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Daniel Pennac: Ho Visto Maradona!, la recensione: Pennac sulle tracce di Maradona

La recensione di Daniel Pennac: Ho Visto Maradona!, il documentario in cui lo scrittore francese esplora l'impatto del campione argentino sull'immaginario collettivo. Disponibile dal 25 novembre su Sky Arte e Sky On Demand.

Daniel Pennac: Ho Visto Maradona!, la recensione: Pennac sulle tracce di Maradona

Attraversare Napoli e i suoi luoghi simbolo tra le statuette dei presepi di San Gregorio Armeno, i murales del rione Sanità e vecchie signore che affacciate al balcone intonano il ritornello di Ho visto Maradona. Basta questo a Daniel Pennac e al regista francese Ximo Solano per realizzare il documentario Daniel Pennac: Ho visto Maradona!, presentato nella sezione Freestyle dell'ultima Festa del Cinema di Roma e disponibile su Sky Arte il prossimo 25 novembre. Un film bizzarro, un'opera che ibrida il linguaggio del cinema con quello del teatro per ripercorrere il mito del calciatore argentino scomparso due anni fa e l'impatto della sua morte sull'immaginario collettivo. È quello che lo scrittore francese chiama "effetto Maradona" e che noi cercheremo di spiegare nella recensione di Daniel Pennac: Ho visto Maradona!.

Maradona, tra mito e ricordi

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Daniel Pennac: Ho visto Maradona!, un'immagine

Tutto parte da una mattina di novembre, non una qualsiasi, ma proprio quella del 25 novembre 2020, quando Daniel Pennac al suo risveglio trova quattro membri della sua compagnia teatrale MIA, piangere inconsolabili per la morte del Pibe de Oro, di cui lui però non sa quasi nulla. È lì che inizia l'avventura di Daniel Pennac: Ho visto Maradona!, in seguito all'idea dello scrittore di mettere in scena uno spettacolo teatrale a Napoli, capace di esplorare e comprendere le ragioni di quell'emozione dirompente scatenata ad ogni latitudine dalla scomparsa del campione argentino. Il film, un'indagine quasi surreale e dalla struttura frammentaria, acquista ben presto le sembianze di un pellegrinaggio fisico ed emotivo con Pennac che nella scena d'apertura tira con l'arco e in quelle immediatamente successive si dà da fare con i suoi amici e colleghi di scena per l'allestimento dello spettacolo teatrale tra prove e backstage, si muove per le vie del capoluogo partenopeo e interroga le memorie di alcuni napoletani autorevoli da Roberto Saviano a Maurizio Di Giovanni e Luciano Ferrara.

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Daniel Pennac: Ho visto Maradona!, un'immagine

Ciascuno a proprio modo racconta Napoli e il suo rapporto unico e viscerale con Maradona, come Di Giovanni che lo definisce "il santo patrono laico di questa città", un luogo purgatoriale sospeso tra l'inferno e il paradiso "in rapporto costante con la morte", dove "i morti non sanno di essere morti e i vivi non sanno di essere vivi", e in cui "la fine della vita è solo un passaggio di stato". Una carrellata di aneddoti alla quale si aggiunge la testimonianza di Saviano, che ricorda quando al Mondiale del '90 durante la semifinale Italia-Argentina al San Poalo i tifosi napoletani iniziarono a sostenere Maradona, "l'unica promessa mantenuta del Sud Italia, l'uomo che vince rispettando le regole in un mondo in cui se rispetti le regole non vinci", colui che riscrisse il modo di stare nel gioco del calcio. In questo flusso di ricordi si inserisce anche quello del fotoreporter Ferrara, autore della foto iconica di Maradona che "sale al cielo"; era il 5 luglio 1984 e per la prima volta il calciatore argentino saliva gli scalini dello stadio San Paolo, quando si alzò sulla punta dei piedi sul terzo gradino Ferrara scattò.

Daniel Pennac a Roma 2022: "Maradona? Poesia e grazia come Pina Bausch"

Un racconto unico e surrelae

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Daniel Pennac: Ho visto Maradona!, un'immagine

Le prove a teatro che fanno spazio a momenti più intimi e riflessivi, spesso riprese in forma di monologo, si alternano ai racconti di intellettuali, scrittori, fotografi, attori e gente comune incontrata per strada tra le bancarelle di via Toledo e il rituale del ragù domenicale: tutto contribuisce a ricostruire il mito di Maradona agli occhi di Pennac, che inseguito dallo sguardo di Solano apparirà via via sempre più stupito e ammirato. "Se prendi un pallone e lo lanci il cubo diventa l'incarnazione della danza, dell'intelligenza fisica, l'abilità assoluta. Come se il pallone fosse attaccato a lui con un elastico. Dunque lo sport può incarnare la poesia e questo è stato Maradona, l'incarnazione della poesia", dirà Pennac rapito da una figura che alla fine di questa indagine si ritroverà a definire "un capro espiatorio", proprio come il protagonista dei suoi romanzi più famosi, Malaussène, "un oggetto di consumo mediatico" che in campo però aveva la grazia di Pina Bausch.

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Daniel Pennac: Ho visto Maradona!, un'immagine

Evocato, idolatrato, amato e poi additato perché, si disse, amico dei camorristi, e detestato quando venne fuori la sua dipendenza dalla cocaina. Un concentrato di contraddizioni, indissolubilmente legato ai suoni, i colori, i miti e le leggende di una città per la quale quel pallone lanciato in tribuna da Maradona quel 5 luglio 1984, non è mai sceso, ma è rimasto lì, in cielo.

Conclusioni

Un film bizzarro, un’opera che ibrida il linguaggio del cinema con quello del teatro per ripercorrere il mito di Maradona e l’impatto della sua morte sull’immaginario collettivo. La recensione Daniel Pennac: Ho Visto Maradona! non può che concludersi così come è iniziata riconoscendo il valore di un’operazione che trova il suo punto di forza nella presenza di Pennac sempre in scena, nel suo farsi domande, nel suo continuo dialogare con la gente e Napoli, città unica per la quale il campione argentino ha rappresentato molto più che un’icona: è stato la permanenza di un’emozione, il riscatto, l’unica promessa mantenuta del Sud Italia. Un capro espiatorio, come lo stesso scrittore stesso lo definirà nel corso di questo viaggio sulle tracce dello spettacolo teatrale messo in scena per indagare l’ “effetto Maradona”.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • La ricostruzione del mito di Maradona attraverso la scelta di un linguaggio ibrido tra cinema e teatro.
  • Le testimonianze e gli aneddoti raccolti dalle interviste a intellettuali o a gente comune incontrata per le strade di Napoli. Sono i momenti più autentici.
  • Il mondo di Pennac, la sua visione della vita e dell’arte, che si rivela parallelamente all’indagine sul mito del campione argentino.

Cosa non va

  • Le riprese delle prove teatrali, con qualche eccezione, sono le meno riuscite. Manca coesione.