Esterno notte, la recensione: tutta la Passione di Aldo Moro

La recensione di Esterno notte: Marco Bellocchio torna a Cannes per raccontare il sequestro di Aldo Moro attraverso tanti punti di vista su una tragedia italiana che sanguina ancora.

RECENSIONE di 19/05/2022
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Esterno Notte: un'immagine del film

Un cadavere nel bagagliaio di una vecchia Renault. Un uomo scuro in volto, tenuto in ostaggio che mostra una copia de La Repubblica davanti al logo delle Brigate Rosse. Il ricordo di Aldo Moro sarà legato per sempre a queste due immagini. Due fotografie emblematiche, tragiche, impregnate di un dolore che stenta ad andare via. Perché l'uccisione di Moro in quel fatidico maggio del 1978 è una ferita che non si è mai rimarginata, e sanguina ancora. Apriamo la nostra recensione di Esterno Notte provando a immaginare cosa abbia spinto Marco Bellocchio a tornare dentro quella ferita. Dalle parti di quel sequestro Moro ormai quasi vent'anni dopo il suo Buongiorno, Notte. Forse perché quel lutto ha macchiato per sempre la politica italiana. Forse con Moro si è spenta per sempre la fiducia nella cosa pubblica. Bellocchio torna negli angoli bui del nostro Paese con tanta voglia di approfondire fatti e sentimenti di chi quella storia l'ha vissuta.

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Esterno Notte: Fabrizio Gifuni, Margherita Buy in una scena del film

Per questo Esterno Notte nasce come mini-serie composta da 6 episodi, per poi diventare un doppio film previsto in sala il 18 maggio e il 9 giugno (arriverà comunque in televisione il prossimo autunno). C'era bisogno di tempo e spazio per l'approccio scrupoloso di Bellocchio, che torna al Festival di Cannes per regalarci nuove immagini emblematiche, capaci di raccontare un uomo mentre sta abbracciando un'epoca intera.

Segno della croce

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Locandina di Esterno notte

Una croce di rose e uno scudo di spine. Così viene riletto il logo della Democrazia Cristiana nella locandina efficacissima di Esterno notte. Altra immagine calzante che incarna alla perfezione la doppia anima di un film pieno di contrasti, in cui lo sguardo di Bellocchio è tenero ed empatico ma anche severo e disilluso. Tante prospettive possibili grazie alla scelta di dedicarsi a tanti punti di vista diversi sul sequestro Moro. Ognuno dei sei episodi infatti ci regala un punto di vista diverso. Prima quello affettuoso e sin troppo consapevole di Aldo Moro, poi quello dilaniato di Cossiga (vera anima tragica del film) passando per i dubbi di Papa Paolo VI, il fanatismo di due brigatisti e la riluttanza di Eleonora Chiavarelli (moglie di Moro). Il tutto andando alla ricerca della giusta distanza da cui raccontare le cose. Bellocchio la trova subito, riuscendo a regalarci una panoramica socio-politica dell'Italia degli anni di piombo per poi entrare sottopelle, dentro le coscienze di personaggi pieni dubbi. È grazie a questo approccio ricco di sfumature che esterno notte ha la forza dirompente del grande cinema d'autore capace di essere pienamente popolare e accessibile. Non potrebbe essere altrimenti, perché Marco Bellocchio ha il tocco del maestro che maneggia con cura la memoria storica e la nostra identità nazionale, definite per sempre in quei lunghissimi ed estenuanti 55 giorni di sequestro. Giorni in cui la politica italiana ha mostrato il suo volto peggiore. Quello ipocrita, opportunista e spietato.

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Esterno notte: Toni Servillo durante una scena del film

Quello di personaggi grotteschi che hanno distrutto poco per volta il sogno utopico di moro, che sognava una politica italiana senza il vizio dell'opposizione. Così Esterno Notte diventa quasi una caccia all'origine di ogni male italiano. Come se il caso Moro fosse davvero un vaso di Pandora da cui sono usciti i colpevoli che hanno allontanano le persone dalla fiducia nella politica. Il tutto senza retorica. Il tutto semplicemente ricostruendo i fatti e immaginandone altri con licenze poetiche gestite con grande sensibilità e cura.

Buongiorno, notte: Marco Bellocchio e la "prima volta" sul caso Moro

Dubbi cristiani

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Esterno Notte: una scena del film

Il senso della misura, il rigore della forma, l'attenzione maniacale ai dettagli, non alzare mai la voce per farsi sentire. Il cinema di Marco Bellocchio assomiglia davvero ad Aldo Moro. Forse il regista ha riconosciuto una sensibilità affine, un altro uomo che onora le parole e le affida con fiducia a chi le sta ascoltando. Succede anche in questi film splendidi e dolorosi, impregnati di idealismo, cinismo e tanta intimità. Un continuo viavai sopra e dietro il palcoscenico politico (e mediatico) resto autentico da un cast in stato di grazia. Su tutti emerge un Fabrizio Gifuni davvero immenso. Capace di rievocare Moro nella voce rotta, nelle movenze più banali, nello sguardo spesso altrove e persino nel modo di deglutire. Attraverso la sua prova dolente Gifuni è riuscito a restituirci una persona talmente previdente da aver abbracciato la morte anche in vita e per questo spesso insonne, inquieto, preoccupato per la sua famiglia. Scavando nelle anime ferite, Bellocchio sembra anche interrogare i principi cristiani di pietà, perdono e rispetto per il proprio nemico. A che serve la gentilezza in un mondo di squali? Sino a che punto la rabbia e l'odio meritano di essere soffocati? Tutti dilemmi che affliggono ognuno dei personaggi di Esterno Notte. Un'opera mastodontica che non cerca mai di essere solenne, ma lo diventa proprio per questa sua riluttanza alla grandezza. Proprio come è successo ad Aldo Moro. Ancora una volta raccontato per immagini.

Conclusioni

Nella nostra recensione di Esterno Notte abbiamo applaudito lo splendido lavoro di Marco Bellocchio, ancora una volta ispirato dalla figura autorevole di Aldo Moro per raccontare un'epoca buia del nostro Paese. Anzi, quasi un punto di non ritorno che ha macchiato per sempre la politica italiana e traumatizzato la coscienza collettiva. Lo fa con un'opera che racconta il sequestro Moro da tanti punti di vista, adottando tante prospettive che fanno venire a galla più domande che risposte. Come fa spesso il grande cinema.

Movieplayer.it

4.5/5

Voto medio

4.9/5

Perché ci piace

  • La prova mimetica di un Fabrizio Gifuni immenso.
  • I vari punti di vista (anche i più scomodi) donano al film una completezza notevole.
  • La sceneggiatura è intima e corale allo stesso tempo.
  • Bellocchio incarna la memoria storica con assoluta maestria.

Cosa non va

  • Il cast principale è talmente ispirato da creare un divario evidente con i comprimari.