Da Army of the Dead a Rebel Moon: il viaggio tra i generi di Zack Snyder in casa Netflix

La collaborazione dell'autore di Watchmen e Sucker Punch con il colosso dello streaming è una nuova pelle e una seconda vita, sempre e comunque dedicata ai generi e al loro incontro, in una costante riproposizione in chiave mainstream.

Da Army of the Dead a Rebel Moon: il viaggio tra i generi di Zack Snyder in casa Netflix

Il genere è forma d'arte popolare. Alla sua origine cinematografica, ad esempio, non era pensato per soddisfare le esigenze degli appassionati tout court o della critica di settore, ma per divertire il pubblico che mal sopportava una continua proposta di drammi o cinegiornali. Le persone volevano - e dovevano - essere intrattenute, non importa nemmeno in che misura, con quale audacia, con quanto slancio creativo. Pensiamo al cinema espressionista tedesco: un'avanguardia capace di sradicare i confini tra oggettivo e soggettivo recuperando molte delle sue "sghembe" sensibilità dal primo cinema delle attrazioni per poi sconfinare nell'orrore e nel sovrannaturale.

Rebel Moon 1 Sofia Boutella
Rebel Moon - Parte 1: Figlia del Fuoco, Sofia Boutella in una sequenza

Era uno spettacolo che univa stile e creatività del singolo all'esigenza di uno spettacolo differente, capace di suscitare emozioni uniche ma anche contrastanti nello spettatore. Si usavano trucchi scenici unici, set pieces immaginifici, giochi di specchi, e tutto per rispondere a un prurito artistico dal sapore quasi sperimentale riuscendo pure a conquistare il grande pubblico. Questo per dire che il genere - in letteratura come al cinema - è da sempre riflesso dell'interesse del grande pubblico, ieri come oggi, e che può essere affrontato, manipolato e riproposto in tante forme diverse, più ispirate o citazioniste, ma che sempre all'audience deve prima di tutto arrivare. E Zack Snyder, a modo suo, questo lo sa benissimo, specie dall'inizio della sua collaborazione con Netflix.

Sovvertire Romero

Army Of The Dead
Army of the Dead: un primo piano di uno zombie

È in effetti interessante notare come il cinema dell'orrore torni con diverse concezioni nel cinema di Snyder. La sua carriera cinematografica è cominciata proprio con un remake, quello de L'alba dei morti viventi (o Zombie, se preferite) del mitico George A. Romero: un film che, rispettando la lezione di genere del grande maestro dell'orrore, sapeva regalare qualcosa di nuovo e originale senza snaturare troppo il prodotto, comunque tra i classici più immortali - è il caso di dirlo - del cinema tutto. Lì c'era Snyder, la sua muscolarità stilistica, il suo ego artistico, ma c'era anche Romero. Le due anime convivevano e funzionavano, rispettando il lungometraggio del '78 ma prendendosi anche le sue libertà. Passando poi a 300 e a Watchmen, l'autore ha sempre dimostrato questa sua particolare cifra registica: grande fedeltà estetica e concettuale all'opera principale senza rinunciare a squisitezze tipicamente snyderiane come la slow motion, i riferimenti cristologici e l'estrema fisicità del suo cinema. Passando a Netflix con Army of the Dead (leggi la nostra recensione) ha invece scavalcato l'ostacolo, se così vogliamo pensarla, inserendosi nuovamente nel filone degli zombie ma ripensandolo solo e soltanto secondo esigenze stilistiche e creative personali.

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Army of the Dead: una sequenza

Se in Romero i morti viventi erano il frutto corrotto e orrorifico di una società allo sbando, nati da una precisa volontà critica, lenti e affamati di cervello (sede della conoscenza), nel film di Snyder tutto questo viene sovvertito. Gli zombie hanno una gerarchia sociale di carattere tribale, sono organizzati e non hanno bisogno di conoscenza ma di guerrieri. Le creature lente e stupide sono soltanto quelle sacrificabili, mentre le altre tutte ugualmente preziose. Un esercito pronto a scatenarsi per costruire una civiltà differente, distruggendola - curiosamente - a partire da una delle rappresentazioni urbane dei peccati dell'uomo, quasi fosse una punizione divina (non a caso il leader si chiama Zeus). È una visione intrigante e ragionata che del genere fa soprattutto spettacolo, in buona parte ispirata al netto di un gusto interamente snyderiano che può o non può piacere. È mainstream, assurda, autoriale e sghemba, imperfetta ma piacevole, tra le più curiose, esclusive e affascinanti del regista, pregi e difetti annessi, e il merito è anche di una certa libertà offertagli proprio da Netflix, tanto da convincerlo a passare poi alla fantascienza sempre sotto la loro egida.

Rebel Moon - Parte 1: Zack Snyder ha fatto il suo Star Wars

Rivolta stellare

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Rebel Moon - Parte uno: Figlia del fuoco - una nuova foto del film

Affrontato nuovamente l'orrore di stampo romeriano, seppure interamente adattato alla propria pelle autoriale, Zack Snyder passa alla sci-fi. Guarda ancora al passato, allo Star Wars che fu, per concepire un lungometraggio-summa capace di sintetizzare senza compromessi le più grandi ispirazioni mainstream di genere. È dichiarato: Rebel Moon vuole essere uno Star Wars per le nuove generazioni, tanto da essere nato come pitch del franchise di George Lucas. Risulta ancora più chiara, allora, l'operazione di snyderizzazione di genere messa in atto dal regista in casa Netflix. L'obiettivo è sperimentare tra citazionismo e spettacolo, partendo da grandi monumenti cinematografici per smontarli e ricombinarli secondo specifiche tendenze di massa e di mercato, cercando sempre e comunque una chiave di lettura dove "il richiamo al passato" emerga anche in una moltitudine di rallenty, effetti speciali e azione.

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Rebel Moon - Parte uno: Figlia del fuoco - una foto dal set

Rebel Moon, in particolare, si presenta come un vero e proprio miscellanea della fantascienza contemporanea, specie quella da sala, visivamente più strabordante e immaginifica, pur contemplando al suo interno riflessioni di carattere esistenzialista che vorrebbero - ma non è chiaro in che misura - accostarsi al cinema di genere più intimo e indipendente. Quale che sia il risultato (leggi la nostra recensione di Rebel Moon) è abbastanza evidente come Snyder abbia le idee chiare sul suo personale futuro in piattaforma, che sarebbe anche disposta ad assecondare il regista nel prosieguo della sua visione deista e insieme umana, oscura e morale, dei cinecomic, anche qui con una chiara prospettiva identitaria per il genere, così da proseguire questo viaggio d'autore mainstream e popolare secondo manifeste specificità stilistiche. Si può amare e odiare, può fallire o riuscire, ma Zack Snyder, oggi, vuole solo essere Zack Snyder, a prescindere da tutto.