Dolceroma, la recensione: Luca Barbareschi ara il cinema italiano con la katana

La recensione di Dolceroma: un Luca Barbareschi larger than life, produttore del film per davvero e per finzione, realizza la sua Grande Bellezza pulp, con l'aiuto di giovani di talento.

RECENSIONE di 04/04/2019
Dolceroma 7
Dolceroma: un momento del film

Scrivere la recensione di Dolceroma non è semplice: in un certo senso è come farla anche dei suoi realizzatori. Prodotto da Luca Barbareschi - che avrebbe dovuto anche dirigerlo, ma, parole sue, si è reso conto strada facendo di non avere più la forza visionaria della giovinezza e ha quindi preferito affidarsi a Fabio Resinaro, che ha riscritto completamente il film a quattro mani con Fausto Brizzi - Dolceroma è una pellicola che ti obbliga ad andare oltre quello che stai vedendo sul grande schermo.

In sala dal 4 aprile, il primo trailer di Dolceroma è stato diffuso solo l'undici marzo scorso, cogliendo tutti di sorpresa: pulp, pieno di fuoco e fiamme, è stato accolto da addetti ai lavori e appassionati di cinema con grande curiosità. Scritta a partire dal romanzo Dormiremo da vecchi di Pino Corrias, la pellicola è irruente esattamente come lo è stata la sua promozione: inaspettata ed esuberante, sembra quasi una metafora in chiave ironica ed esageratissima del vissuto di Luca Barbareschi (e anche di Fausto Brizzi, le cui vicende personali degli ultimi anni non sono proprio tranquille).

Luca Barbareschi larger than life

Dolceroma 8
Dolceroma: Luca Barbareschi in un momento del film

"Meglio regnare all'inferno che servire in paradiso": i versi di Milton sono perfetti per descrivere l'opera strana e senza freni inibitori che è Dolceroma. Quasi a voler prendere tutto il vissuto, le polemiche (tante), le contraddizioni (molte) e le ombre (moltissime) che li avvolgono, Brizzi (che lo ha già fatto in Modalità aereo) e sopratutto Luca Barbareschi, al ruolo della vita, il produttore cinematografico Oscar Martello, hanno dato sfogo alla loro rabbia e frustrazione, non risparmiando nessuno. Oltre che per il mondo del cinema, c'è anche un sentimento profondo di amore e odio per una città, Roma, che da una parte sembra dare bellezza e possibilità, dall'altra ti schiaccia col suo odore marcio, sia morale che biochimico, che resta attaccato addosso come un virus, che, una volta entrato in circolo, si aggrappa ai gangli nervosi. Una città dall'aria dolciastra e appiccicosa, proprio come il miele di cui va pazzo il personaggio di Claudia Gerini, Helg, moglie di Oscar: dopo il bagno nel latte in John Wick - Capitolo 2, l'attrice si tuffa anche nel miele, confermandosi volto e corpo (e che corpo) simbolo della Capitale.

Marco Giallini: "Il cinema italiano? La rinascita arriverà quando si faranno incassi paurosi"

Il cinema è morto, lunga vita al cinema

Dolceroma 12
Dolceroma: Claudia Gerini e Luca Barbareschi in una scena del film

La trama di Dolceroma ruota, apparentemente, attorno ad Andrea Serrano (Lorenzo Richelmy, ancora una volta in grado di stravolgere la sua fisionomia): aspirante scrittore di 29 anni, con all'attivo un solo romanzo, che per sopravvivere fa le pulizie in un obitorio, ma sogna il cinema. Che forse però non è ormai un lavoro tanto diverso, almeno in Italia: chiamato dal deus ex machina Oscar Martello - il tipo d'uomo che si compra un David di Donatello solo perché non lo vincerà mai e poi si diletta a distruggerlo a colpi di katana (e visti i rapporti di Barbareschi con l'Accademia è un altro dei colpi assestati dall'autore) - che vuole realizzare il film del suo libro. Andrea entra quindi nel mondo attraente e allo stesso tempo soffocante della vita notturna romana, fatta di feste e persone che "non dicono mai quello che pensano e non fanno mai quello che dicono". Come un Jep Gambardella molto meno elegante, Andrea capisce presto che per sopravvivere in questo mondo più che la qualità della storia, presto rovinata dalla visione onanista del regista (Luca Vecchi), conta il sapersi vendere e soprattutto vendere il film.

Dolceroma 9
Dolceroma: Luca Barbareschi e Valentina Bellè in una scena del film

Una riflessione amara e realista su quanto sta accadendo alla sala: ormai sempre meno centrale, il grande schermo fatica ad attirare l'attenzione del pubblico. In Dolceroma, per rimediare a un disastro annunciato, Andrea e Oscar inventano di tutto, così come gli stessi Richelmy e Barbareschi, impegnati prima in una storia thriller, poi immersi nel fuoco, come se fossero Anakin Skywalker e Obi-Wan Kenobi in Star Wars, però con le katane alla Kill Bill: Volume 1. Nel mentre c'è il tempo anche per innamorarsi di una protagonista dalla bellezza fatale, che però viene dalla fiction (altra stoccatina), interpretata da Valentina Bellè, minacciata (per finta? Per davvero? Non ha importanza) dalla Camorra (e ancora una stoccata: ormai, per vendere un prodotto, in Italia si deve parlare solo di criminalità).

Cinema italiano: non ancora Veloce come il vento, ma nemmeno più un Perfetto sconosciuto

Quello che manca al cinema italiano oggi

In tutto questo caos il produttore cialtrone, con petto villoso e catena d'oro d'ordinanza, che fuma sigari e ha il vaffanculo facilissimo, è la vera arma segreta del film e, più in generale, anche del cinema stesso. Nonostante il suo essere esagerato, dispotico e greve, è lui il motore di tutto ed è proprio ciò che manca al cinema italiano oggi: c'è bisogno di produttori con una visione e con la forza e il coraggio di mandarla avanti. Pur con i suoi limiti (ritmo e scrittura non sono costanti), il film di Fabio Resinaro e Luca Barbareschi è una sferzata di energia, una spinta vitale che fa sperare in un cinema di nuovo coraggioso e libero. Ma soprattutto in grado di farsi amare dal pubblico.

Conclusioni

Con una sferzata di energia e coraggio, Luca Barbareschi si ritaglia su misura il ruolo migliore della sua carriera, quello di un produttore senza scrupoli e pronto a tutto, ma con ancora la voglia quasi bulimica di fare cinema, a qualunque costo. Come spieghiamo nella recensione di Dolceroma è un grido di battaglia, nato dal desiderio di fare un cinema diverso, in grado di sorprendere e sorprendersi, nonostante il grande schermo stia perdendo la guerra su più fronti. Ad aiutare il produttore e protagonista una serie di giovani professionisti all’altezza, a partire dalla regia di Fabio Resinaro e dal trasformismo di Lorenzo Richelmy, in grado di stravolgere i propri lineamenti a ogni film.

Movieplayer.it

3.0/5

Perché ci piace

  • Fabio Resinaro si conferma un regista a suo agio con i generi e in particolare l’azione.
  • Lorenzo Richelmy è uno dei giovani attori più interessanti del panorama italiano.
  • Luca Barbareschi è alla migliore interpretazione della sua carriera.

Cosa non va

  • Ritmo e scrittura del film sono altalenanti.
  • La computer grafica non sempre funziona.