Cuori 2, Neva Leoni: "Fare l'attrice vuol dire saper osservare"

Il lavoro dell'attrice, il set, l'umiltà delle proprie consapevolezze: la nostra intervista a Neva Leoni, tra le protagoniste della serie Rai Cuori.

Cuori 2, Neva Leoni: 'Fare l'attrice vuol dire saper osservare'

Lo abbiamo detto tante volte: la nuova generazione di attrici e attori italiani - quelli Under 35 per intenderci - hanno una marcia in più. Non solo sul grande o sul piccolo schermo, ma anche nei concetti e nei pensieri che coltivano. Mai banali, mai ombelicali, nonché aperti ad una visione unica del mondo del cinema. Questione di talento e di intelligenza. Come dimostra Neva Leoni, che abbiamo incontrato nella sede Rai di Viale Mazzini in occasione della presentazione di Cuori 2, di cui fa parte interpretando l'infermiera Serenella.

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Neva Leoni

Classe 1992, romana, Neva Leoni ha sempre alternato la serialità al cinema, scegliendo i copioni seguendo il valore della scrittura. "Bisogna sempre fidarsi, perché la scrittura è fondamentale", ci dice nella nostra intervista. "Ovviamente tu non puoi raccontare una storia interessante se la scrittura è debole. Ci sono delle altre cose che devi tenere molto in considerazione, come la regia. Del resto c'è un mondo dietro un copione, però quando scegli una storia cerco sempre di avere le informazioni necessarie, come chi gli altri membri del cast. Perché sono loro che danno vita poi alla pagina. Se il copione è interessante si parte già facilitati, ma anche un copione debole con un buon cast e una buona regia può diventare una cosa molto figa. Quindi, tutto questo vuol dire che ci metto molta più testa quando scelgo un film o una serie".

Neva Leoni, non solo Cuori

Neva Leoni
Neva Leoni è Serenella in Cuori

La seconda stagione di Cuori, seguitissima su Rai 1, ha la capacità di portare i protagonisti direttamente nelle case del pubblico. Qualcosa di molto potente, e in qualche modo destabilizzante se affrontata in modo cosciente. "A livello conscio io so di essere una persona che entra a far parte in qualche modo di una quotidianità che non è la mia. E sono cosciente del fatto che il mio lavoro mi porta ad essere riconosciuta da persone", continua Neva Leoni, che in Cuori divide la scena con Matteo Martari, Pilar Fogliati, Daniele Pecci e Bianca Panconi. "Però credo che sia una cosa difficile rendersi effettivamente conto di quello che significa. Attraverso i social si è persa un po' di quella distanza che c'era prima tra il personaggio e lo spettatore. E questo può essere molto bello da una parte perché crea immediatamente una connessione molto interessante e molto piena con il proprio pubblico, ma dall'altra parte è anche pericoloso, perché si tende a immaginare che gli attori che sono sullo schermo non sono umani. Rispetto il privilegio di far parte della quotidianità di così tante persone e allo stesso tempo lo spettatore deve avere anche il rispetto della persona che vede. E rendersi conto che se ci sono cose che tu non diresti faccia a faccia ad uno sconosciuto per strada, magari anche andarle a scrivere in chat beh... non è carino. Però sì, è una domanda interessante. Forse il cervello umano non è fatto per rendersi conto di una così grande".

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Neva Leoni in una foto promozionale

A proposito di consapevolezza - e a proposito di intelligenza -, Neva Leoni riflette poi sulla condizione lavorativa della categoria: "Fare cinema è un enorme privilegio. Io ho avuto la possibilità di buttarmi e fare un tentativo, e potenzialmente spaccarmi la testa e dover ricominciare da zero. Perché ho potuto fare un tentativo con con la recitazione grazie ad una una famiglia alle spalle che mi sosteneva, che mi dava una mano. Sapevo che avevo la possibilità di fallire. Se una persona non ha la consapevolezza che può cadere, non affronta l'arte come mestiere con la stessa serenità. Ci sono tantissime persone che possono fare questo lavoro ma che magari hanno paura della dell'incertezza che il mestiere comporta dal punto di vista economico. Noi non abbiamo un un contratto nazionale, non abbiamo praticamente un sindacato. Insomma, stiamo lavorando come individui più che come come classe di lavoratori e questo ha ovviamente delle problematiche che vanno risolte".

Cuori Marco Bonini Neva Leoni
Marco Bonini e Neva Leoni in Cuori

Del resto, fare l'attrice non vuol dire essere solo famosi: "Ovviamente quando fai questo lavoro non hai una sicurezza economica nel senso che io faccio un lavoro potrei non lavorare potenzialmente per anni o anche mai più perché questa possibilità esiste e quindi non ho una una rete ovviamente Lo spettatore quando pensa ad un attore, pensa agli attori famosi, con sicurezze economiche. La maggior parte della nostra categoria queste certezze non le ha. Quindi è difficile empatizzare con un attore quando immagini che l'attore di cui stai parlando sia economicamente avvantaggiato. Ovvio, ci sono le le difficoltà che ci possono essere in qualsiasi altra categoria. Mi rendo conto che non è facile empatizzare con un attore. Me ne rendo conto, lo accetto. Poi penso che è un problema che noi attori dobbiamo gestire, e cominciare a prenderci sul serio come classe professionale, e non soltanto come individui che fanno questo mestiere", prosegue Neva Leoni.

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Osservare, osservare e ancora osservare

Tra l'altro, Neva Leoni nel corso dell'intervista a Movieplayer.it ha spiegato quanto sia fondamentale l'applicazione e l'umiltà. "Il nostro lavoro, è un lavoro molto soggettivo. Nel senso, io posso pensare che un attore sia straordinario, tu puoi pensare che sia terribile, quindi non c'è una formula che può essere applicata su tutti. La cosa che secondo me è fondamentale, passando per l'accademia o passando direttamente per il set, è l'avere sempre in mente che la troupe lavora da più tempo di te, e ne sanno più di te. Tante cose le ho imparate proprio dai tecnici, che mi hanno preso in simpatia. La prima cosa da fare è ascoltare tutti, essere pronti ad imparare. Certo, poi è fondamentale guardare film, andare a teatro, rendersi conto di cosa c'è in giro, di cosa vuoi trasmettere. O come lo vuoi trasmettere. Osservare è importante, avendo l'umiltà di dire: non so nulla, e sono qui per imparare". Se non è talento questo...