Cyberpunk: Edgerunners 2, recensione: su Netflix il ritorno a Night City tra cinema e violenza

L'abbiamo tanto attesa: la seconda stagione di Cyberpunk: Edgerunners arriva dal 20 ottobre su Netflix trasportandoci di nuovo nella violenta e disperata Night City.

Una scena di Cyberpunk: Edgerunners 2

Correva l'anno 2022 quando il catalogo di Netflix accolse una serie animata destinata, in breve tempo, a imprimersi nell'immaginario collettivo con una forza forse persino superiore a quella della sua pur celebre ispirazione originale. Stiamo ovviamente parlando di Cyberpunk: Edgerunners, un autentico gioiellino dell'animazione che ci ha trascinati nuovamente tra i vicoli di Night City, per raccontarci una vicenda sanguinosa e disperata ambientata circa un anno prima degli eventi narrati nel videogioco targato CD Projekt Red.

In quell'occasione avevamo fatto la conoscenza di David Martinez, un ragazzino di strada che, passo dopo passo, veniva inghiottito dal torbido e spietato mondo degli edgerunner, mercenari pronti ad agire esclusivamente per il proprio tornaconto personale, portando a compimento incarichi tutt'altro che legali. Una vera e propria discesa all'inferno, in cui le modificazioni corporee e l'abuso di impianti cibernetici si trasformavano ben presto in una dipendenza letale, una droga capace di consumare anima e corpo.

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Un'immagine della prima stagione

Nonostante la parabola di David si fosse chiusa in maniera decisamente autoconclusiva e definitiva, è stato subito fatto l'annuncio di una seconda stagione, disponibile a partire dal 20 ottobre. Considerando l'altissima qualità tecnica e l'incredibile spettacolarità narrativa che avevano contraddistinto il primo ciclo di episodi, le aspettative degli appassionati sono immediatamente schizzate alle stelle. Riusciranno questi nuovi episodi a eguagliare la dirompente forza emotiva e visiva dei loro predecessori? La risposta a questo interrogativo è complessa e richiede un'analisi che non può certo esaurirsi in poche e sbrigative parole.

Ritorno a Night City: Roman, Talia e l'ombra della cyberpsicosi

Le luci di Night City tornano a fare da palcoscenico, ma questa volta la prospettiva cambia radicalmente. Facciamo infatti la conoscenza di Roman, un ragazzino nutrito da una profonda passione per la narrazione e le arti visiv. Gira costantemente armato di una telecamera, con la quale ama catturare senza filtri la cruda realtà che lo circonda, finendo per sbarcare il lunario svolgendo qualche lavoretto per piccole, e spesso losche, attività locali legate al mercato delle braindance.

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Una scena di Cyberpunk: Edgerunners 2

La sua quotidianità subisce un brusco scossone quando la sua strada incrocia quella di due figure enigmatiche: da una parte c'è "D", un individuo misterioso e tormentato, mosso da un'inesauribile sete di vendetta; dall'altra troviamo Talia, una ragazza che ha scelto di installare sul proprio corpo un'impressionante mole di impianti, ai quali sembra incredibilmente resistere senza scivolare nel baratro della tanto temuta cyberpsicosi, quella degenerazione mentale che annebbia il raziocinio a causa dell'eccessivo cromo accumulato nel sistema nervoso.

Tuttavia, la vita a Night City non fa sconti a nessuno: tra segreti inconfessabili, scie di sangue e sogni infranti, i tre protagonisti si ritroveranno ben presto costretti a fare i conti con un elemento del tutto inaspettato, una tecnologia mai vista prima d'ora, il cui potenziale si rivelerà tanto rivoluzionario quanto spaventosamente letale.

La spietata critica all'intrattenimento e ai social network

Pur continuando a fare di Night City il teatro prediletto per vicende tanto disperate quanto brutali, Cyberpunk: Edgerunners 2 decide di smarcarsi parzialmente dal solco narrativo già tracciato. Questa volta, infatti, l'opera punta i riflettori su una spietata e attualissima riflessione legata al concetto di intrattenimento contemporaneo. Sotto la lente d'ingrandimento finiscono le dinamiche tossiche dei social network, quelle stesse logiche che imperano nei nostri feed quotidiani, propinandoci spesso senza alcuna mediazione immagini di violenza, talvolta persino estrema, come se ci trovassimo di fronte al grottesco palcoscenico di un macabro freak show.

