Che grande cinema quello di Bradley Cooper. Radicato in un certo immaginario, ben coeso sia alla narrazione sia all'eleganza di una messa in scena che ricorda la classe di Billy Wilder o Robert Redford. Paragoni ingombranti ma, come nel caso di È l'ultima battuta?, decisamente consoni. Con un piccolo appunto: se l'avesse diretto un altro regista, si sarebbe gridato al capolavoro (stesso discorso per il suo precedente e sottovalutato lavoro, Maestro).
In un cinema che, spesso, punta agli estremi e all'effetto, Cooper, su sceneggiatura firmata insieme a Will Arnett e Mark Chappell (ma lo schiocco dell'idea è arrivato da John Bishop), racconta al meglio l'arcobaleno sentimentale, l'impreparazione alle sterzate della vita, nonché gli anfratti dell'amore, teorizzando e praticando al meglio l'arte di una dramedy dai toni dolci e ironici, cogliendo al massimo il valore della vulnerabilità.
È l'ultima battuta?, lasciarsi un giorno a New York: la trama
Il pitch di È l'ultima battuta? (titolo originale Is This Thing On?) è semplice ma efficace: esplorare la crisi di mezza età di un uomo mollato da sua moglie. Il protagonista è Alex (Will Arnett, splendido), finito a terra dopo la separazione consensuale da Tess (Laura Dern, altrettanto splendida). Andare avanti è complicato, così come è complicato gestire il buon rapporto in nome dei due figli, Felix e Jude (Blake Kane e Calvin Knegten).
Mentre lo sfondo newyorkese muove la storia, ecco che Alex, dopo essere finito per caso a una serata open mic al Comedy Cellar (uno dei club di stand-up più famosi di Manhattan, nel cuore del Greenwich Village), sembra trovare una certa catarsi nel palcoscenico, affidando i suoi pensieri (e la sua guarigione?) al suo nuovo hobby: fare cabaret. Nemmeno a dirlo, diventerà anche piuttosto bravo.
Will Arnett e Laura Dern, interpretazioni pazzesche
Se New York diventa una sorta di protagonista, ampliando la poetica del racconto - anche grazie alla fotografia di un fuoriclasse come Matthew Libatique -, Bradley Cooper ha la capacità non scontata di soffermarsi sull'intimità e sui silenzi, ragionando sulle relazioni e sulle parole (e le parole sono lo strumento principale di ogni stand-up comedian) per enfatizzare le rughe di un matrimonio in crisi grazie alla forza di un umorismo sottile e, al contempo, dirompente.
Per questo, nelle scelte tecniche e umane, È l'ultima battuta? non sbaglia effettivamente intonazione né cadenza, facendo entrare il pubblico in piena sintonia con quei personaggi che, a guardar bene, offrono riflessi universali e riconoscibili. Questione di scrittura, questione di verità, di cuore, di sostanza. Il merito, non ultimo, va alle prove di Will Arnett e Laura Dern, magnifici nel cogliere quelle sottigliezze che rendono il tutto ancor più credibile, dando corpo a una sceneggiatura come non se ne vedevano da tempo - e che avrebbe meritato molta più attenzione agli Oscar.
Un film da non perdere
E poi? E poi, mentre le stagioni si alternano e il Greenwich Village si tinge d'arancio e di giallo, fermentando il friccicare di una città incredibile, ecco che il palcoscenico per Alex diventa il confine dove ritrovarsi, quel mare aperto lontano dalla zona di comfort: perdere tutto, alcune volte, vuol dire riacchiappare la giusta prospettiva e la giusta ottica per comprendere e decifrare l'equazione sentimentale, mettendosi così a nudo, e mostrandosi finalmente vulnerabile, ferito, livido, ma finalmente libero di annullare un'asfissiante pressione emotiva.
Solo così, fiato in gola e microfono sulle labbra, Alex può tornare a prendersi cura di sé. E se la bravura registica di Bradley Cooper è nei dettagli, ecco che È l'ultima battuta? chiude sulle note di Under Pressure, cantata dai Queen e David Bowie. 'Under pressure that brings a building down, splits a family in two, puts people on streets'. Sì, solo l'amore può salvarti. Una parola così antica da essere eterna.
Conclusioni
Bradley Cooper non sbaglia un colpo (né una parola) per un film capace di tradurre la grammatica sentimentale. Il regista rilegge l'amore e le relazioni attraverso la crisi di un matrimonio, puntellando l'intimità e la dolcezza attraverso una struttura cinematografica di grande spessore. Splendidi Will Arnett e Laura Dern, materiale umano che esalta uno dei film più belli dell'anno.
Perché ci piace
- La regia di Bradley Cooper.
- Toni e colori.
- Il finale.
- Will Arnett e Laura Dern pazzeschi.
Cosa non va
- Nessun punto debole preponderante.