voce che stavamo aspettando da quella prima esibizione.
Ma la loro stessa presenza a X Factor apre una riflessione (sì, un'altra). Se è vero che il punk rappresenta il rifiuto delle convenzioni sociali, del consumismo e delle regole del mainstream, partecipare a un format come X Factor è già di per sè la cosa meno punk che esista. Se la loro musica non ha avuto l'impatto sperato, non è una questione di sequencer, come suggerito dal loro giudice, ma perchè del punk non è rimasta che l'estetica.
Parliamoci chiaro: nessun punk sarebbe rimasto lì, zitto e buono, ad aspettare il giudizio di tre artisti pop e di un rapper (che non ammette rapper a X Factor per non snaturarli).