Dancer In The Dark: L’anti-musical secondo Lars Von Trier

Sono già passati 20 anni da quel 17 maggio in cui Dancer In The Dark fu presentato al Festival di Cannes, dove avrebbe vinto la Palma d'Oro: un musical di Lars Von Trier sembrava un ossimoro, invece...

Bjork e Catherine Deneuve in Dancer in the Dark
Bjork e Catherine Deneuve in Dancer in the Dark

"Io non me ne intendo di musical. Perché tutt'a un tratto si mettono a ballare e a cantare? Cioè, io non mi metto improvvisamente a ballare e a cantare!" Ricordate le parole di Jeff, il personaggio di Peter Stormare, in Dancer In The Dark di Lars Von Trier? Sono già passati 20 anni da quel 17 maggio in cui il film fu presentato al Festival di Cannes, dove avrebbe vinto la Palma d'Oro. Le parole di Jeff ci fanno sorridere. Perché, si sa, il musical si ama o si odia. E, di solito, chi dimostra di resistere alle dinamiche dei musical, di non abbandonarsi a quel sogno, lo fa proprio per questa razionalità, quel non capire perché, nel mezzo di una storia, di un dialogo, i personaggi si fermano, smettono di parlare e iniziano a cantare e a ballare. Il musical è così. A volte però ci sono delle idee geniali che fanno sì che lo stacco tra la realtà e il numero musicale abbia un senso tutto particolare. Che ci sia una "chiave" di lettura che faccia sì che un mondo si trasformi in un altro. Dancer In The Dark di Lars Von Trier è uno di quei casi. Il geniale e controverso regista danese ha pensato a un film dove una donna (Selma, interpretata dalla popstar islandese Bjork), vola con la fantasia, per fuggire da una realtà opprimente, ogni volta che sente un suono, un rumore, un ritmo provenire dall'ambiente. E così il numero del musical parte dalla realtà, prende forma, diventa sogno pur rimanendo saldamente in essa.

Lars Von Trier e il suo anti-musical

Un primo piano del malandrino Lars Von Trier a Cannes
Un primo piano del malandrino Lars Von Trier a Cannes

Ai tempi dell'uscita di Dancer in the dark, sembrava impossibile immaginare un musical girato da Lars von Trier, il regista che arrivava dal successo de Le onde del destino e di Idioti (con cui Dancer In The Dark forma un'ideale trilogia del cuore d'oro) e che aveva fondato il Dogma 95, un movimento artistico che voleva opporsi a qualunque idea di "costruzione" nel cinema: niente scenografia, niente illuminazione, ma solo luoghi reali e luci naturali, ripresi da camera a mano, niente colonna sonora. Un "voto di castità" (Idioti è girato secondo queste regole) apparentemente incompatibile con il musical, genere che ha sempre vissuto, oltre che di musica, e questo è ovvio, anche di mirabili costruzioni a livello di costumi e scenografie, di coreografie, di fotografia. E infatti Lars Von Trier, che nel 2000 era già andato oltre il Dogma 95, per sua stessa ammissione, con Dancer In The Dark girò il suo anti-musical: un film unico del suo genere, privo di molti degli elementi e delle sovrastrutture che siamo soliti associare al musical, ma che conserva, a suo modo, il cuore dei film di questo genere. Cioè il senso di "evasione", di magia e incanto che fanno fuggire dalla realtà. Dancer In The Dark è particolare fin dall'inizio, con quella lunga ouverture con lo schermo a nero, come fossimo in un teatro, in un preludio a un'opera, con l'orchestra a suonare prima dell'ingresso in scena degli attori. Quando questo accade siamo proprio su un palco, ma è quello piccolo e scarno di un dopolavoro, dove Selma sta provando, appunto, un musical. Le immagini sono quelle tipiche del Von Trier del periodo, digitali, livide, girate con la macchina a mano e luci naturali. Non è più il Dogma 95, ma lo stile è comunque quello: realistico, minimale, crudo. Quanto di più lontano dal musical, almeno per come siamo abituati a conoscerlo.

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Selma: dalla Cecoslovacchia all'America

Bjork in Dance in the Dark
Bjork in Dance in the Dark

Selma (Björk) è una donna ipovedente. Porta degli occhiali spessi, ma la sua vista peggiora costantemente. Sta diventando cieca: è una tara di famiglia, e dalla Cecoslovacchia è venuta in America proprio per permettere al figlio di operarsi e non seguire il suo destino. Lavora come operaia, e nel tempo libero fa le prove a teatro. Ma per l'operazione servono soldi. E non ce ne sono mai abbastanza. Non ha tempo neanche per i fidanzati. E per questo Jeff (Peter Stormare), che è interessato a lei, le sta vicino e la ama in silenzio. Le cose si complicano ulteriormente quando Bill (Peter Morse), un suo amico poliziotto, in preda ai debiti, le ruba quel denaro che per lei è fondamentale.

Tutto diventa musica

Bjork in Dancer in the Dark
Bjork in Dancer in the Dark

La chiave di Dancer In The Dark è semplice, eppure geniale. La musica è la fuga dalla realtà di Selma. Selma ha la musica dentro, le basta solo uno spunto, un suono qualsiasi, per farla partire. Ce lo spiega proprio lei, in un dialogo con Bill. "Non sono forte. Ma quando diventa troppo dura trovo le mie valvole di sfogo. Quando lavoro in fabbrica e le macchine vanno con un certo ritmo, io comincio a sognare e tutto diventa musica, come al cinema. Quando tutti ballano il tip tap. E quando ballando salgono a spirale su quelle enormi torte di nozze, fino in cima". Selma ama il musical, lo conosce, lo sente. Si capisce da come ne parla. "Però non mi piace quando cantano l'ultima canzone nei film. Perché quando la musica se ne va in crescendo e la macchina da presa punta verso l'alto, capisci che sta finendo. Detesto questo momento. E cercavo sempre di ingannarlo quando ero ragazzina. Uscivo dal cinema immediatamente dopo la fine della penultima canzone. Così era come se il film durasse all'infinito". Da quando ascoltiamo queste parole cominciamo a pensare a quale sarà il finale del suo film, se riuscirà a eluderlo, se il suo film durerà all'infinito.