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Roman in una scena

È violenza mercificata, perpetrata al solo scopo di intrattenere e generare interazioni, un meccanismo perverso che sta progressivamente accantonando il valore dell'arte e dell'immaginazione. Questi nuovi episodi esplorano a fondo le derive della disumanizzazione che ne deriva, mettendo a nudo l'estrema difficoltà della mente umana nel conservare un barlume di obiettività nel momento in cui prendono il sopravvento i pericolosi automatismi del branco. All'interno di questo affresco cinico, le figure di Roman, D e Talia emergono come personaggi dotati di una notevole complessità psicologica, tratteggiati con cura e spessore.

Ciascuno di loro è spinto da un desiderio imperante che ne orienta le azioni, nel bene come nel male, restituendoci l'immagine vivida di quanto ci si possa sentire smarriti in un mondo iper-globalizzato, che corre a una velocità vertiginosa e in cui gli spietati interessi delle corporazioni schiacciano senza pietà le esistenze delle persone comuni.

Lo stile di Studio Trigger e i ritmi dilatati di una regia frammentaria

Proprio come le riprese effettuate dal suo giovane protagonista, la regia di questa seconda stagione assume un andamento volutamente frammentario, replicando l'estetica dei take catturati dalla videocamera di Roman. La narrazione procede così alternando continui sbalzi tra frammenti di ricordi e il tempo presente, dando vita a un intricato puzzle che si compone pezzo dopo pezzo sotto gli occhi dello spettatore. Ed è forse proprio in questa scelta strutturale che si annida il vero limite della stagione: l'arco di dieci episodi appare, a conti fatti, troppo dilatato.

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Roman nei guai

Nelle puntate centrali, infatti, la narrazione subisce una vistosa frenata; la storia, che fino a quel momento si era mantenuta frenetica e folle, rallenta in modo drastico per concentrarsi a lungo sul passato di D, indugiando forse in maniera eccessiva prima di concedere quelle rivelazioni che risulteranno fondamentali per la prosecuzione degli eventi. Se il ritmo presenta qualche incertezza, il comparto tecnico, invece, non tradisce le aspettative: la qualità delle animazioni si mantiene su buoni livelli, ribadendo per l'ennesima volta lo status di Studio Trigger come una delle realtà produttive più iconiche, rinomate e riconoscibili dell'intero panorama giapponese.

La loro cifra stilistica, che si era già dimostrata perfetta per esaltare le decadenti atmosfere al neon di Night City, si conferma oggi un veicolo espressivo ancora più calzante anche per accompagnare le affascinanti derive psichedeliche che contraddistinguono questo nuovo, brutale capitolo narrativo.

Conclusioni

Cyberpunk: Edgerunners 2 amplia il proprio orizzonte proponendo una spietata riflessione sulle derive dell'intrattenimento contemporaneo, sulla mercificazione della violenza nei social network e sulla perdita di empatia. Accanto a personaggi sfaccettati e ben scritti, la stagione sperimenta con una regia frammentaria e visivamente ricercata, che tuttavia risente di una vistosa frenata del ritmo negli episodi centrali. A mantenere solida l'esperienza interviene la consueta eccellenza visiva di Studio Trigger, il cui stile psichedelico si riconferma ideale per dare vita alle contraddizioni al neon di Night City.

Movieplayer.it
3.5/5

Perché ci piace

  • La scrittura e caratterizzazione dei personaggi principali.
  • La riflessione sulle nuove dinamiche dell'intrattenimento.
  • La cifra stilistica di Studio Trigger, perfetta per questo titolo.

Cosa non va

  • Gli episodi centrali risultano un po' prolissi, specialmente per quanto riguarda la storyline di D.
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