Che tempo che fa, Sanremo, Eurovision, Stasera pago io con Fiorello e tanti tanti altri programmi televisivi. Non sono titoli a caso, ma produzioni che hanno (o hanno avuto) un minimo comune denominatore: il regista Duccio Forzano, vera autorità in campo televisivo con cui abbiamo avuto il piacere di confrontarci per sentire che sensazioni ha sull'attualità e il futuro del media.
Il luogo dell'incontro è stato l'Italian Global Series di Rimini e Riccione, dove il regista è ospite e dove ha diretto la cerimonia di apertura. Qui, a margine di uno dei cocktail serali, abbiamo avuto modo di scambiare due chiacchiere e farci dire la sua sull'affollata e frenetica era che stiamo vivendo. Ecco cosa ci ha raccontato.
La televisione italiana oggi: "Manca la sensibilità nei contenuti"
Rompiamo il ghiaccio sottolineando l'ovvio: che Duccio Forzano ha fatto la storia della televisione italiana. "Da un lato è bello, dall'altro..." ci ha risposto scherzando, ma è sulla parte bella che vogliamo concentrarci, sulla grandissima esperienza che può condividere. Come ha visto trasformarsi la nostra tv? "Diciamo che mi piacerebbe che la televisione italiana tornasse a essere, qualitativamente, quella che è stata per tanti anni. Adesso un po' qualcosa si è perso, e non parlo di qualità estetica o di regia, parlo proprio di contenuti. Mi auguro che ci sia di nuovo un'evoluzione o comunque un ritorno a raccontare i contenuti, però con i mezzi moderni."_
Un passo indietro sul piano contenutistico, quindi, ma senza rinunciare alla tecnologia moderna, spesso sfruttata per ottenere effetti "troppo facili"? "Io credo che la tecnologia, come tutto nei mezzi cinematografici e televisivi, debba essere usata, non abusata. Purtroppo, tante persone che hanno la possibilità di avere questa tecnologia la usano troppo, non la dosano. Imparando dai maestri, si dovrebbe capire che è bello avere quel tipo di mezzo, ma a volte basta un'inquadratura per fare regia, non servono 250.000 inquadrature una dietro l'altra."
La lezione di Fabio Fazio: Il rispetto delle parole e i piani d'ascolto
Abbiamo citato in apertura programmi molto diversi tra loro, dall'Eurovision a Fazio. Come si ci adatta ad approcci così differenti? "Io credo che ci sia una regola importantissima, ovvero: rispettare il racconto. Nel momento in cui tu rispetti il racconto e lo sviluppi per quello che è, senza né abbellirlo né distruggerlo, devi poi avere il rispetto anche delle parole, che è la cosa più importante. Io da Fazio ho imparato questo: avere rispetto delle parole. Quando si fa un'intervista, che sembra la cosa più noiosa del mondo, se viene rispettata dal regista e quindi raccontata attraverso le parole, con le pause, con le virgole, con i punti, con i piani d'ascolto, allora diventa interessante."
Un concetto bellissimo, che si sposa con un'altra necessità che oggi viene spesso a mancare: "Manca la sensibilità. Manca la sensibilità." Lo ripete due volte Duccio Forzano, come a sottolineare il concetto, "chi sta dietro le macchine da presa deve avere rispetto e sensibilità. C'è una parola che riassume tutto questo: ascoltare. Se tu ascolti veramente ciò che accade, allora lo puoi raccontare. Ma se ti preoccupi di fare una cosa bella solo per una questione di virtuosismo o di egocentrismo, si perde il senso del racconto e quindi si perde il senso di quello che devi narrare."
Da Spider-Noir all'Intelligenza Artificiale: L'uso (e l'abuso) della tecnologia
E ha notato evoluzioni positive negli ultimi tempi? Qualcosa che gli ha dato speranza? "Seguo molto anche il cinema e le serie TV, e lì ci sono grandi evoluzioni, ci sono grandi progetti interessanti e sperimentali. Spider-Noir è un esperimento clamoroso, dove hanno usato il colore pensandolo però in bianco e nero. Non è che hanno detto 'facciamo una roba a colori e poi togliamo la saturazione'."
Il processo per Spider Noir è stato differente e vecchio stile: "Nasce in bianco e nero lavorando sui colori come si faceva una volta in televisione. Quando facevi un programma TV e usavi dei colori che erano un po' strani, lo facevi perché nella scala di grigi erano perfetti. Quindi i colori si sceglievano rispetto alla scala di grigi. E Spider-Noir oggi, nel 2026, ha fatto esattamente lo stesso lavoro. Tant'è vero che se lo guardi a colori i colori sono saturi, molto forti, quasi fastidiosi. Perché deve funzionare in bianco e nero."
Il futuro della serialità tra serie verticali e la qualità di Apple TV
Ci chiediamo allora se ci sono altri titoli che fanno qualcosa di nuovo. "In realtà sto aspettando di vedere le serie verticali, che ancora non ho visto e che mi fanno molta paura, e anche qualcosa fatta con l'intelligenza artificiale, che però ancora adesso è esattamente come dicevo prima: abusata. È tecnologia abusata. Se tu usi l'intelligenza artificiale perché in un'inquadratura ha i pali telegrafici e li devi cancellare, allora è uno strumento per velocizzare un processo. Bisogna vedere come la utilizzi. Ancora non ho visto l'effetto Wow. Anzi, paradossalmente credo che anche tutto il pubblico si sia talmente assuefatto al Wow che oggi funziona di più una cosa teatrale, perché è vera."
Ce lo insegnava anche Jurassic World, no? Bisogna fare sempre di più e il pubblico si stanca. Ma poi ci sono esperimenti come Obsession che vengo da un mondo diverso abituato a lavorare con poco, riuscendo a stupire. "Adesso ho visto quella su Apple TV, Window's Bay: ragazzi, lì c'è il lavoro di regia! È fatta bene, gli attori sono bravi, la regia... C'è un equilibrio tra commedia e tensione, e non ti rendi conto della tecnologia che c'è dentro".