Crimson Desert, recensione: ci siamo persi in un mondo sconfinato e affascinante

Dopo decine di ore nel mondo di Crimson Desert, non possiamo che promuovere l'abizioso titolo di Pearl Abyss. Imperfetto, disomogeneo, ma capace di catturarti nel suo mondo vivo e affollato di dettagli.

Un'immagine di Kliff di Crimson Desert

C'è un malinteso di fondo quando si parla di videogiochi, intrinseco nella parola stessa di cui è composto: giochi. Una definizione che rischia di essere fuorviante nel suo essere riduttiva, soprattutto al cospetto di alcuni titoli che fanno dell'ambizione la propria colonna portante. Sia chiaro, non lo scopriamo oggi e l'abbiamo pensato spesso in occasione di opere come The Last of Us o Red Dead Redemption, ma ci è tornato in mente più volte nelle ultime settimane, persi nel mondo di Crimson Desert.

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Kliff in una immagine del gioco

Ci siamo avvicinati al titolo di Pearl Abyss con qualche incertezza, dopo aver letto le prime recensioni online e decisi ad approfondirlo a fondo prima di scrivere. Volevamo analizzare la storia e il mondo in cui si muove, come è nostra abitudine, ma ci siamo scontrati col dover mettere a fuoco impressioni contrastanti: da una parte gli evidenti difetti di cui parleremo, dall'altra quella capacità di catturare il giocatore e farlo perdere, anche letteralmente, nel suo mondo smisurato. In una confusione di fondo generalizzata e palpabile, soprattutto nelle prime fasi, emergono quelle che potremmo definire idee di regia che elevano il titolo e tradiscono la grandissima dedizione con cui è stato realizzato.

Il viaggio di Kliff

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Lo scontro con uno dei primi boss del gioco

Protagonista dell'avventura di Crimson Desert è Kliff, un mercenario il cui gruppo subisce l'attacco di una fazione rivale. Lui e gli altri compagni sopravvissuti vengono dati per dispersi e lo scopo dello stesso Kliff, e quindi del giocatore, è di riunirsi a loro. In modo semplice, diretto e senza anticipazioni, questo è il punto di partenza dell'opera di Pearl Abyss e del suo viaggio avventuroso, ma si tratta di una descrizione estremamente sintetica per un viaggio così ricco, complesso e vario, fatto di combattimenti ed enigmi, oltre a tantissima esplorazione e stupore nell'indagare l'immensa mappa del continente di Pywel in cui ci troviamo a muoversi.

Il mondo vivo e ricco di Crimson Desert

Se lo spunto e l'avventura di per sé non sono così innovativi, la differenza la fa il continente di Pywel in cui ci troviamo a viaggiare, non una semplice scenografia piatta e meramente decorativa, ma un background vivo, animato, pulsante con cui interagire. Kliff può virtualmente parlare con tutti e anche se molti degli NPC si limiteranno a rispondere a un semplice saluto, altrettanti saranno pronti a fornire informazioni, dettagli o fare richieste da esaudire. Missioni secondarie, insomma, che si vanno ad aggiungere a quelle che vanno a comporre la storia principale di Crimson Desert.

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Un'immagine di Crimson Desert

Non basta però, perché si può interagire con quasi tutto quello che appare a schermo, che siano cani o gatti da accarezzare, cavalli e altri animali da domare, fiumi in cui pescare, alberi da abbattere e vene di minerari da picconare per materiali. Si può, e non esageriamo, stare ore a guardare un NPC che scolpisce una statua in tempo reale, rapiti e increduli. E più ci si immerge nel gioco, ci si prende confidenza, più si è tentati di sperimentare cose strane, scoprendo che quasi sempre il gioco permette di farlo, ovvero che gli sviluppatori l'hanno previsto.

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Sì, si possono accarezzare tutti i gatti presenti nel gioco.

Peal Abyss, insomma, sembra aver considerato proprio tutto in quel di Pywel, lasciando una libertà assoluta al giocatore, realizzando un'opera in cui si impara a sentirsi sempre più a casa, tanto da trovarsi a passare ore solo a radunare una folta combriccola di gatti per accompagnarci o altre amenità del genere. È la differenza sostanziale tra l'ambientazione che siamo abituati ad apprezzare in film e serie e un mondo interattivo, tanto che ci è capitato spesso di considerare, muovendoci per Pywel, come un adattamento di questo titolo possa essere più problematico di altri, perché spogliato di questo livello di coinvolgimento, la sola storia rischierebbe di essere troppo piatta e lineare.

Tutto perfetto? No, ma alla lunga non conta

A inizio articolo, però, abbiamo parlato di difetti. Ce ne sono, sono evidenti, e almeno all'inizio appaiono preponderanti: i controlli sono complessi, confusi (ma con le patch che Pearl Abyss sta rilasciando ci sono già dei miglioramenti); lo stesso vale per la gestione e comprensione di menu, abilità e altre meccaniche di gioco, ma anche per il modo in cui si ondeggia tra il sapere fin troppo e il non avere abbastanza informazioni per il task da portare a termine. Tanto da dare la sensazione che molto cose siano state fatte da team differenti e appiccicate sul mondo di gioco senza una visione coordinata e coerente.

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Kliff in azione in Crimson Desert

Problemi che si notano in prima battuta, che quasi allontanano dal gioco, ma che sono per fortuna bilanciati dagli aspetti positivi che invece attraggono e catturano. E poco per volta si verifica una magia: i difetti poco a poco passano in secondo piano, i lati positivi si fanno invece più evidenti e affascinano. Per questo il titolo a fondo pagina è diventato un 4 man mano che le ore passavano, dopo l'iniziale intenzione di assegnare un 3.5.
I problemi non spariscono, ma smettiamo di vederli, abbagliati dalla bellezza travolgente di Pywel e di un mondo in cui perdersi. Letteralmente.

Conclusioni

Arriviamo a scrivere di Crimson Desert e del suo mondo dopo aver passato decine di ore a esplorarne la profondità, perché abbiamo voluto superare il primo complicato impatto con le dinamiche di gioco e i suoi controlli. E abbiamo fatto bene, perché quelle che inizialmente sembravano criticità, spariscono una volta conquistati dal livello di dettaglio e la libertà che gli sviluppatori hanno previsto. Pywel è un mondo vivo che si racconta mentre lo percorriamo, andando oltre le missioni principali e godendosi le piccole cose e quella ricchezza che lo rende vivo. Un mondo in cui si possono vivere tantissime storie, non solo lo scopo principale di Kliff.

Movieplayer.it
3.5/5

Perché ci piace

  • La profondità di Pywel e le infinite possibilità che offre.
  • Il comparto grafico che contribuisce a rendere vivo il mondo in cui ci muoviamo.
  • La totale libertà che gli sviluppatori hanno previsto.
  • La varietà di ambienti, armi e personaggi.

Cosa non va

  • I comandi, che rappresentano un iniziale ostacolo.
  • Alcuni problemi tecnici, che però già le prime patch hanno iniziato a risolvere.