Tra le tante serie tv basate sulla lotta contro il crimine, tra le varie squadre investigative che si destreggiano tra provette, analisi di laboratorio, tribunali e giurisdizioni, Criminal Minds è quella che sembra passare inosservata. Come competere con il glamour di CSI Las Vegas, Miami e New York? O con la sete di giustizia che anima gli eserciti di avvocati e detectives di Law & Order? Sembra quasi impossibile.
Invece Criminal Minds è riuscita a conquistare una nutrita schiera di fan perché è intrigante, diversa e stimolante. Si distingue dalle sue 'colleghe' per un uso moderato degli effetti speciali, qui usati solo per raccontare la storia, per la qualità intrinseca delle sceneggiature, mai banali o monotone e per l'attenzione ai contenuti, specie per quanto riguarda le patologie descritte e le discipline applicate dai profilers nel corso delle indagini.
Pochi lustrini e tanta 'sostanza' dunque. Ogni episodio è un rompicapo, un quadro che si compone sotto gli occhi dello spettatore, ma bisogna aspettare fino alla fine per vedere l'immagine completa, perché può succedere di tutto. Il Behavioral Analysis Unit (BAU) si occupa di identificare, comprendere e acciuffare gli assassini seriali, i 'mostri' umani che puntano le loro prede spinti da deviazioni inimmaginabili, spesso, ma non sempre, frutto di anni di abusi e torture. Il team di profilers è il cuore pulsante di Criminal Minds; ogni membro della squadra è uno strumento indispensabile, un ingranaggio necessario affinché il puzzle venga risolto.
A capo del BAU troviamo Aaron Hotcner e Jason Gideon, gli agenti anziani che dirigono la sezione e coordinano gli altri elementi del gruppo.
Gideon, interpretato da Mandy Patinkin, rappresenta il mentore, il maestro a cui fare riferimento per avere un consiglio, un chiarimento. Nel pilota lo vediamo in veste di insegnante all'Accademia di Quantico dell'FBI. In seguito a una tragedia occorsa durante l'arresto di un serial killer, Jason si è ritirato dalle indagini sul campo per superare il trauma subito. Purtroppo la sicurezza delle aule in cui ha trovato rifugio non può durare in eterno perché la squadra ha bisogno di lui. La sua esperienza e il suo intuito straordinario sono un'arma formidabile e in più di un'occasione riesce a neutralizzare l'S.I. (Soggetto Ignoto) grazie all'abilità quasi sovraumana di 'entrare' nel labirinto di una mente malata. Gideon dice che "non serve una pistola per uccidere qualcuno" e infatti lui riesce ad avere la meglio anche contro un uomo armato di fucile, perché le sue parole s'infilano sotto la pelle, scavalcano muri di ossessioni e deliri, riuscendo a toccare le corde giuste per scatenare una reazione imprudente o per risvegliare un residuo di coscienza quando l'occasione lo consente.
È un uomo che ha visto il peggio della razza umana, ma riesce ancora a nutrire la speranza di poter fare la differenza, di poter aiutare chi sta soffrendo, salvando le vittime dalle grinfie dell'S.I. e talvolta salvando l'S.I. da se stesso.

J.J. è il collegamento con il mondo esterno, con le forze dell'ordine, la stampa e le famiglie delle vittime. Mentre gli altri sono impegnati a studiare gli indizi e a mettere insieme il profilo da usare per eliminare sospetti e trovare l'S.I., Jennifer è la presenza costante e silenziosa che risolve le questioni materiali, è il cuscino che si frappone tra le menti brillanti del BAU e le prosaiche necessità burocratiche.
Messo a confronto con il lavoro dei profilers, il suo sembra un impiego banale e privo di importanza, ma la squadra sa invece quanto sia prezioso il suo contributo e si affida totalmente alle sue mani.
J.J. ama il suo ruolo e s'impegna al massimo in ogni circostanza, sia che si tratti di affrontare un'orda agguerrita di reporters, che di confortare parenti e amici straziati dal dolore o ancora di provvedere alle noiose richieste amministrative, Jennifer non perde mai il sorriso o la calma.
Lei è uno dei membri più giovani del gruppo ed è molto vicina a Spencer Reid, il ragazzo prodigio, fiore all'occhiello del BAU.

La sua giovane età suscita un forte senso di protezione nei colleghi, specie in Derek Morgan (anche lui interpretato da un ex modello: Shemar Moore) ,che tratta Spencer alla stregua di un fratellino minore. Nonostante nutra un profondo rispetto nei suoi confronti, Morgan non perde occasione di prenderlo in giro, ma i suoi sfottò sono l'espressione di un affetto profondo e Spencer trova in Derek un amico fidato pronto ad ascoltarlo nel momento del bisogno.

Il suo charme è ben noto tra i corridoi del Bureau, ma Derek non indulge in avventure occasionali con le colleghe e nonostante amoreggi sfacciatamente con la sua amica Penelope Garcia, Derek si attiene alle regole che vietano coinvolgimenti personali tra gli agenti. Con Garcia è tutto un susseguirsi di "tesoro, dolcezza e bambolina", ma Penelope sa bene che dietro la facciata da macho rubacuori si cela un amico sincero che darebbe la vita per lei.

Nonostante l'aspetto drammatico del suo lavoro, Penelope non si risparmia e al di fuori dell'orario di ufficio lavora come consulente per offrire conforto alle famiglie che sono state colpite da disgrazie legate al mondo del crimine.
Bionda, vivace e un po' matta, si circonda di pupazzetti e gadget coloratissimi, per contrastare l'orrore che scorre quotidianamente sul suo schermo. Regina della stanza dei monitor, la sua personalità allegra e irriverente e la sua gentilezza rappresentano una ventata di leggerezza nel BAU.