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Cvalda

Wallpaper di Björk
Wallpaper di Björk

Quando lavora in fabbrica Selma sogna di trovarsi in un musical, "perché nei musical non accade mai niente di terribile". Anche questo ce lo dice lei. Nei film di Von Trier, lo sappiamo, invece di cose terribili nel accadono sempre. E anche per questo il suo è un anti-musical. Lo è anche perché, come detto, tradisce molte regole del genere. Ad esempio, il primo numero arriva piuttosto avanti, dopo mezz'ora di film. Selma è in fabbrica, i movimenti della pressa forniscono un ritmo travolgente, industriale, meccanico. Come nel video di People Are People dei Depeche Mode, ricordate? Siamo nella notte, nella catena di montaggio. E così parte Cvalda. La voce di Bjork è straniante, poi classica. È allo stesso tempo electro-pop, e cabaret allo stato puro. La canzone parla di questo, di una stanza piena di rumori che fanno piroettare.

I've Seen It All

I've Seen it All, la canzone più famosa di Dancer In The Dark, inizia sul ponte di una ferrovia, con lo sferragliare di un treno, con il rumore degli stantuffi, che diventano il ritmo su cui parte la canzone. È una tipica canzone di Bjork, con i classici voli della sua voce, i suoi acuti, il suo urlo. La canta in duetto con Peter Stormare (nell'album in cui riprenderà le canzoni del film, Selmasongs, la interpreterà con Thom Yorke dei Radiohead). È un grande momento di musica, coerente con il repertorio di Bjork, e un grande momento di cinema, con una tipica sequenza da musical, con un numero di ballo lungo un treno merci. "Ho visto ciò che ero e so cosa sarò. Ho visto tutto ormai, non c'è più nulla da vedere! Ho visto tutto, ho visto il buio. Ho visto la luce in una piccola scintilla. Ho visto ciò che ho scelto e ciò di cui avevo bisogno. E questo è quanto basta, di più sarebbe avidità".

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C'è sempre qualcuno che mi afferra

Bjork
Bjork

Una volta capite le regole del gioco, Dancer In The Dark si segue con attenzione, con l'orecchio teso verso ogni rumore. Perché si sa che da lì potrebbe partire il sogno di Selma, la sua musica. Pensiamo a In The Musicals. Siamo alle prove del musical a cui Selma sta partecipando. L'arrivo di una nuova batterista, il muoversi delle sue bacchette sul legno danno il via a un a serie di ritmi e un numero di musical proprio nel momento in cui arriva la polizia a catturarla. "C'è sempre qualcuno che mi afferra" canta Selma con un amaro doppio senso. Si far riferimento alle prese del ballo che accompagna spesso il musical, e che accade anche in questo, ma anche alla polizia che arriva ad afferrarla, cioè ad arrestarla. Il battere delle matite sulle tavole da disegno dei ritrattisti al processo, più tardi, in tribunale, darà vita di nuovo alla canzone. con tanto di numero di tip tap in aula. "Sarò sempre lì ad afferrarti" dice uno dei personaggi. E tutto è ancora più crudele e beffardo, visto il destino che aspetta Selma. Nei musical non accade mai niente di terribile. Ma siamo in un film di Lars Von Trier. A proposito: è storia nota che il rapporto tra lui e Bjork è stato molto problematico durante le riprese. Ma, insieme, i due sono riusciti a dar vita a quegli "emotional landscapes", quei paesaggi emotivi di cui Bjork canta in Joga, uno dei suoi pezzi più famosi.

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È l'ultima canzone solo se permettiamo che lo sia

Selma, proprio come Bjork, ha la musica dentro. Ma ha bisogno di qualcosa che la scateni. Così, in prigione, mentre sta andando incontro alla sua sorte, avrebbe tanto bisogno di fuggire dalla realtà. Ma non c'è alcun suono in quel luogo. E allora arriva uno dei momenti più commoventi del film. "Farò dei rumori, così avrai qualcosa da ascoltare" le dice la secondina per venirle incontro. E comincia battere i piedi. Cominciano a contare i passi (107 Steps) che la separano dal suo destino. Arrivata a 35 passi Selma comincia a cantare, danzando tra le celle e i detenuti. Si può sognare anche in spazi tanto angusti. Poi di nuovo il silenzio. Ma c'è ancora un ritmo che si può seguire. "Ascolta il tuo cuore, Selma" le dice l'amica Kathy (Catherine Deneuve). Il finale è struggente, crudele. Non si può uscire per evitare l'ultima canzone, per far durare il film in eterno. Ma Selma ci avverte, mentre intona New World. "Questa non è l'ultima canzone, non c'è il violino. Il coro tace e nessuno danza. Questa è la penultima canzone. E questo è tutto. Ricordati ciò che ho detto". Dancer In The Dark si chiude con queste parole. "Dicono che è l'ultima canzone. Non ci conoscono, vedi. È l'ultima canzone solo se permettiamo che lo sia".